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Chi consegnò l'Iran a Khomeini

Chi consegnò l’Iran a Khomeini: quattro leader occidentali e una catastrofe

Una delle decisioni più disastrose della Guerra Fredda. Il summit segreto di Guadalupa del gennaio 1979: come Giscard d’Estaing convinse Carter, Callaghan e Schmidt ad abbandonare lo Scià e consegnare l’Iran a Khomeini
Correva l’anno 1979 quando un ingenuo studente passeggiando per il paese dove studiava, e dove edicole e librerie non erano frequenti come nella sua città, vide distesa, davanti a tutte le altre, la prima pagina di uno dei rari giornali a colori di quei tempi. 

Chi consegnò l'Iran a Khomeini
L’Ayatollah Khomeini – Boomerissimo.it

Ci campeggiava una foto a piena pagina, appunto a colori. Al centro della pagina, un barbuto ayatollah sciita, dall’aspetto niente affatto rassicurante. Sopra la foto, a tutta pagina, campeggiava un titolo, a caratteri cubitali: “VITTORIA”.

Devo ammettere che pur nella mia ingenuità di adolescente, quell’espressione trionfale mi colpì non poco. Ero un adolescente già svezzato a Solženicyn, dissidenti russi, misteri del mondo comunista e fascista, come mi imponeva la mia origine di oltrecortina, e un genitore fuggito dall’Ungheria in fiamme del 1956 (dopo essere stata in fiamma per l’occupazione nazista, e poi per la “liberazione” sovietica). Non mi era ignoto che la libertà sia un frutto costoso e fragile, i suoi nemici numerosi e i suoi alfieri occidentali non sempre i suoi più acuti difensori.

Dovevo ancora vedere le cose peggiori e le conseguenze più tragiche del regime khomeinista, ma già allora, nella mia ingenuità di studentello, non capivo come si potesse festeggiare la vittoria di quello che -senza essere particolarmente preveggenti- si poteva già individuare come un regime micidiale, sanguinario, teocratico. Ancora non si era capito quanto sarebbe stato pericoloso. Ancora non potevamo immaginare che molti dei problemi che stiamo vivendo oggi, 45 anni dopo, nascevano proprio in quel momento. Ma un giornale e un giornalista di cui non farò il nome (anche perché era tutt’altro che isolato) festeggiava la nascita dell’ennesima dittatura. Una dittatura che, come spesso avviene, viene salutata con entusiasmo da intellettuali ed esperti che dovrebbero capire molto più di un ragazzino. Ma non sempre lo fanno. Eppure, c’era qualcosa di ancora più assurdo e ancora più incomprensibile dell’entusiasmo di un’elite engagé per l’ennesimo dittatore, e questa volta un dittatore reazionario, che in teoria doveva essere l’opposto di quello per cui si “impegnavano”. 

Un mese prima, i grandi d’Europa e d’America, si erano riuniti in una pensosa conferenza, che avrebbe preso la decisione più catastrofica della Guerra Fredda.  Quando pensiamo che la politica attuale non sia all’altezza, vale la pena di ricordare la Conferenza di Guadalupa, e i suoi indimenticabili protagonisti. 

La conferenza di Guadalupa 

Un mese prima di quel mese di febbraio che mi vide perplesso, con un giornale in mano, in un’edicola di un paesone di campagna, l’Iran bruciava già nella sua rivoluzione. Le rivoluzioni non scoppiano mai solo per l’incoraggiamento esterno, ma il sostegno esterno può fare molto per portarle al successo. Così, evidentemente era stato deciso per l’Iran, un paese che non rispettava (ed effettivamente non li rispettava) i severi standard di diritti umani che il presidente Carter aveva deciso di adottare. Forse in Georgia (quella di Via col Vento) non è conosciuto il detto italiano “Xe pèso el tacòn del buso”, comunque in un modo o nell’altro a Washington si decise che per lo Shah di Persia era tempo di andare, per aprire una nuova era.

Chi consegnò l'Iran a Khomeini
Gli studenti iraniani assaltano l’ambasciata USA a Teheran – 4 Febbraio 1979 – Boomerissimo.it

Nei giorni in cui l’auspicio carteriano si stava realizzando, quattro uomini si incontrarono su un’isola paradisiaca delle Antille francesi per prendere una delle decisioni più disastrose del XX secolo. Sulla sabbia dorata di Guadalupa, il presidente francese Valéry Giscard d’Estaing orchestrò con straordinaria abilità machiavellica non tanto il colpo finale Shah di Persia (che gli USA avevano già vibrato), ma preparò il terreno all’ascesa del nuovo, e piuttosto imprevedibile, successore “amico” della Francia: l’ayatollah Khomeini.

Quello degli ospiti di Giscard ospiti non fu un errore di valutazione: sotto la regia di Le President si consumò un calcolo cinico di potenza. Quattro leader fecero un grandioso calcolo del tutto “razionale” (non di quelli quelli ingenui e romantici che potrebbe fare un ragazzino che non sa niente) e, pensando davvero di fare il proprio interesse, distrussero la stabilità globale del prossimo cinquantennio, consegnando il Medio Oriente al fondamentalismo islamico. Chi erano questi quattro Wil Coyote della geopolitica, e perché agirono così?

Il Machiavelli dell’Eliseo: Valéry Giscard d’Estaing

Giscard d’Estaing fu  l’architetto indiscusso e il maestro di cerimonie del disastro di Guadalupa. Il presidente francese, come spesso succede dalle parti dell’Eliseo, era perfettamente convinto di saperla più lunga di qualunque altro, e di avere nella manica l’asso che avrebbe raddrizzato i torti che la Francia subiva in Medio Oriente.  Voleva la caduta dello Shah perché la Francia era tagliata fuori dai privilegi petroliferi che Washington e Londra si erano spartiti in Iran. 

Bokassa Harem, Giscard e diamenti
Bokassa e Giscard: una cascata di diamanti – Boomerissimo.it

Le compagnie anglo-americane, come accade dagli albori dell’era del petrolio, controllavano tutti i giacimenti più redditizi grazie agli accordi del 1953, quando l’Operazione Ajax aveva rovesciato il primo ministro Mossadeq, mentre cercava di prendere tutto il potere per sé. Lo Shah era stato dunque rimesso sul trono, e con lui erano arrivati i favorevoli accordi che tagliavano fuori la Francia.

L’elegante presidente francese vedeva nella rivoluzione khomeinista un’occasione d’oro per rinegoziare gli equilibri energetici del Golfo Persico. Per questo, con un lungo e paziente lavoro aveva preparato l’ascesa di quello che credeva un suo pupazzo. Lo aveva ospitato a Neauphle-le-Château dal 6 ottobre 1978, garantendogli libertà di propaganda, accesso ai media internazionali e persino linee telefoniche dirette con Teheran.

La cosa davvero sorprendente, per chi pensa che la politica sia l’arte di avanzare i propri interessi in un mondo difficile e ostile, è che Giscard non incontrò resistenze nel convincere gli altri tre leader a tradire lo Shah. 

Per riuscirci, tirò fuori un’altra carta che durante la Guerra Fredda ha fatto miracoli, e disastri: lo spauracchio dell’avanzata comunista. Da un lato, Giscard metteva la rivoluzione Khomeinista nelle condizioni di vincere, dall’altro ammoniva gli alleati: se lo Shah fosse rimasto al potere, avrebbe provocato una guerra civile e un intervento sovietico. Meglio puntare sull’ayatollah “anticomunista”. Carter trovo l’idea eccellente ma quando  propose di negoziare direttamente con Khomeini tramite l’ex ambasciatore Theodore Eliot, Giscard se la cavò abilmente, convincendo il Presidente USA ad affidare la mediazione alla Francia. Pompiere, incendiario e mediatore: adesso Giscard aveva in mano tutte le carte.

Un ingenuo alla Casa Bianca: Jimmy Carter

Se Giscard fu il cinico, Jimmy Carter fu l’ingenuo. Non è facile dire se sia il presidente che più di ogni altro è riuscito a danneggiare il ruolo americano nel mondo. Se non lo fosse sarebbe, come si dice, uno “strong contender”.  

Jimmy Carter presidente alternativo
Jimmy Carter un presidente alternativo – Boomerissimo.it

Il presidente democratico arrivò a Guadalupa già logorato da una politica estera che segnava un insuccesso dopo l’altro: aveva perso il Nicaragua con i sandinisti, scoperto una brigata sovietica a Cuba. Gli mancava il colpo finale: contribuire al crollo del il pilastro centrale degli interessi americani in Medio Oriente.

Carter incarnava tutto quello che non dovrebbe mai essere un presidente, e certamente non un presidente americano: indeciso, moralista nei toni ma opportunista nei fatti. La sua decisione di ritirare il sostegno allo Shah fu “tanto clamorosa quanto decisiva”. E soprattutto catastroficamente miope. Non capì che stava consegnando l’Iran – secondo produttore mondiale di petrolio – a un regime che avrebbe fatto del jihad contro l’America e i suoi alleati la propria ragione di esistere. 

Il calcolo di Carter era, diciamolo, patetico: credeva che Khomeini, “sant’uomo” secondo Michel Foucault (altro grande intellettuale a cui l’erudizione non sembra avere consegnato particolari doti di preveggenza), avrebbe governato come un Gandhi islamico. A sentirlo oggi sembra assurdo, ma Carter sembrava esserne perfettamente convinto.

La realtà avrebbe presto colpito con ferocia: Jimmy Carter scoprì presto di avere regalato all’ayatollah, al “Gandhi islamico”,  la crisi degli ostaggi (444 giorni di umiliazione mondiale), l’impennata dei prezzi petroliferi e la nascita del terrorismo islamico moderno. La sua incompetenza gli costò, fortunatamente, la rielezione nel 1980, quando venne sconfitto da Ronald Reagan che lo accusava di aver “indebolito l’America nel mondo”. Praticamente, un gol a porta vuota.

Il disperato: James Callaghan

James Callaghan, il dimenticato leader laburista britannico, arrivò a Guadalupa con i problemi più immediati: la Gran Bretagna era paralizzata dagli scioperi del famoso “Winter of Discontent”, nulla di peggio per un primo ministro “dei lavoratori”. Il primo ministro laburista aveva disperatamente bisogno di stabilizzare i prezzi energetici. Per lui, la questione iraniana era soprattutto una partita petrolifera, che decise di perdere, con il proprio decisivo contributo.

Khomeini e Giscard – Boomerissimo.it

Il Regno Unito, dopo il ritiro militare dal Golfo Persico nel 1971, aveva puntato sulla strategia del “doppio pilastro” (Arabia Saudita e Iran dello Shah) per mantenere l’influenza nella regione. Callaghan comprendeva bene che la caduta dello Shah avrebbe richiesto un riallineamento verso i paesi arabi del Golfo. Incredibilmente, gli sembrò una buona idea.

Lasciò cadere il primo pilastro, lo Shah, e si trovò alla mercé di un Golfo Persico sotto l’attacco del suo maggior destabilizzatore. Tra tutti, il ruolo di Callaghan è quello più difficile da spiegare, almeno per chi non si sia trovato all’ultima corsa “sotto” di un’intera paghetta settimanale, con tutte le conseguenze e le cattive scelte che dalla disperazione e dalla sconfitta possono derivare. Anche questa era un’esperienza che alcuni ragazzini del tempo avevano, ma evidentemente non il Primo Ministro britannico. 

Il realista che non vede la realtà: Helmut Schmidt

In quel quartetto politicamente suicida, Helmut Schmidt fu probabilmente il meno entusiasta e quello che trascinò più i piedi, fino al momento in cui cedette alla rassegnazione. Era solo contro tutti, aveva una visione più sofisticata della geopolitica energetica: considerava gli accordi commerciali con i produttori di petrolio e gas come “diplomazia preventiva” per evitare crisi maggiori.

Come spesso ha fatto la Germania del dopoguerra (non è un difetto, considerata la differente impostazione della Germania delle due guerre mondiali), la Germania pensava al portafoglio. Temeva le “perdite economiche per i gravi disordini“, ma gli accordi con l’Unione Sovietica per il gas siberiano gli facevano pensare che l’Iran fosse principalmente un problema angloamericano. Se loro decidevano di andare a sbattere, in fin dei conti, ne avevano il diritto. 

Anche lui sbaglio il calcolo: la rivoluzione iraniana avrebbe infatti scatenato la seconda crisi petrolifera del 1979, con conseguenze devastanti per tutta l’economia europea, compresa più di tutte quella tedesca. 

Il boomerang non sbaglia mai

Quando lanci un boomerang, senza essere un genio dello strumento, è molto difficile che tu colpisca la preda, ma è assolutamente certo che la pesante arma lignea ti piomberà proprio in mezzo alla fronte. È esattamente quello che successe ai quattro lanciatori di Guadalupa, che coinvolsero però nel loro esercizio anche chi ne avrebbe volentieri fatto a meno.

Chi consegnò l'Iran a Khomeini
Khomeini inaugura il primo ministro Bazargan – 4 Febbraio 1979 – Boomerissimo.it

Lo Shah abbandonò l’Iran il 16 gennaio 1979, appena nove giorni dopo la fine del summit. L’11 febbraio successivo, Khomeini prese il potere a Teheran con un volo Air France, accolto da uno striscione in francese: “Tutti gli iraniani ringraziano la Francia per aver accolto Khomeini“. Forse non proprio tutti, ma tra quelli che ringraziavano la Francia c’era certamente l’astuto editorialista italiano che festeggiava in edicola.

Il “sant’uomo” di Neauphle si trasformò rapidamente nel primo sponsor mondiale del terrorismo islamico. I servizi segreti iraniani e Hezbollah iniziarono una campagna di attentati contro i cittadini francesi in Libano, con tanti saluti al machiavellico Giscard che aveva orchestrato la sua “vittoria”. Nel 1985-86, tredici attacchi colpirono la Francia. Il culmine fu l’assassinio dell’ex primo ministro iraniano Shapour Bakhtiar a Parigi nel 1991: il simbolico completamento della vendetta khomeinista.

Gli Stati Uniti persero il loro pilastro strategico in Medio Oriente e dovettero affrontare 444 giorni di crisi degli ostaggi. L’Europa visse la seconda crisi petrolifera con inflazione alle stelle. Il mondo intero dovette fare i conti con un nuovo attore geopolitico: l’islamismo rivoluzionario che da Teheran avrebbe esportato instabilità e terrorismo per i decenni a venire.

Un regalo di quattro “grandi” leader occidentali. Sarebbe stato meglio per tutti se avessero organizzato una partita di Badminton o di calcetto. Quello che sarebbe successo grazie alla loro decisione si poteva capire anche senza essere filosofi, grandi intellettuali, senza avere servizi segreti a disposizione e senza scriveva sulla prima pagina di un grande quotidiano.

A volte le cose non sono complicate.  Sono proprio semplici come sembrano. Ma quando le cose sono davvero molto semplici, per capirle, funziona meglio lo sguardo di un bambino. O quasi.

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it

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Comments (

3

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  1. Chi consegnò l’Iran a Khomeini: quattro leader occidentali e una catastrofe – Boomerissimo – Cavolate in liberta'

    […] Sorgente: Chi consegnò l’Iran a Khomeini: quattro leader occidentali e una catastrofe – Boomeriss… […]

  2. myollnir

    Mi pare che all’epoca l’unico quotidiano che usciva con la prima pagina a colori fosse Il Giorno. Mai letto e non ho idea di chi fosse il direttore, ma il giornale era di proprietà dell’ENI. Vorrà pur dire qualcosa, anche se Mattei non c’era più.

    1. Antonio Pintér

      Esattamente

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