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Gianni Agnelli

Gianni Agnelli amava il rischio, ma si sono schiantati gli altri

Gianni Agnelli è stato il “principe” dell’industria italiana. Un uomo con tante passioni che condivideva, a volte loro malgrado, con gli amici.

Quella di Gianni Agnelli è una storia aristocratica.

Gianni Agnelli
Gianni Agnelli e famiglia – Boomerissimo.it

Non è l’imprenditore venuto dal nulla, non è Angelo Rizzoli che da orfano ai Martinitt è diventato l’imperatore dell’editoria italiana. Agnelli negli agi ci è nato.

Figlio del nonno

Quella degli Agnelli è una storia di proprietari terrieri che ad un certo punto decidono di diventare altro, industriali, come si diceva una volta.

Giovanni e Gianni – Boomerissimo.it

Artefice di questa svolta epica e modernista è stato Giovanni Agnelli senior, nonno di Gianni. Nei primi del Novecento il giovane rampollo di famiglia possidente si dilettava di meccanica e dopo vari tentativi mise in piedi la fabbrica di automobili di cui è intessuta la storia d’Italia, almeno fino al secolo scorso. Se c’è qualcosa in cui gli Agnelli sono e sono stati maestri di certo c’è l’abilità di intessere buone relazioni, la cui scelta non era tanto o solo legata ad una certa sostanza e lignaggio, ma anche alla capacità di individuare quelle figure che potevano aiutare nello sviluppo dell’azienda.

Giovanni Agnelli nonno ha beneficiato dell’amicizia di Giovanni Giolitti, che è stato cinque volte capo del governo italiano.

Alla fortuna negli affari non ha coinciso quella nella vita. Agnelli nonno ha perso prematuramente i due figli, tra cui Edoardo, perito in un incidente aereo e padre di Gianni. Ed è in questa occasione che ha designato il nipote Gianni come suo erede. Ma era il 1935 e il delfino ha tutto il tempo per dedicarsi al buon vivere.

E’ solo nel 1966 che prende dalle mani di Vittorio Valletta il “volante” della Fiat.

Quante passioni

E’ stato un uomo di grandi passioni. Una massima di Oscar Wilde era tra le sue citazioni preferite e decisamente gli calza a pennello: «Perché dovrei curarmi dei posteri? Che cosa hanno fatto loro per me?».

In questo modo possiamo spiegare il suo vivere la vita e non lasciarla scorrere. Donne, tante, sport, anche quello tanto, l’amata Juventus e naturalmente i motori.

A Gianni, l’Avvocato, piacevano le auto e amava guidarle. Ne commissionava anche di personali, automobili costruite su sue specifiche e per esclusivo uso personale. Il suo colore preferito era il grigio argento.

Amava le auto, ma sul serio – Boomerissimo.it

Sì, ma come guidava l’Avvocato? Ci sono diverse testimonianze di un suo stile di guida quantomeno disinvolto. Aveva il piedino pesante e non si curava troppo se aveva passeggeri sofferenti.

Uno dei suoi più cari amici, Henry Kissinger, ha definito il suo modo di guidare  “singolare e apparentemente terrificante”. In questo è spalleggiato da Carlo De Benedetti: “Era un’esperienza terribile andare in auto con lui a bordo della sua Ferrari verde metallizzato”. Subì due incidenti gravi in auto. La prima volta nel 1943, quando, a seguito dell’armistizio tentava di raggiungere la tenuta di famiglia in Toscana. Promise ad un sottufficiale tedesco una macchina nuova se lo avesse aiutato, ma durante il viaggio l’auto ebbe un incidente. Agnelli si fratturò malamente la gamba destra e rimase a lungo ricoverato.

Agnelli e Kissinger
Agnelli e Kissinger- Boomerissimo.it

Stessa gamba qualche anno dopo, questa volta però alla guida era lui. Partì da Torino alla volta di Montecarlo quando andò a schiantarsi contro un autocarro. La gamba non ne uscì bene. Rischiò l’amputazione e gli rimase una zoppia.

Le sue auto preferite erano le Ferrari, le amava, le possedeva, le guidava e in qualche caso le regalava. A Luca Cordero di Montezemolo, in occasione delle sue nozze, regalò una Ferrari 360 Modena  commissionata appositamente a Pininfarina. Di che colore? Ma grigio argento, ça va sans dire. Si trattava di un modello speciale, disegnato per il lieto evento.

Montezemolo ha dichiarato che questa auto non potrà mai essere venduta, clausola che pare sia nelle sue volontà.

Ma Agnelli andava forte con qualsiasi mezzo e amava fare cose spericolate, come arrivare ad Antibes in elicottero e da questo buttarsi direttamente in mare. Ma lui era l’Avvocato, gli si permetteva tutto.

Se Gianni Agnelli potesse vedere oggi le disavventure economiche e legali dei suoi eredi, tra sequestri milionari e accuse di frode fiscale, penserebbe che guidare una Ferrari a tutta velocità su strade di montagna era, in fin dei conti, meno rischioso che lasciare il volante dell’impero di famiglia nelle mani della generazione successiva. E qui ritorniamo ad Oscar Wilde…

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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