Ci sono gesti che fanno la storia e altri che passano sotto silenzio, pur essendo altrettanto grandi. Vale anche nello sport.
Non รจ la storia di un grande gesto atletico, di una vittoria inaspettata, di una vittoria โcontroโ.

Eโ la storia di un gesto e di una fotografia che lo ha immortalato. Come spesso succede tutti guardano nella foto ciรฒ che รจ bene in vista. Ma altri dettagli narrano la storia nascosta.
Quel gesto alle Olimpiadi
Le Olimpiadi dovrebbero essere una celebrazione dello sport, un’impresa che va oltre il profitto, un momento in cui tutti i popoli si sentono accomunati sotto unโunica bandiera, quella dei cerchi olimpici.

Eโ una storia a cui abbiamo smesso di credere piรน o meno quando abbiamo scoperto che Babbo Natale non porta i regali e non si cala dai comignoli (chi ha oggigiorno un comignolo?). Gli interessi che girano intorno a quei piรน o meno quindici giorni in cui si celebrano i giochi sono enormi e a piรน livelli. Uno sport inserito nel calendario di una olimpiade ha molte chance di vedere crescere il numero di chi lo pratica, mettendo in moto tutte le attivitร che ci girano intorno. Lโintroduzione della breakdance come disciplina olimpica mi lascia un tantino perlessa. Faccio fatica a considerarlo sport (allora perchรฉ non il tango?) e come tentativo di avvicinare i giovani alla pratica agonistica mi tocca ricordare che la breakdance era decisamente piรน in voga una quarantina di anni fa. Sicuramente le Olimpiadi non sono scevre di implicazioni politiche nonostante tutti si spertichino ad affermare il contrario. I Giochi perรฒ restano il tempio delle discipline pure, la corsa, il salto, dove lโuomo affronta sรฉ stesso e dove non ha bisogno di attrezzatura costosa. Puoi correre ovunque, anche scalzo. Poi esistono gesti sportivi che vanno oltre le medaglie. Questa รจ la storia di due velocisti, anzi tre: Tommie Smith, John Carlos e Peter Norman.
Smith e Carlos
Tommie Smith e John Carlos alle Olimpiadi di Cittร del Messico del 1968 salirono sul podio per i 200 m. Erano primo e terzo. Eโ una storia nota, ma per quello che raccontiamo รจ importante dire che erano entrambi afroamericani.

Al momento dellโinno nazionale, entrambi alzarono i pugni guantati di nero. Il pugno alzato era un simbolo potente. Smith alzรฒ il pugno destro per rappresentare il Black Power, mentre Carlos alzรฒ il pugno sinistro per simboleggiare l’unitร dei neri. Entrambi gli atleti erano senza scarpe, indossavano solo calzini neri per indicare la povertร degli afroamericani. Smith indossรฒ anche una sciarpa nera per l’orgoglio nero e Carlos indossรฒ una collana di perline come simbolo delle vittime di linciaggio. Il gesto non riguardava solo il Black Power, ma anche una dichiarazione piรน ampia a favore dei diritti umani. La protesta suscitรฒ lโimmediata reazione del CIO, allโepoca dei fatti guidato da Avery Brundage. Il Comitato Olimpico ritenne il loro gesto una dichiarazione politica inappropriata per i Giochi. Di conseguenza, Smith e Carlos furono espulsi dal Villaggio Olimpico e sospesi dalla squadra statunitense. Il ritorno in patria fu altrettanto complicato, ricevettero minacce di morte, furono emarginati dall’establishment sportivo USA e faticarono a trovare un lavoro. Dโaltro canto, per la comunitร nera diventarono degli eroi, anche se per ottenere un primo riconoscimento tangibile dovettero aspettare gli anni Novanta e Duemila.
Peter Norman, quello che ha pagato il prezzo piรน alto
Smith e Carlos erano sul primo e terzo gradino del podio a Cittร del Messico. A vincere lโargento fu un atleta australiano, Peter Norman. Norman era un bianco, forse dovremmo dire caucasico, ma per facilitร di comprensione spero mi passerete il termine, non apparteneva ad alcuna minoranza.
Norman, pur non facendo alcun gesto eclatante, pur non essendo nella foto che ha fatto la storia che un mero elemento di contorno ha giocato un ruolo importante quel giorno ed ha pagato un prezzo altissimo.
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L’australiano, per solidarietร con Smith e Carlos indossรฒ un distintivo dell’Olympic Project for Human Rights durante la cerimonia. Carlos si rese conto, poco prima della cerimonia di premiazione di aver dimenticato i guanti al Villaggio Olimpico. Fu proprio Peter Norman ย a suggerire a Carlos di indossare il guanto mancino di Smith. Ed รจ per questo che Smith alzรฒ il pugno destro mentre Carlos alzรฒ il sinistro, creando l’immagine iconica che conosciamo oggi. Il suo sostegno concreto agli atleti afroamericani gli causรฒ gravi problemi al suo ritorno in Australia. Norman non fu mai piรน selezionato per le Olimpiadi nonostante si fosse qualificato piรน volte, segnando di fatto la fine della sua carriera sportiva. Ma lโostracismo nei suoi confronti andรฒ oltre la sua carriera atletica. Peter Norman dovette trovare mezzi di sostentamento alternativi. Fece molti lavori, tra cui il macellaio. Solo verso la fine della sua vita Norman divenne insegnante e poi lavorรฒ per il Victorian Department of Sport and Recreation. Ma in occasione delle Olimpiadi di Sydney 2000 non gli fu attribuito alcun ruolo o riconoscimento ufficiale. Solo anni dopo, nel 2012, il Parlamento australiano si scusรฒ per il modo in cui lโatleta era stato trattato dopo le Olimpiadi del 1968. La grandezza del suo gesto a favore dei diritti umani รจ stata infine riconosciuta postuma con premi come l’โOrder of Meritโ del Comitato Olimpico Australiano e l’istituzione del โPeter Norman Humanitarian Awardโ da parte di Athletics Australia. Smith, Carlos e Norman rimasero amici, non persero mai i contatti nonostante la distanza geografica. Norman morรฌ nel 2006 per un attacco cardiaco, al termine di una vita segnata da molti problemi di salute.
Al suo funerale si riunรฌ per lโultima volta quel podio del 1968. Smith e Carlos pronunciarono gli elogi funebri, sottolineando la profonditร della loro amicizia. Carlos disse che Norman era statoย un โlone soldierโ, un uomo che da solo aveva affrontato l’opposizione di tutto il suo Paese. Quel giorno, Smith e Norman non alzarono il pugno, ma il feretro del loro amico per lโultimo viaggio.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.itยฎ


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