Vienna 1975: sei terroristi contro l’economia globale. La vera storia dell’operazione OPEC di Carlos, tra soldi libici, ministri in ostaggio e il riscatto più misterioso della storia
Nel primo capitolo della storia di Ilich Ramiraz Sanchez (il futuro Carlos) abbiamo seguito la nascita di un terrorista rivoluzionario, partorito dall’alta società, rigorosamente marxista, di Caracas. Uno strano miscuglio di ortodossia ideologica, radici profondamente cattoliche, educazione moscovita e primi misteri made in KGB.

Perché Carlos nel 1970 lascia l’Università Lumumba di Mosca. È davvero espulso per il disordine delle sue manifestazioni palestinesi spontaneistiche? Oppure la direzione delle operazioni vede in lui un talento promettente, adatto a seminare il caos in Europa? La risposta nelle carte non c’è, ma c’è quella della cronaca. Liberato del suo ruolo di studente, Carlos, che a questo punto ha già assunto il suo nome di battaglia, si rende protagonista di un tentato omicidio a Londra e poi di una strage di poliziotti a Parigi, che scatenerà la più grande caccia all’uomo della storia francese.
La fuga dello sciacallo: destinazione medio oriente
Il bagno di sangue di Rue Tollier crea un fantasma, che si aggira per l’Europa. La sera del 27 giugno 1975, dopo aver ucciso tre persone, il suo capo operativo Michel Moukharbal che lo stava tradendo e due agenti dei servizi francesi, Jean Herranz e Jean Donatini, Carlos si dissolve nella notte parigina.

La sua fuga non ha nulla di improvvisato. Tutto è già stato meticolosamente preparato dalla rete clandestina dell’FPLP, il gruppo marxista palestinese attivo dagli anni ‘70 e che, per motivi difficili a spiegarsi logicamente, continua a godere di una certa legittimità in Europa, attraverso la sua rete di organizzazioni non governative, di raccolta fondi e di sostegno collaterale, che operano in parte clandestinamente e in parte a viso aperto. Qualcuno potrà stupirsi che i suoi esponenti organizzino tuttora eventi e conferenze, ma decisamente più sorprendente è che queste conferenze si tengano in luoghi insospettabili, come il Parlamento italiano.
Ma torniamo al 1975, quando proprio questa rete del FPLP si mette al servizio di Carlos per neutralizzare l’operazione antiterrorismo più imponente degli anni ‘70. I canali oscuri dell’organizzazione combattente e della sua faccia semilegale lo portano dalla Siria allo Yemen, passando per l’Algeria. Il terrorista più ricercato del mondo scompare così nel labirinto dei satelliti sovietici in Medio Oriente. Attraverso canali che portano dalla Siria allo Yemen, passando per l’Algeria, il terrorista più ricercato del mondo scompare nel labirinto del Medio Oriente.
È qui che Wadie Haddad, il “cervello grigio” del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, gli affida la missione che, a suo modo, cambierà la Storia. L’obiettivo non è di poco conto: colpire al cuore l’economia capitalista mondiale, mettendo sottosopra la sua linfa vitale: il petrolio. Sono gli anni della grande crisi energetica che seguono lo shock petrolifero del 1973, i ministri del petrolio dell’OPEC sono i padroni del mondo. Il loro ricatto è al suo apice e le loro decisioni colpiscono le economie, o assicurano brevi fasi di respiro. Il luogo scelto per l’azione di Carlos è insieme il più logico e il più inimmaginabile: Vienna, capitale neutrale dell’Austria, crocevia tra Est e Ovest durante la Guerra Fredda, il luogo che i principi del petrolio hanno scelto come sede della loro organizzazione, nella quale si tengono riunioni periodiche che decidono il nuovo prezzo dell’Oro Nero.
È nel lussuoso palazzo di Dr.-Karl-Lueger-Ring 10, sede dell’OPEC, che il 21 dicembre 1975 si riuniscono undici ministri del petrolio per la loro consueta conferenza semestrale. Fuori nevica leggermente, dentro si discute e si contratta il destino del mondo, almeno fino alla prossima riunione. Nessuno può immaginare che di lì a pochi minuti lo Sciacallo e il suo squadrone della morte cambieranno per sempre le regole del gioco.
Sei volti europei per il caos
La causa, almeno ufficialmente, è quella palestinese, una cornucopia del terrore che sembra non esaurirsi mai. Il piano è perfetto, studiato nei minimi dettagli da Wadie Haddad. Carlos, guiderà un commando di sei persone che rappresenta il “who’s who” del terrorismo europeo degli anni ’70. Una perfetta intesa internazionalista.

Accanto al venezuelano ci sono i tedeschi Hans-Joachim Klein, soprannominato “Angie” – ex operaio di Francoforte radicalizzato dalla morte per sciopero della fame di Holger Meins della RAF – e Gabriele Kröcher-Tiedemann, detta “Nada”. Completano la squadra tre palestinesi: Khalil al-Wazir, Anis al-Naqqash e Youssef al-Naser. Sei terroristi d’élite contro l’intera economia mondiale. Alle 11.45 Carlos entra per primo, elegantissimo, in giacca e cravatta, una morbida borsa da viaggio nella mano sinistra, nella destra una mitraglietta CZ Skorpion (l’arma cecoslovacca più amata dal terrorismo comunista di quegli anni, che apparirà anche durante il rapimento di Aldo Moro, tre anni dopo). Il poliziotto austriaco Yosef Jandl cerca di fermarlo: tre colpi a bruciapelo lo uccidono sul colpo. È l’inizio del massacro. In pochi secondi il commando controlla l’edificio. Cadono anche Yousef Ismirli, guardia del corpo del ministro iracheno, e Yousif Muhairzi, economista libico. Hans-Joachim Klein viene ferito gravemente al ventre ma continua a combattere. I terroristi urlano: “Siamo il Braccio della Rivoluzione Araba! Tutti a terra!”. In meno di dieci minuti, i sei controllano completamente la sede OPEC. Nelle loro mani ci sono ben settanta ostaggi, tra cui undici ministri del petrolio. Nel mirino ci sono soprattutto due uomini: Ahmed Zaki Yamani, ministro saudita, e Jamshid Amuzegar, ministro iraniano. Il piano originale di Haddad prevedeva la loro esecuzione pubblica. Ma nelle mani di Carlos le cose prenderanno rapidamente una via diversa, e vale la pena di seguire la traccia dei molti milioni di dollari che segnano la svolta.
Il grande vecchio: Muhammar Gheddafi
Nessun gruppo terrorista si muove mai completamente da solo e gli anni ‘70 sono il momento della massima confusione sotto il cielo. Grandi potenze e potenze regionali che finanziano, organizzano, addestrano in incroci inspiegabili. Usano il terrorismo e più di qualche volta ne vengono usate.

Stavolta alle spalle dell’attacco all’Opec c’è Muammar al-Gheddafi. Il poliedrico leader libico finanzia l’operazione con un obiettivo preciso: colpire l’Arabia Saudita e l’Iran, i due rivali politici e soprattutto economici regionali della Libia nel controllo del mercato petrolifero. Due grandi paesi almeno parzialmente allineati con l’Occidente che Gheddafi vuole destabilizzare per ragioni proprie e anche all’interno del grande conflitto mondiale della Guerra Fredda. Secondo le rivelazioni di Hans-Joachim Klein, il Colonnello di Tripoli aveva fornito “tutte le informazioni relative alle rigide misure di sicurezza” e le armi libiche erano arrivate attraverso canali diplomatici. Il movente non è però puramente politico. Di mezzo ci sono anche: i soldi, tanti soldi. Soldi per Gheddafi che conta sull’alto prezzo del petrolio che sauditi e iraniani stanno invece relativamente calmierando. E soldi, tantissimi soldi, per i protagonisti dell’azione e per il loro talentuoso capo. Gheddafi promette a Carlos tra i 20 e i 50 milioni di dollari per l’operazione, una cifra astronomica per l’epoca, l’equivalente a oltre 200 milioni di dollari di oggi. Il Rais libico, con le sue decine di miliardi in contanti nascosti in luoghi segreti, ne ha ampiamente i mezzi e vede nell’attacco OPEC un investimento strategico.
Il volo della morte: dal DC-9 al Boeing 707
Alle 18:40 del 21 dicembre, Carlos fa la sua prima richiesta: un DC-9 dell’Austrian Airlines e un autobus per raggiungere l’aeroporto. Gli austriaci, ansiosi di liberare la capitale del noioso inconveniente, possibilmente senza un bagno di sangue che ne leda l’immagine, accettano prontamente tutto. In ballo c’è la vita di 41 ostaggi, compresi i due ministri condannati a morte.

La strana compagine di terroristi e di ostaggi prende posto sul DC-9 richiesto, che decolla verso Tripoli, ma in Libia sorgono problemi logistici imprevisti. L’aeroporto di Tripoli-Idris non è sufficientemente attrezzato: manca il personale qualificato per il rifornimento notturno, le comunicazioni sono difficoltose, anche perché lo spazio aereo libico è sotto stretto controllo militare, da parte di diverse aeronautiche, tutte in vario grado ostili. I piloti del DC-9, già nervosi per la situazione, riferiscono di difficoltà tecniche nell’atterraggio e Carlos comincia a sentire puzza di bruciato. È in un dilemma di difficilissima soluzione: rimanere bloccato in un aeroporto poco sicuro o improvvisare molto rapidamente qualcosa.
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Cambiare rotta e punta la prua verso l’Algeria. Ad Algeri riesce a prendere terra e gli viene messo a disposizione un Boeing 707 – più grande e con maggiore autonomia. È qui che la storia prende una piega inaspettata. Nella capitale algerina, Carlos rilascia dieci ostaggi libici, un doveroso gesto di goodwill verso chi lo stiene organizzativamente e finanziariamente. Soprattutto, sicuro in terra d’Algeria può incontrare gli emissari del governo di Boumédiène. L’Algeria è un paese “non allineato” ma in realtà molto vicino all’URSS, una parte importante del Risiko diplomatico, bellico e geopolitico sovietico. Un governo che è in grado di offrire una risolutiva mediazione diplomatica. È il 22-23 dicembre 1975: due giorni di colloqui che preparano l’ultima e decisiva fase.
Il colpo del secolo: quanto ha guadagnato Carlos?
La storia diventa giallo internazionale. Secondo le fonti ufficiali, Carlos “decide di rilasciare tutti gli ostaggi in cambio di un salvacondotto”. Ma la verità è più complessa e controversa. Hans-Joachim Klein, l’unico sopravvissuto del commando tedesco, ha rivelato anni dopo che “Carlos non ha eseguito l’ordine di uccidere Yamani e Amuzegar perché ha ricevuto un riscatto tra i 20 e i 50 milioni di dollari“. Ma da chi? E per conto di chi?

Le ipotesi sono tante, alcune più verosimili di altre: Gheddafi che, dopo avere attaccato, paga per non compromettere i rapporti con altri paesi OPECO. Oppure l’Arabia Saudita che compra la vita del suo ministro, o forse l’Algeria che intermedia l’accordo e ne trae prestigio (un po’ come il Qatar di oggi). Carlos stesso, un uomo tanto abile nell’azione quando a tenere la bocca chiusa, interrogato negli anni ’90, dopo l’arresto, ha sempre mantenuto il silenzio su questo aspetto. Quel che è ragionevolmente certo è che il terrorista più ricercato del mondo ha davvero guadagnato una fortuna in una delle azioni più spettacolari della storia del terrore.
Alle ore 3:40 del 23 dicembre, dopo un breve volo, il Boeing 707 atterra nuovamente ad Algeri. Carlos esce dall’aereo per un ultimo incontro con i mediatori algerini. Quando risale, la sua decisione è presa: “Liberiamo tutti”. Yamani e Amuzegar, i due uomini che dovevano morire, scendono dall’aereo vivi. Il capolavoro terrorista (per fortuna) può attendere, le valigie di contanti no. L’operazione OPEC si chiude dopo 48 ore mozzafiato: Carlos e il suo commando scompaiono di nuovo nella notte, questa volta algerina, con un salvacondotto e, presumibilmente, una valigia piena di dollari. L’azione politica è diventata un rapimento con riscatto. Per Wadie Haddad, la mente politica dell’operazione, Carlos ha tradito la causa palestinese, una situazione pericolosa. Le loro relazioni si interrompono: da rivoluzionario idealista, Carlos si è trasformato in mercenario del terrore. Adesso servizi segreti e statio più o meno canaglia non sono più i soli a contare Carlos nella lista degli obiattivi da eliminare, dopo averli usato. Carlos è anche nel mirino dell’FPLP. E quando si parla di Haddad e dei suoi, mirino non è un modo di dire.
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®


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