Facile amare uno scrittore come Ernest Hemingway. Un po’ più difficile è sempre stato credergli. Ma c’è una storia incredibile, ed assolutamente vera, che è stata molto più grande di tutte le sue sue spacconate.
Tra il carattere di Hemingway e il suo modo di scrivere la distanza non potrebbe essere più grande. Non esistono due mondi più agli antipodi.

Negli anni’30, la sua scrittura asciutta, priva di fronzoli, essenziale, moderna, portò nella letteratura italiana un vento nuovo. Non c’era nulla di superfluo nella scrittura di Hemingway, e ancora la studiamo nelle scuole di giornalismo e di scrittura, per imparare a togliere e a semplificare. Per esercitarci ad andare al cuore di un’azione, di una storia senza sprecare nemmeno una sillaba.
Tutto il contrario era la sua vita. Nei suoi racconti su se stesso è sempre rimasto quasi impossibile separare il vero dal falso, la realtà dalla fantasia.
La sua vita era un grande romanzo: un impasto di eroismo, di spacconate, di machismo. Sembrava un romanzo perché in buona parte lo era e forse nemmeno lui a un certo punto sapeva più separare così bene la realtà dalla fantasia, la vita vissuta da quella immaginata come un’opera d’arte. Un caleidoscopio che ricorda quello di un altro grande americano contemporaneo, o quasi, di Hemingway: Orson Welles. Un artista della “truffa” che abbiamo raccontato in questo articolo.
Hemingway e il KGB: una realtà molto oltre il romanzo
Hemingway l’affabulatore, Hemingway che aveva fatto delle sue avventure un romanzo cangiante e fantasmagorico raccontò quasi tutto di sé, comprese cose che non erano mai avvenute.

Ma tenne per sé un segreto che avrebbe fornito eccellente materiale per un romanzo. Un segreto così intenso che la tensione e lo stress che la storia continuava a provocargli finirono molto probabilmente per spingerlo al suicidio, una ventina d’anni dopo.
La storia di Hemingway spia del KGB era talmente ringraziarla terrorizzante per Hemingway stesso che nessuno la sentì mai raccontare da lui. A parte l’ FBI di Edgar Hoover, che aveva raccolto probabilmente più di qualche indizio, e ovviamente i suoi contatti nel servizio segreto sovietico, nessuno ne ha mai saputo nulla fino al 2009, quando Alexander Vassiliev, un ex ufficiale del KGB, decise di scrivere le sue memorie, con l’aiuto degli archivi ormai aperti della sua temuta organizzazione.
Il reclutamento di Ernest Hemingway
Ernest Hemingway, come molti ragazzi americani della sua generazione crebbe con interessi molto lontani dalla politica. Lo sport, le armi da fuoco, la pesca, la caccia, la boxe, le donne (forse un po’ meno di quanto amasse raccontare) erano tutte cose molto importanti. Uno slancio vitalistico che forse nasceva da qualche problema di gioventù, quando era stato, come si dice oggi, bullizzato.

Hemingway ne era venuto fuori bene: il suo spiccato senso di indipendenza, oltre che doti di scrittura decisamente non comuni, l’avevano portato lontano dalla traiettoria sognata per lui dai genitori, e verso il giornalismo.
Da giovane reporter del Kansas City Star Hemingway si trovò proiettato in un terribile, sanguinosissimo conflitto che anticipava la Seconda Guerra Mondiale e lo avrebbe cambiato per sempre, risvegliando in lui una insospetta coscienza politica, e un odio profondo per il fascismo.
Hemingway era ingenuo, e forse eccessivamente semplice nelle sue analisi. Riuscì a capire molto bene gli orrori del fascismo, e la vergogna di un Occidente (gli Usa, l’Inghilterra, la Francia). I suoi Stati Uniti, e tutte le democrazie stavano lasciando sola la Spagna repubblicana, aggredita dalla ribellione franchista, sostenuta da Italia fascista e Germania nazista.
Sul suolo della Spagna si stava consumando una lotta finale tra libertà e fascismo. La libertà poteva contare soltanto dell’aiuto delle Brigate Internazionali, volontari di sinistra che venivano da tutto il mondo e combattevano poco inquadrati al fianco dell’esercito repubblicano. E poi su quello assai più “pesante” dell’Unione Sovietica.
In quella lotta disperata e titanica Hemingway commise l’errore che commisero in molti, anche più politicamente preparati di lui: scambiare l’Unione Sovietica e il comunismo per l’ultimo bastione della libertà, invece che per una dittatura che stava lottando (e poco più tardi si sarebbe accordata) con un’altra per spartirsi l’Europa.
In Spagna, come spesso gli succedeva, Hemingway vide ciò che il suo cuore voleva vedere, e non quello che già allora era sotto gli occhi di quasi tutti: gli assassinii sovietici di comunisti, socialisti e anarchici che non marciavano uniti verso il totalitarismo. Una lotta fratricida che finì per favorire la vittoria del franchismo e dei nazifascisti.
Hemingway tutto questo non lo vedeva e non voleva vederlo. Indossati gli occhiali romantici del guerrigliero era deciso a servire in ogni modo quella potenza che sola si opponeva (secondo lui) al fascismo. Di ritorno a New York si lasciò facilmente reclutare nella rete del NKVD capeggiata da Jacob Golos: il suo desiderio di servire la causa era stato notato, e prontamente sfruttato.
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Raccontano i verbali di Golos che il reclutamento fu facilissimo, non richiese pressioni né denaro. Il Sì arrivò fermo, immediato e per pure ragioni ideologiche. Il più grande scrittore americano del suo tempo era diventato un agente sovietico. Un colpo incredibile del KGB, che però finì per non servire proprio a niente.
Un agente troppo romanzesco
I sovietici presero quel loro agente molto sul serio, al punto da dargli un nome in codice, come si usava solo per gli effettivi di un certo livello: Argo, in omaggio al suo amore per il mare.
Hemingway aveva mostrato molto entusiasmo di unirsi alla causa, e altrettanto ne mostrò inventandosi soluzioni “geniali” come quella di un set di francobolli che avrebbe dovuto funzionare come codice di riconoscimento, e che i sovietici finsero di apprezzare per non offendere il grande artista e il suo spirito di iniziativa, ma misero in cassetto come il prodotto di una fantasia amatoriale (quale in effetti era).

Hemingway si trasformò da solo in una specie di 007, visse la sua esperienza di spia più che altro in meeting (supponiamo piuttosto alcolici) con i “controlli” sovietici. L’Avana, Londra. Gran bicchierate, poco costrutto. Alla fine lo scrittore partì per la Cina, dove infuriava un’altra guerra, forse i sovietici commisero l’errore di non stargli abbastanza vicini, o forse capirono che ne avrebbero cavato poco o niente di concreto. Lo scrittore si appassionò ad altre avventure. Con lo scoppio della guerra, il suo amore per lo spionaggio lo fece finire ad organizzare una strana squadra dell’OSS (il servizio militare americano), nel quale concepì altre straordinarie idee come affondare sottomarini tedeschi lanciando una granata nella loro presa d’aria, con l’ausilio di un giocatore di pelota, appositamente addestrato. Insomma l’agente Hemingway, anche al servizio dell’OSS continuò a produrre tanta fantasia e pochi, o meglio nulli, risultati.
È finita lo stesso in tragedia
Quando Hemingway offrì i suoi servigi ai reclutatori sovietici, la cosa poteva essere poco ortodossa, ma non era ancora un’attività automaticamente antiamericana.
Urss, Usa e Gran Bretagna erano ancora alleati, con l’obiettivo di sconfiggere Hitler, che era stato anche quello di Hemingway sin dal primo momento. Con la fine della Seconda Guerra Mondiale, Stati Uniti e Urss si trovarono in rotta di collisione a dividersi il mondo, poi in corsa per l’arma nucleare.
Chiunque fosse sospetto di intelligenza col nemico finì all’indice. Molti ci rimisero la reputazione, qualcuno la carriera. Ai Rosenberg costò la vita sulla sedia elettrica..
Ernest Hemingway, chiuso nella sua casa di Cuba, aveva una rivoluzione in corso davanti, l’FBI alle spalle (o almeno così credeva) per attività di un paio di decenni prima, che nel frattempo erano diventate puro tradimento.
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Aveva anche una tempesta dentro, che lo stava divorando. Da “Il Vecchio e Il Mare”, che gli aveva fatto vincere un Nobel nel 1954, non era più riuscito a scrivere niente che gli piacesse, che gli sembrasse degno di lui.
Si sparò con un fucile da caccia nella sua villa di L’Avana, il 2 luglio 1961.
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®


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