C’è un anno che manca nelle biografie di Togliatti. Un anno segreto, mai pubblicamente ammesso, ma che i testimoni hanno raccontato. È l’anno in cui i boia di Stalin strangolarono la Repubblica.
È il 25 agosto 1964 quando un milione di persone inonda Roma per i funerali di Togliatti. I canti rivoluzionari risuonano, nel silenzio delle Chiese chiuse.

È un momento di orgoglio comunista, una grande dimostrazione di forza. Ma è anche il momento in cui inizia la riconciliazione nazionale e il paese comincia quella lunga marcia che tra stop e riprese porterà dopo circa un decennio al compromesso storico. È l’Osservatore Romano a dare il segno di un nuovo clima:
“Coloro che in nome della fede cattolica si opposero e si oppongono radicalmente alla visione dell’ateismo comunista, si fermano davanti alla memoria della singolare personalità dell’uomo”.
L’Osseratore Romano, 1964
E la personalità dell’uomo è sicuramente singolare e indefinibile. Per chi, come la mia famiglia, veniva dall’Ungheria comunista e dalla sua rivolta del 1956, la cui repressione Togliatti appoggiò senza riserve, il personaggio aveva decisamente meno sfumature: Togliatti era l’uomo di Mosca in Italia. Semplice.
Poco ci incantavano le sfumature e i distinguo che l’Italia nel suo complesso aveva deciso di sposare. Col tempo, mentre Berlinguer cominciava il suo processo di canonizzazione in vita, si creò la vulgata di un Togliatti “nazionale” con una sua idea autonoma di socialismo. Si sottolineava il Partito Nuovo, di massa, voluto da Togliatti già durante la Liberazione e, con una certa acrobazia dialettica se ne deduceva una scelta democratica profonda, che andava oltre le parole di uno stalinista senza se e senza ma, che venivano scontate come “tattiche”.
Che avessimo ragione noi, con il nostro fiuto e le nostre idiosincrasie di esuli, o che avesse ragione la vulgata, resta il fatto che pagine e pagine del passato staliniano di Togliatti sono scomparse. Quelle più difficile da spiegare e da giustificare, quelle che raccontavano un ruolo diretto nei crimini, nelle sparizioni, nei processi e nei semplici assassinii, prima di tutto di tanti comunisti e militanti di sinistra “scomodi”.
Sì, perché lo stalinismo non è stato solo un tritacarne di opposizioni e di “borghesi”; è stato principalmente un tritacarne di comunisti, e di socialisti, e di anarchici.
Gli anni ‘30 sovietici, nei quali Togliatti era presente al famigerato Hotel Lux come capo del partito italiano in esilio, cancellarono praticamente tutto il vertice e molta della base rivoluzionaria che aveva preso il potere nel 1917.
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Lo stesso schema si ripeté in Spagna, dove i commissari sovietici condussero il Partito Comunista Spagnolo alla guerra fratricida con socialisti, libertari, trotzkysti e anarchici che stavano resistendo alla guerra civile voluta da Franco e sostenuta da Hitler e Stalin.
La guerra staliniana al resto della Repubblica Spagnola ha un anno cruciale, il 1936: anno di intrighi, di arresti, di processi sommari e di crimini. È proprio l’’anno scomparso dalle biografie di Togliatti, che in Spagna trasmetteva, con le funzioni di un commissario politico, le direttive del partito sovietico.
1936: anno sanguinoso, anno scomparso
Tutte le biografie di Togliatti (esclusa quella di Maurizio Ferrara, il padre di Giuliano, per chi non lo sapesse) sono state scritte dagli anni 70 in poi, e forse non è un eccesso di malignità sostenere che tutte obbediscono alla necessità di una profonda revisione in senso “democratico” del leader comunista.
Sono le biografie di un PCI che si avvicina al potere e che non devono disturbare con ricordi sgradevoli una grande rinconciliazione nazionale. Già ci sono all’opera forze oscure e terroriste, e che culminerà nel Caso Moro, di cui abbiamo raccontato qui alcuni aspetti paradossali. Meglio tenere al sicuro dai dubbi e dalle ombre le biografie del caro leader.
Vengono così strappate le pagine più compromettenti deli anni ‘30, a cominciare da quelle che raccontano la Guerra di Spagna.
“I comunisti spagnoli non combattevano Franco, ma la rivoluzione stessa. E lo facevano con metodi che avrebbero fatto inorridire lo stesso Mussolini”
–George Owell
Le biografie ufficiali di Togliatti hanno nascosto, taciuto o camuffato un anno cruciale: il 1936. Un anno di cui Togliatti fu protagonista come delegato speciale del Comintern.
La morsa staliniana sulla Repubblica
È un periodo feroce della vera e propria “guerra nella guerra” dei comunisti contro le altre forze rivoluzionarie. Durante quest’anno:
- Viene fatto cadere il governo del socialista di Santiago Caballero, “colpevole” di essere troppo autonomo da Mosca. Sarà colpito da una campagna di deligittimazione e calunnie fabbricate a Mosca, che porteranno alla sua caduta.
- Vengono epurati gli anarchici della CNT-FAI (le due associazioni sindacali più numerose di Spagna) durante i sanguinosi “scontri di Barcellona”. 632 saranno gli anarchici arrestati e spesso giustiziati per “sabotaggio” 27 i giornali libertari chiusi e messi fuorilegge.
- Comincia la campagna di criminalizzazione del POUM il partito marxista dissidente trotsykista, lanciata la stampa comunista, e che si concluderà con l’arresto e l’uccisione del suo leader Andreu Nin, e la liquidizione dell’intere dirigenza, per mano della polizia politica sovietica NKVD.
È il periodo cruciale della guerra staliniana contro la rivoluzione spagnola, che verrà svuotata delle sue forze più attive e quindi sconfitta da Franco e dai fascisti, decisamente più uniti ed efficaci.
Togliatti sostiene di non averne avuto alcuna parte in questa carneficina. Si trovava in Unione Sovietica, racconta, e le biografie ufficiali (che finiscono per tracimare anche nella voce della Treccani) assentono.
Ma le cose sono più complicate e molti testimoni diretti smentiscono questa versione trasformando il 1936 in un buco storico che ricorda la cancellazione di Trotsky dalle fotografie e dalla Storia dell’Unione Sovietica. Con la non irrilevante differenza che questa volta la rimozione è tutta difensiva.
Nella versione ufficiale, Togliatti arriva in Spagna a cose fatte, nel luglio 1937. Una data comoda: il governo Caballero è già stato epurato, i comunisti hanno già preso il potere con Negrin. Lui non c’entra niente.
““Quando io giunsi in Spagna, Negrín era già capo del governo e non ebbi quindi parte alcuna nelle vicende politiche che dettero origine alla caduta di Largo Caballero… In Parigi mi giunse la comunicazione pura e semplice di Dimitrov di recarmi in Spagna e mettermi a disposizione del partito spagnolo”
Togliatti a Rinascita, 1962
Su questa linea Maginot, che evidentemente era importante per il protagonista, si sono schierate tutte le storie ufficiali.
Le testimonianze che smentiscono Togliatti
A smentire la versione edulcorata di Togliatti sono numerose testimonianze di persone direttamente coinvolte nella Guerra Civile Spagnola, tra cui Jesús Hernández (ex ministro della Repubblica spagnola e membro della direzione del PCE staliniano), Julián Gorkin (ex dirigente del POUM), il generale Campesino e André Marty (ex commissario generale delle Brigate Internazionali).
Molti testimoni, tutti di enorme importanza, che confermano come Togliatti si sia stabilito in Spagna già dall’agosto 1936, pur “facendosi vedere il meno possibile“. Una versione sostenuta anche dallo storico inglese Hugh Thomas, una delle voce più autorevoli nella ricostruzione della Guerra di Spagna.
Secondo i testimoni oculari e politici, Palmiro Togliatti era il principale rappresentante del Comintern in Spagna durante la Guerra Civile, Il vero burattinaio della repressione. E se lo dice Alexander Orlov, capo della NKVD (la polizia politica sovietica) in Spagna, possiamo esserne abbastanza sicuri.
“Togliatti dirigeva il Partito Comunista spagnolo e le forze militari comuniste spagnole per conto di Mosca”
Alexander Orlov, ex capo dell’NKVD in Spagna
Se chi lo ha visto all’opera (e sono tanti) dice il vero, Togliatti ha svolto un ruolo centrale nella macchina repressiva che si abbatté su diverse componenti della sinistra spagnola, in particolare contro il POUM (Partido Obrero de Unificación Marxista), un partito marxista anti-stalinista, ovvero Trotskysta.
La repressione contro il POUM e l’assassinio di Andrés Nin
Tra tutti gli episodi oscuri della Guerra Civile Spagnola, il più oscuro fu la liquidazione del POUM e l’assassinio del suo leader, Andreu Nin. Secondo Jesús Hernández, ministro dell’Istruzione durante il governo Caballero, Togliatti fu nientemeno che “l’ispiratore dell’assassinio di Nin“

La campagna contro il POUM raggiunse il suo culmine dopo gli eventi di Barcellona del maggio 1937, un periodo in cui Togliatti ha voluto far credere alla sua assenza dalla Spagna. Julián Gorkin, ex dirigente del POUM, afferma che Togliatti, “a partire dal settembre 1936 impose al PCE l’adozione della politica decisa dal Cremlino e partecipò attivamente alla campagna contro il POUM, culminata con l’assassinio di Andreu Nin e conclusa con un grande processo-farsa contro gli altri dirigenti del partito dissidente“.
Il POUM fu messo fuorilegge, i suoi capi (Nin, Gorkin, Andrade, Bonet, Gironella) furono assassinati o arrestati, e i suoi giornali, in particolare “La batalla”, furono soppressi. Una mattanza da processi di Mosca, che avveniva mentre sulla Pravda, il principale organo di stampa sovietico, si dichiarava apertamente:
“In Catalogna l’eliminazione dei trotskisti e degli anarcosindacalisti è già incominciata; e verrà portata a termine con la stessa energia che nell’URSS”
–Pravda 17 dicembre 1936
Il rovesciamento di Largo Caballero
Un altro episodio da cui Togliatti cercò sempre di distanziarsi, riscrivendo la storia a suo beneficio è il mini golpe contro Largo Caballero, il primo ministro repubblicano socialista. Anche in questo caso le testimonianze che lo smentiscono sono numerose e, come dire, competenti.

Secondo Jesús Hernández (già ricordato ministro di Caballero), Togliatti partecipò a una riunione dell’Ufficio Politico del PCE nel marzo 1937 in cui fu ordinato di rompere con Caballero “la cui schiena non era abbastanza flessibile rispetto alle esigenze dei rappresentanti di Mosca”.
In un’altra riunione dell’Ufficio politico del PCE, tenuta nell’aprile 1937 (quando Togliatti, ricordiamolo, affermava di non essere in Spagna), Togliatti avrebbe posto “senza mezzi termini il problema dell’estromissione dal governo di Largo Caballero“.
Nonostante le proteste di alcuni leader comunisti spagnoli come Díaz e Hernández, che temevano di “attirarsi l’inimicizia della maggioranza del partito socialista e degli anarchici”, Togliatti avrebbe invitato l’Ufficio politico a “occuparsi dell’organizzazione della campagna contro Caballero” e avrebbe suggerito di iniziare con un grande comizio a Valencia.
“il compagno Hernández farà un discorso; sarà di grande effetto politico che un ministro dello stesso governo Caballero si levi contro il presidente”.
Togliatti al PCE
E in questo atteggiamento, che costringe il discepolo a denunciare il maestro, il figlio a far incarcerare il padre, c’è un tocco di ferocia totalitaria che resta immutato dall’Inquisizione a Pol Pot, e temiamo anche oltre.
Perché Togliatti mentì?
Togliattì, stretto tra la solidarietà internazionalista e rivoluzionaria (che a dire il vero non era mai stata il suo forte) e le esigenze, da lui molto meglio comprese, della ragion di stato sovietica, scelse quest’ultima senza esitare.

Anche Stalin era stretto nella sua ragion di stato: da un lato cercava di imporre la sua dittatura personale sulla sinistra, dall’altro cercava di salvare i rapporti con gli anglofrancesi e persino con i nazisti che in teoria stava combattendo.
Il risultato furono aiuti militari in ritardo e col contagocce, insieme a una massiccia repressione e “normalizzazione” del mosaico di forze che difendevano la Repubblica Spagnola.
Stalin e Togliatti fecero della Spagna il loro laboratorio repressivo; sperimentarono le tecniche di controllo sociale poi esportate nei paesi dell’Est.
E non solo: gli aiuti militari furono ritardati e ridotti per aprire uno spazio negoziale con Hitler, come dimostrano i Protocolli segreti del patto Molotov-Ribbentrop (1939), dove si accenna a “aree d’influenza” già testate in Spagna.
Stalin e Togliatti vinsero la loro guerra interna ma persero la Spagna, e questo spiega in parte il loro silenzio del dopoguerra: occorreva schivare le responsabilità della disfatta spagnola e attribuire tutte le colpe ai trotskysti: una ricetta collaudata.
Anche, e soprattutto, dopo la morte di Togliatti-Ercoli, il Pci continuò nella sua opera di rimozione del 1936, un anno cancellatio dalle storie e dalle biografie ufficiali.
Occorreva separare Togliatti dai crimini di Stalin, emersi nel 1956, con grande imbarazzo del mondo comunista. Ma soprattutto c’era l’obiettivo a cui abbiamo accennato in apertura: piegare l’immagine di Togliatti alle nuove esigenze della democrazia, creare l’immagine di “migliore allievo di Gramsci”, adatta a traghettare il partito verso la “stanza dei bottoni” così a lungo inseguita.
Un silenzio e una rimozione totali, spezzati soltanto dalla memoria di chi visse di persona, e riuscì a raccontare la tragedia spagnola.
L’apertura degli archivi del KGB, desecretati nel 1991, dovrebbe avere documentato e dimostrato in modo definitivo il ruolo centrale di Togliatti-Ercoli nella repressione staliniana in Spagna.
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Ma il Muro in Italia deve ancora cadere, almeno a giudicare dalla voce dell’Enciclopedia Treccani, in cui il tragico 1936 spagnolo di Togliatti continua ad essere missing in action. Abbiamo provato a raccontarvelo nel nostro piccolo noi di Boomerissimo.
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it


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