Saddam Hussein non era noto per il buongusto. Era un uomo che teneva più alle dimensioni che alla classe. La sua regale Mercedes 600 è un’eccezione, un’auto grandiosa e magnifica. Che però non vedrà mai più la luce.
Non siamo qui per tentare un bilancio storico, tantomeno politico o morale della parabola di Saddam Hussein. Molte cose sono chiare a tutti, altre resteranno per sempre oggetto di disputa, ed esistono testate specializzate in questo tipo di analisi e di dibattiti.

Per quanto il caso possa essere sicuramente interessante, come lo sono spesso quelli di dittatori e satrapi sanguinari, non ci interessa nemmeno fare un’indagine psicologica del personaggio. Studiosi eminenti hanno parlato, qualificando la sua personalità disturbata, come “narcisista maligno”. Le radici della sua ossessione omicida e di potere sono state trovate in scompensi e turbe della prima infanzia, e in particolare è stata incolpata sua mamma.
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Pare che la signora non solo abusasse fisicamente del ragazzo, ma incoraggiasse ll patrigno a fare altrettanto. Il crollo dell’autostima causato dalle violenze fisiche e psicologiche di entrambi i genitori avrebbe finito per compensarsi, causando una vera e propria esplosione di delirio di onnipotenza. Tra intrighi, complotti, violenze e terrore, il regno di Saddam, una volta cresciuto, sarebbe stato segnato dalla “Sindrome di Nabucodonosor”, che supponiamo sia una variante mediorientale di quella che da noi è conosciuta come “Sindrome di Napoleone”. Semplificando al massimo, una forma di esplosione
compensantiva dell’ego, che affligge certi uomini la cui autostima è stata gettata sotto i piedi nelle prime fasi della vita, anche dal punto di vista fisico (pare che la sindrome colpisca con frequenza gli uomini di bassa statura, com’era appunto Napoleone Bonaparte).
Per Saddam le dimensioni erano importanti
Per questi individui, afflitti da una carenza dimensionale, diventa fondamentale recuperare, dotandosi anche di accessori smisurati: auto enormi, sigari enormi, che Sigmund Freud collegava anche a carenze dimensionali di altro tipo, ma qui il discorso diventerebbe ancora più spinoso.
Non sono mai stato lasciato così senza parole da una macchina.
–Zac Estrada
Senza entrare in questi meandri, è appena il caso di notare che Saddam si fece erigere una statua di 12 metri (che sarebbe miseramente caduta insieme a lui) e che il suo palazzo presidenziale misurava 46mila metri quadri e contava 62 stanze, di cui 29 bagni. Livello da campione, persino nella categoria dittatori megalomani.
Se molte delle realizzazioni e delle proprietà di Saddam riuscivano sicuramente a dare nell’occhio, ma più spesso che no a spese del buongusto, la sua automobile preferita è un caso decisamente a parte.
Una Mercedes degna di Saddam Hussein
Saddam aveva scelto per sé una Mercedes. E fin qui vabbè. Ma non una Mercedes qualunque: il modello più imponente e fastoso di tutte le Mercedes: la Mercedes 600. Qui le cose si fanno particolarmente difficili perché nemmeno come Mercedes 600, già una macchina da capi di stato di un certo rilievo, Saddam ne aveva scelta una qualunque.

La Mercedes 600 di Saddam è infatti un rarissimo modello “Laundalet”, qualcosa che potrebbe assomigliare a una limousine, per i poco avvezzi alle distinzioni sottili. Ma che al contrario di una limousine, racchiude il guidatore e la prima fila di sedili dentro un solido abitacolo, mentre tutta la maestosa e allungata parte posteriore è apribile, e consente al re, al papa, al presidente o al sanguinario dittatore del caso, di procedere in piede salutando con la mano la folla osannante.

Contrariamente a tanta accessoristica di Saddam (basti pensare ai rubinetti e ai Kalashnikov placcati oro), questa sontuosa autovettura riesce ad unire alla maestosità uno stile degno di un monarca di altri tempi. È improbabile che Saddam lo abbia voluto e compreso, ma quella che nel 1969 uscì dalle officine Mercedes-Benz è una vera e propria carrozza reale dei tempi moderni. Un mezzo eccelso, che con la sua solidità, la sua classe, e non solo con la sua stazza, impone timore e rispetto.

Solo 59 macchine così sono mai state costruite al mondo, e quella appartenuta al dittatore iracheno è sicuramente la più impressionante e carica di storia. Si tratta anche di una variante particolarmente rara, in cui il tetto apribile non copre solo i posti posteriori ma tutta la parte centrale fino al divisorio del guidatore, consentendo a chi ci viaggia di spaziare a piacimento, e non solo stare in piedi.
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Le dimensioni sono impressionanti, com’era ovvio per un auto di Saddam. Ma la lunghezza di oltre sei metri non produce come effetto uno di quei ciabattoni american style, che si noleggiano tra aeroporti e casinò.
La macchina è massiccia, importante. La sua dignità sembra del tutto indifferente al fatto di essere stata il mezzo di rappresentanza di uno degli individui più deprecabili della storia moderna. È una Mercedes 600, con tutta la sua dignità. E nulla sembra poter oscurare questo fatto.
Non verrà mai esposta
Dopo un’avventura rocambolesca, seguita alla caduta del regime, la Mercedes 600 di Saddam è finita in modo apparentemente legale nelle mani di un uomo d’affari irakeno, che l’ha fatta in seguito transitare verso la Giordania (si vocifera di un cospicuo scambio di mazzette per sedare la curiosità dei doganieri a proposito di un veicolo decisamente particolare). Offerta al Pedersen Automotive Museum di Los Angeles, oggi si trova insieme alle leggendarie automobili di divi dello schermo, personaggi politici e a modelli che hanno scritto in prima persona la storia del cinema.

È stata pagata, è dotata di ogni possibile documentazione. Ma non è mai stata restaurata e giace un po’ malconcia in un deposito, dove solo pochi giornalisti e i lettori di Boomerissimo, sono stati in grado di vederla. Le porte cigolano, sotto il motore si allarga una chiazza d’olio. L’ auto si sta spegnendo ogni giorno di più. Il curatore del museo ne parla con evidente imbarazzo e dichiara di non avere alcun progetto di esporla.
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La storia dolorosa, terribile e sanguinaria di Saddam Hussein continua a gettare la sua ombra. La Mercedes 600 che gli è appartenuta, una delle più sontuose automobili mai costruite, è un’auto maledetta, destinata a non vedere mai più la luce.
Antonio Pintér


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