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Saddam Hussein

Saddam e James Bond: stesso regista, finale diverso

Il cinema ha sempre affascinato i dittatori, ma Saddam è andato oltre

Esiste un legame stretto tra i regimi dittatoriali e il cinema. Il grande schermo è stato, soprattutto in passato, un mezzo di propaganda molto efficace per diffondere idee di regime.

Saddam Hussein
Saddam e il suo legame con James Bond – Boomerissimo.it

Oggi il ruolo di grande comunicatore, il  mezzo di diffusione di idee dittatoriali è affidato ai social. Lì, senza filtro alcuno, ogni politico, pseudoscienziato, mentecatto travestito da leader e/o imbonitore, è libero di urlare le proprie opinioni, senza contraddittorio. Un passo avanti nella democrazia.

Cinema e regime

Scopriamo l’acqua calda ricordando Leni Riefenstahl e la sua adesione al nazismo. Grande amica personale di Adolf Hitler realizzò decine di film e documentari in ode del nazionalsocialismo. A sua difesa molti citano i suoi aspri contrasti con Goebbels e il suo rifiuto di accogliere i principi antisemiti, ma questo, personalmente, non mi sembra un motivo sufficiente per assolverla davanti al tribunale della storia. Hitler, comunque si guardi, non era il compagnuccio della parrocchietta.

Leni Riefenstahl e Hitler – Boomerissimo.it

Mussolini era più da avanspettacolo. Le sue muscolari esibizioni sportive o azioni dedite all’aspro lavoro dei campi potevano giusto colpire persone che non avevano fatto la scuola dell’obbligo.

Stalin non era da meno, ma in versione russa. Con un forte senso dell’epica, fece produrre film che magnificavano il ruolo della Grande Madre Russia nella Seconda Guerra Mondiale. Insomma, non si salva nessuno.

Propaganda versione Saddam

Negli annali della propaganda cinematografica, pochi film possono eguagliare l’audacia e la grandiosità di “Al-ayyam al-tawila” (I lunghi giorni), un’epopea del 1980 commissionata nientemeno che dal dittatore dell’Iraq, Saddam Hussein.

Alla vigilia della guerra Iran-Iraq Saddam volle, fortissimamente volle, un film  che desse la sua particolare versione del recente passato.

La struttura del film, che nella sua versione originale ha la durata di un viaggio intercontinentale (ben 6 ore), ha un che di mitologico. E’ pensato come il viaggio di un eroe. L’eroe è ovviamente il dittatore da Tikrit.

“The Long Days” si concentra su un momento cruciale della storia delle origini di Saddam, accuratamente elaborata: il fallito attentato del 1959 al Primo Ministro Abd al-Karim Qasim. Il film ritrae il giovane Saddam come un audace rivoluzionario, che rischia la vita e l’incolumità per il bene dell’Iraq.

L’epopea saddamica – Boomerissimo.it

In questa ricostruzione cinematografica, il nostro “eroe” Saddam viene raffigurato come un coraggioso attentatore che vuole liberare il suo paese. Sprezzante del pericolo viene gravemente ferito in uno scontro a fuoco. Malandato e sofferente fugge da Baghdad e per quattro giorni cavalca verso Tikrit. Non pago (sempre ferito, bla, bla), attraversa a nuoto il gelido fiume Tigri, per raggiungere la libertà. Quasi annega nell’epico gesto (ma, come sappiamo, non lo fa). Degna del miglior Indiana Jones l’inquadratura dove Saddam emerge dalla acque del fiume, gocciolante, ma vivo (musica altisonante in sottofondo).

La realtà storica è appena appena diversa. Saddam ebbe un ruolo marginale in quell’evento. L’attentato fallì e Saddam fu sì ferito, ma in modo lieve. L’evento criminoso non era stato organizzato nei dettagli e Hussein probabilmente si ritrovò vittima di fuoco amico.

Con un colpo di genio (o di nepotismo), Saddam Hussein fu interpretato nientemeno che da suo cugino, Saddam Kamel. Un ruolo di grande responsabilità e grande pericolo. Deludere il vero Saddam avrebbe potuto portare a conseguenze ben peggiori di qualche recensione negativa. Kamel sarebbe poi caduto in disgrazia. Fuggito in Giordania nel 1995, fu poi attirato in Iraq e ucciso su ordine di Saddam.

Terence Young: Da 007 a Baghdad

Al di là dell’aspetto di curiosità storica che ha il film, l’epopea saddamica è notevole perché ha segnato il coinvolgimento di Terence Young, il regista britannico meglio conosciuto per aver diretto i primi film di James Bond. Per la regia del film è accreditato Tewfik Saleh.

Saddam Bond
Saddam versione 007 immaginato da Boomerissimo – Boomerissimo.it

Il ruolo esatto di Young in “The Long Days” rimane in qualche modo avvolto nel mistero, proprio come la trama di un buon thriller di spionaggio. Alcune fonti sostengono che Young sia stato assunto solo per il montaggio del mastodontico film di 6 ore, mentre altri suggeriscono che il regista potrebbe aver diretto alcune parti del film, citando somiglianze stilistiche con il suo lavoro su “Thunderball”.

Ma perché un regista di successo, con film leggendari all’attivo, decise di impiegare il suo genio, la sua perizia, per un film di mitologia spicciola? La risposta più banale è anche la più probabile: il vil denaro.

Pare che Young avesse un problema con le spese e, semplicemente, Saddam pagava, tanto.  

“I lunghi giorni” divenne una visione obbligatoria per chiunque fosse legato al regime del tiranno di Baghdad. Molte le proiezioni private in cui compariva a sorpresa il protagonista in carne e ossa. A quel punto non era più un’esperienza cinematografica, ma di vita. O di morte.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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