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Carlos lo sciacallo

Carlos lo Sciacallo, gli inizi: figlio di Lenin, principe del terrore

Carlos lo Sciacallo: la vera storia. Ilich Ramírez Sánchez: il ragazzo di buona famiglia nato per la rivoluzione che diventò il terrorista più temuto del mondo. 

La rivoluzione segue strani percorsi, a volte. A frugare nelle biografie delle grandi personalità che hanno provato a cambiare in modo pacifico, politico, oppure violento, si scopre quasi sempre un tratto comune che a prima vista potrebbe sorprendere. 

Carlos lo sciacallo
Carlos, primi passi di un rivoluzionario del terrore – Boomerissimo.it

Quasi mai i grandi rivoluzionari che lottano per dare il potere al popolo, da quel popolo vengono. La teoria di grandi borghesi, piccoli borghesi, gente che la fabbrica o il campo non li aveva mai visti, se non nei libri, è infinita. Primo fra tutti Marx, che vi abbiamo raccontato in questo articolo. Ma poco cambia per i suoi epigoni: Togliatti, Lenin, Trotsky o Berlinguer. Forse tra i pochi ad avere un’origine nella classe lavoratrice c’è uno che non molti ricordano con piacere, Josef Stalin, figlio di un calzolaio e di una lavandaia. Curiosamente, tra le professioni ad alto tasso di marxismo rivoluzionario sembra essercene una che poco movimentista sembrerebbe a prima vista: l’avvocato. Quella figura riflessiva e analitica, che molti di noi associano a Perry Mason o a Petrocelli, all’indagine a tasso di azione, tutto sommato limitata, pare invece essere la culla di istanze di rovesciamento della società spesso radicali.

Sicuramente lo fu nel caso di José Altagracia Ramírez Navas, grande avvocato marxista di Caracas, militante del Partito Comunista, marito (le cronache non ci dicono quanto fedele) di Elba María Sánchez, cattolica devota e tradizionalista. Una coppia politicamente stranamente assortita, che l’Avvocato decise di impostare a modo suo, col piglio del macho latino. Poca la voce in capitolo della moglie nella scelta dei nomi. Per il primogenito fu Ilich, in onore di Vladimir Il’ič Uljanov, meglio noto come Lenin. I fratelli minori vennero Vladimir e Lenin: un’intera famiglia battezzata con i nomi del rivoluzionario bolscevico. Un gioco di specchi allucinante che non poteva che produrre qualche squilibrio.

I grandi comunisti nella Caracas borghese

Chi conosce un po’ le società dell’America Latina, ancor più se dell’america latina di qualche decennio fa, sa quanto profonda sia la loro divisione in caste. Ricchissimi e poverissimi, grandi borghesi e sottoproletariato urbano. Un mondo dalle contraddizioni clamorose che nel caso della famiglia del piccolo Ilich ne viveva un’altra. Grande borghese il padre, agiato professionista ben introdotto nell’aristocrazia sociale e degli affari. Ma anche fanatico promotore del rovesciamento di quella società di privilegi (primo fra tutti, il suo). José indottrina i figli al marxismo-leninismo mentre vive nel comfort della Caracas degli anni ’50. Il padre. Ha le idee chiare, l’avvocato: “Della formazione marxista-leninista di Ilich, e di quella dei suoi fratelli Vladimir e Lenin, si occupa il padre”. Se oggi, nel mondo contemporaneo, alcune famiglie scelgono l’home-schooling per separare i figli dalla bagarre di una scuola troppo progressista, caotica e multietnica, totalmente opposta è la motivazione di Ramirez Sanchez, che organizza in casa sua l’educazione privata dei suoi piccoli con professori marxisti di provata fede, fino all’età del liceo. Quel Fermín Toro di Caracas che viene finalmente giudicato abbastanza progressista e movimentista. 

Carlos lo sciacallo
Carlos giovane (elaborazione Boomerissimo) – Boomerissimo.it

A fianco dell’educazione sui sacri testi, c’è quella sul campo. A soli dieci anni, Ilich entra nel movimento giovanile del Partito Comunista Venezuelano. A diciassette, nel gennaio 1966, partecipa con il padre alla storica Conferenza Trilaterale di L’Avana, evento organizzato nell’ambito della guerra culturale contro gli Stati Uniti. Ma il peso dell’ideologia paterna e il suo atteggiamento da padre padrone rivoluzionario provocano inevitabilmente la rottura familiare: la madre cattolica, tagliata fuori dall’educazione dei suoi figli, indotti a venerare divinità di tutt’altro tipo, rispetto a quelle raccomandate dalla Chiesa, arriva al punto terminale: la rottura. 

L’esilio e la formazione del futuro terrorista

Dopo il divorzio dei genitori, Ilich parte con la madre alla volta di Londra per proseguire gli studi – inglese, francese e tedesco. Forse la madre pensa di essere sulla strada giusta per recuperare suo figlio. Ma il giovane Ilich sta già pensando ad altro. Si impegna, sì, nello studio ma  “per poter contribuire, attraverso un’adeguata preparazione culturale, alla futura trasformazione del Venezuela”. Ma in realtà, il giovane, man mano che affina il suo bagaglio di conoscenze, comincia a pensare ancora più in grande. Il Venezuela non basta più, lontano dalla patria, il giovane inizia a sognare la rivoluzione mondiale.

Carlos lo sciacallo
Carlos studente a Mosca (elaborazione Boomerissimo) – Boomerissimo.it

Nel 1968 si aggiudica una borsa di studio organizzata dalla Gioventù Comunista del Venezuela per l’Università Patrice Lumumba di Mosca. È un istituto sovietico che l’impero comunista ha creato per condurre la sua guerra antimperialista, culturale e armata. Fondata nel 1960 al culmine della Guerra Fredda, l’università Lumumba è il magnete del terzo mondo e di tutte le élite che stanno preparando la decolonizzazione in senso marxista. È il crogiolo dove si formavano i futuri quadri rivoluzionari di Asia, Africa e America Latina. Sembra il posto ideale per il focoso giovanotto che. Nella capitale sovietica, frequenta il corso di Chimica e soprattutto entra in contatto con studenti rivoluzionari. Sono gli anni in cui l’Unione Sovietica sta armando ideologicamente e non solo la lotta palestinese. Viene creato un popolo, un leader (Arafat), una bandiera e un disegno ideologico di liberazione anti “imperialista”. Non saremo ovviamente  noi ad entrare nelle contraddizioni di questo programma, così caro a molti ancora oggi, benché nel frattempo virato in senso islamista (religione più duratura ed efficace del marxismo, apparenentemente). Dai giovani palestinesi che Mosca sta educando alla presa del potere e alla lotta terrorista contro Israele e l’Occidente il giovane Ilich apprende lezioni preziose ed entusiasmanti. È qui che nasce il futuro Carlos, non più solo intellettuale comunista ma combattente clandistino del jihad antimperialista, della guerra santa marxista-leninista contro l’Occidente.  

Carlos, il figlio di Lenin – Boomerissimo.it

Il fuoco brucia, forse pure troppo. Nel 1970 Ilich lascia l’Università: secondo le fonti ufficiali viene espulso per discussioni con le autorità sovietiche, probabilmente dopo aver partecipato a una manifestazione palestinese non autorizzata. I sovietici teorizzano la rivoluzione, ma una rivoluzione che deve essere ordinata e obbediente. Lontano dagli amati libri, Carlos sceglie definitivamente la lotta armata.

Il battesimo del fuoco: da studente a killer professionista

Nel luglio 1970 si trasferisce in Giordania, nelle basi del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Qui avviene la trasformazione: non è più Ilich Ramírez Sánchez, figlio di un avvocato venezuelano: diventa “Carlos”, nome di battaglia di un soldato della rivoluzione mondiale.

Carlos lo sciacallo
Carlos una dimostrazione non autorizzata (elaborazione Boomerissimo) – Boomerissimo.it

Dopo tre anni di preparazione nelle basi di quell’organizzazione che gode tuttora di ottima salute, e anche di qualche controintuitiva aderenza con la politica “ufficiale”, il 1973 segna il primo infantile debutto di Carlos nel terrorismo internazionale. È la sua prima azione: a Londra spara contro il direttore di un grande magazzino, ma il ragazzo è ancora alle prime armi, per così dire, e il colpo viene deviato dalla dentiera della vittima. Particolare fortunato e grottesco, che chiude il primo volontoreso ma fallimentare atto di guerra di Carlos. Non è un problema, imparerà piuttosto in fretta.  

Due anni di riflessione e ulteriore addestramento dopo, il 27 giugno 1975, lo ritroviamo a Parigi, in rue Toullier. È qui che Carlos diventa definitivamente lo “Sciacallo”: durante un controllo di polizia, il giovane terrorista, ora diventato più freddo e abile, distrae gli agenti offrendo loro da bere, poi estrae il mitra: tre morti. L’inseguimento forsennato di tutte le dorze dell’ordine francesi e la fuga rocambolesca lo trasformano nella “Primula rossa del terrorismo internazionale“.

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È qui che la sua carriera di guerriero, cominciata con un nome rivoluzionario e una lunga, minuziosa preparazione tra l’Europa, l’Unione Sovietica e il Medio Oriente, decolla definitivamente. Da un altro punto di vista, invece, è solo l’inizio di una lunga, sconvolgente scia di sangue che si concluderà solo il 24 dicembre 1997, quando Carlos è ormai catturato e la Corte d’Assise di Parigi lo condanna all’ergastolo per il triplice omicidio da cui è partita la sua carriera. Alla lettura della sentenza, Carlos alza il pugno chiuso gridando: “Viva la rivoluzione”. Anche in catene, non si piega, non accetta nessuna sconfitta. Resta fedele all’educazione ricevuta dal padre: figlio di Lenin, principe del terrore. Un lungo, spaventoso regno di morte che vi racconteremo su Boomerissimo, nelle prossime puntate di questa storia

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®

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