La nazionale italiana è un po’ di tempo che non regala più “notti magiche”, ma la gogna mediatica è nulla in confronto a ciò che hanno subito i loro colleghi iracheni sotto Uday Hussein.
Tra le innumerevoli colpe di Saddam Hussein c’è sicuramente quella di aver dato potere e libertà d’azione al figlio Uday, pur essendo consapevole della natura sadica del suo primogenito. Uday, in quanto ad esercizio di violenza gratuita non era secondo a suo padre.

Dopo la caduta del regime, sono stati ritrovati e resi pubblici i documenti che attestano i crimini non solo di Saddam padre, ma anche di quelli del figlio. Uday rapiva e stuprava donne a suo piacere, ivi comprese le mogli di ufficiali e dignitari eliminando chiunque si mettesse sulla sua strada. Ma non era solo una questione di sesso.
Uday e lo sport
Saddam nominò Uday capo del Comitato Olimpico Iracheno e della Federazione Nazionale di Calcio nel 1984. Allora ventenne, Uday prese il suo ruolo con estremo entusiasmo, ma anche con brutale autoritarismo. Fondò il suo club, l’Al-Rasheed SC, costringendo molti giocatori iracheni di alto livello a farne parte.

Non ammetteva cali di forma fisica il figlio del tiranno, per lui le prestazioni degli atleti erano un riflesso diretto del suo prestigio e dell’onore dell’Iraq. Le punizioni e le torture fisiche e psicologiche erano utilizzate per “motivare” gli atleti. Le tecniche “motivazionali” includevano forme di abuso sia fisico che psicologico. Inutile dire che il clima della squadra era tutt’altro che sereno. In queste condizioni i giocatori non riuscivano a dare il meglio, erano per lo più paralizzati, dando vita ad un circolo vizioso e terribile.
Le tecniche
Non si può dire che Uday e i suoi mancassero di fantasia nell’infliggere sofferenza. I metodi di tortura fisica erano brutali e vari. I giocatori colpevoli di prestazioni non ritenute idonee venivano colpiti ripetutamente con cavi elettrici sulle piante dei piedi. Le scosse elettriche venivano riservate a zone particolarmente sensibili del corpo. Ci sono prove che alcuni atleti venivano trascinati sull’asfalto bollente o costretti a correre a piedi nudi su vetri rotti. Le torture psicologiche non erano meno crudeli. Succedeva spesso che Uday chiamasse i giocatori nello spogliatoio durante l’intervallo, minacciando di far tagliare loro le gambe o di darli in pasto ai cani in caso di sconfitta. Spesso i giocatori venivano portati nella famigerata prigione di Al Radwaniya, dove venivano costretti ad tuffarsi nei liquami o seppelliti fino al collo nella sabbia rovente. Erano state studiate anche torture ad hoc per i calciatori. Alcuni di loro, per espiare la colpa di non aver giocato secondo le aspettative, venivano costretti a calciare un pallone in cemento, pratica che ovviamente non serviva a migliorare le loro abilità, né nel dribbling né nei calci piazzati, ma solo a causare gravi lesioni.

Tra i calciatori che hanno sperimentato in prima persona il “trattamento Uday” ci sono Asser Abdul Latif, Saad Qais e Ahmed Radhi. Il primo, dopo aver ricevuto un cartellino rosso in una partita cruciale, è stato sottoposto a tre giorni di torture. Uday lo ha fatto trascinare in una cava di ghiaia, provocandogli gravi lesioni alla schiena e ai piedi. È stato poi costretto a stare in una pozza di liquami fino al collo. Il secondo, anche lui membro della nazionale, ha raccontato di essere stato picchiato e umiliato dopo aver sbagliato un calcio di rigore. L’ultimo, un tempo l’attaccante più famoso dell’Iraq, è stato imprigionato e torturato per giorni dopo aver parlato contro i metodi di Uday.
I tentativi di insabbiamento
Ma la FIFA che faceva? Possibile non trapelassero notizie? Qualcosa si sapeva, ma il figlio di Saddam fece di tutto per nascondere i misfatti. Durante le ispezioni della Federazione i giocatori con ferite recenti o segni visibili di tortura venivano nascosti, mentre quelli presentabili costretti a mentire.
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I giocatori erano talmente terrorizzati che, quando fu data loro l’opportunità di parlare in privato con i funzionari della FIFA, rimasero in silenzio, consapevoli di ciò che li aspettava se avessero rivelato la verità. Il regno del terrore, anche nello sport, terminò con l’invasione dell’Iraq da parte degli Stati Uniti.

Nella sede del Comitato olimpico furono trovate camere di tortura, complete di dispositivi medievali come “fanciulle di ferro”. Spavaldo fino alla fine, alla richiesta da Bush di lasciare il paese, Uday rispose invitando il presidente statunitense a lasciare gli Usa. Il 22 luglio del 2003 venne rintracciato ed ucciso dalle forze armate degli Stati Uniti. Gli abitanti di Baghdad festeggiarono con con raffiche di mitra.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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