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Urss rivoluzione serial killer

Urss, rivoluzione serial killer: un Congresso sterminato da se stesso

Al 9° Congresso del Partito Comunista Russo fu scattata una foto che mette i brividi. Tutti sterminati dal proprio sogno, si sono salvati solo in due. Più Palmiro Togliatti, con un capolavoro di equilibrismo. 

Si dice che da giovani siamo tutti rivoluzionari, per diventare conservatori in un’età che qui definiamo Boomerissima. Non sono sicuro che le mie osservazioni personali, per quanto riguarda me e la generazione dei miei figli lo confermino. 

Urss rivoluzione serial killer
Un congresso di moribondi, il congresso bolscevico del 1920 – Boomerissimo.it

Benché da giovanissimo fossi affascinato dalla parabola di Trotsky, molto meno mi interessava la rivoluzione che pure aveva contributo, forse più di ogni altro, a fare trionfare. Mio padre era fuggito con le scarpe che aveva addosso dall’Ungheria staliniana e benché sia sempre divertente mettersi sul fronte opposto dei propri genitori, non sono mai arrivato al punto di pensare che avesse torto nel considerare il comunismo sovietico una tragedia dell’umanità, una gabbia per l’intelligenza e, last but not least, un rischio mortale anche per chi quel regime aveva costruito

Le statistiche sono impietose, ed è difficile negare che l’Urss sia il paese che abbia ucciso più comunisti nella storia dell’uomo. Era difficile un tempo discutere di queste cose, in un’Italia in cui Berlinguer da un lato aveva consumato il suo “strappo” ma dall’altro continuava a guidare un partito in cui il mito sovietico restava tale.

Un po’ rivoluzionario magari lo ero pure, ma c’era una foto che mi teneva con i piedi saldamente per terra: una foto di gruppo che a conoscerne la storia fa venire i brividi a chiunque. 

Non che mostra, il problema ma quello che nasconde: una collezione di cadaveri ambulanti, rivoluzionari vittoriosi che non conoscevano ancora il loro destino. Seduti composti attorno a un tavolo, con le loro barbe curate e gli sguardi determinati, questi signori pensavano di aver conquistato il mondo. Invece avevano appena firmato la loro condanna a morte. Siamo al IX Congresso del Partito Comunista Russo del 1920.

In quella stanza c’è il materiale per un thriller dell’orrore o per le avventure di un serial killer, il più prolifico della storia: la rivoluzione russa.

Due sopravvissuti e un equilibristico Togliatti

Guardiamo l’immagine, e facciamo prima di tutti i conti con chi se l’è cavata: number one Vladimir Lenin, il capo supremo, che dopo quel 1920 sarebbe vissuto solo 4 anni, sempre più malato. Un leader indiscusso che ha avuto il privilegio di morire di morte naturale nel 1924, risparmiandosi lo spettacolo di vedere i suoi compagni massacrarsi a vicenda. 

Urss rivoluzione serial killer
Presidium del 9° Congresso del Partito Bolscevico (1920) Public Domain – Boomerissimo.it

Fortuna, abilità, capacità di dominare la macchina infernale, che aveva messo in moto? Un po’ di tutto, probabilmente. Un cocktail efficace, in ogni caso. Mikhail Kalinin, l’altro miracolato è ancora più notevole. Privo dei galloni di comandante supremo, è riuscito comunque a navigare le acque torbide dello stalinismo senza finire nel tritacarne. Visse altri 26 anni, per morire nel suo letto Il 3 giugno 1946. Se ne andò per cancro, una morte banalmente naturale che nel suo ambiente si può considerare un miracolo.

Il resto fu macinato, uno a uno, con una metodicità degna di un regime che si definiva “scientifico”

Le teste cadute: un catalogo horror

Nikolai Bukharin qui in Italia ha sempre goduto di un’ottima stampa, e ne vedremo tra poco le ragioni. In quel 1920 era quello che oggi chiameremmo un intellettuale di sinistra: brillante, idealista, convinto che una teoria ben concepita potesse cambiare il mondo. Non era però un teorico da salotto: appassionato degli aspetti economici dell’agricoltura (non erano in molti in quell’elite bolscevica che considerava i contadini privi di coscienza di classe, e aveva eletto in modo correttamente marxista gli operai urbani ad avanguardie della Rivoluzione). 

Urss rivoluzione serial killer
Delegati al II Congresso del Comintern davanti al Palazzo Urickij di Pietrogrado. Tra gli altri si riconoscono: Lev Karachan (secondo da sinistra), Karl Radek (terzo, che fuma), Nikolaj Bucharin (quinto), Michail Laševič (settimo, in uniforme), Maksim Gor’kij (nono, calvo), Lenin (decimo, con le mani in tasca), Sergej Zorin (undicesimo, con il cappello), Grigorij Zinov’ev (tredicesimo, con le mani dietro la schiena), Charles Shipman (Jesus Ramirez, con la camicia bianca e la cravatta), M. N. Roy, Marija I. Ul’janovna (diciannovesima, con la camicetta bianca), Nicola Bombacci (con la barba) e Abram Belenkij (con il cappello chiaro) (Public Domain) – Boomerissimo.it

Bucharin era contrario ai balzi troppo veloci, pensava che una campagna arretratissima non li avrebbe retti, sapeva che i contadini erano gente concreta, che lavorava con passione solo quando lavorava per sé. La sua idea era che bisognava andare verso il socialismo “a passo di lumaca”, mantenendo l’alleanza con i contadini e sviluppando gradualmente l’industria attraverso la NEP, la Nuova Politica Economica, una pausa dal socialismo di guerra dei primi anni della rivoluzione.

Palmiro Togliatti, l’uomo-simbolo intorno a cui, nel bene e nel male, ruota tutta la storia del PCI, lo considerava un maestro e un mito. Negli anni in cui Bukharin fu segretario dell’Internazionale comunista (1926-29) i due strinsero un legame intenso. Togliatto ammirava Bukharin come teorico, lo seguiva nelle sue analisi e nella direzione sulla quale volava portare l’Urss. 

Era una scelta pericolosa, tutto era pericoloso in quella Urss ribollente. Nel 1938, sia per questioni economiche che per rivalità personale,  Stalin decise che le sue teorie non andavano più bene. Bukharin fu arrestato ma la sua intelligenza gli fece affrontare il processo con una idea coraggiosa e geniale:ammetteva formalmente i reati e nello stesso tempo li smontava, in un processo fondato sulle confessioni arrivò (non senza ragione) ad affermare che  “la confessione degli imputati è un principio giuridico medievale”. 

Spariti, uno dopo l’altro – Boomerissimo.it

Mossa da grande intellettuale, che comunque non lo salvò dal plotone di esecuzione.

Togliatti mostrò le sue doti tattiche in modo diverso. Consapevole secondo i dogmi della teoria marxista che quando cambiano le condizioni deve cambiare anche la linea politica, e pure velocemente.  Scrive Paolo Spriano che Togliatti non solo non mosse un dito per salvare Bukharin, ma divenne uno dei suoi “feroci accusatori“, sia allora che dopo. Anche a Bucharin fucilato, Togliatti non si stanco mai di denunciare le colpe dell’ex maestro e amico. Non a tutti bastò, ma al segretario del PCI, a cui nessuno ha mai negato la capacità manovriera, sì.

Mikhail Tomsky: quando il sindacalista si arrende

Mikhail Tomsky, un altro protagonista della foto, era un uomo pratico, uno che veniva dalla fabbrica e conosceva il mondo del lavoro. Aveva scalato le gerarchie partendo dal basso, diventando il leader dei sindacati sovietici. Ma nel 1936, quando arrivarono a prenderlo per i processi di Mosca, decise che aveva visto abbastanza. Il 23 agosto si sparò un colpo in testa. Meglio la morte per mano propria che le torture e l’umiliazione di un processo.

Lev Kamenev: il compagno di Lenin tradito da Stalin

Lev Kamenev era stato uno dei più stretti collaboratori di Lenin, tanto da diventare presidente dell’Unione Sovietica per un breve periodo. Anche lui, come l’ispettore Rock, aveva commesso un errore. Si era opposto a Stalin negli anni Venti, quando ancora sembrava possibile discutere senza finire ammazzati. Kamenev non perse solo i capelli, ma tutta la testa: nel 1936 fu trascinato davanti a un tribunale insieme al suo vecchio alleato Zinoviev, accusato di aver complottato per uccidere Stalin. La sentenza era scritta in anticipo: colpevole, pena di morte. Il 25 agosto 1936 fu fucilato. 

Yevgeni Preobrazhensky: l’economista che non calcolò la propria sopravvivenza

Yevgeni Preobrazhensky era il tipo di persona che oggi lavorerebbe in una banca d’investimenti: brillante con i numeri, capace di teorizzare modelli economici complessi, convinto che tutto si potesse risolvere con la matematica. Il suo contributo principale al marxismo fu la teoria dell’”accumulo socialista primitivo“, un’altra idea sofisticata, opposta alla NEP,  per industrializzare un paese arretrato come la Russia. 

Si opponeva duramente al”fideismo cooperativo” di Bukharin, sosteneva la necessità della pianificazione e della priorità all’industria. Idee opposte, ma stessa fine: nel 1937 Preobrazhensky fu arrestato e fucilato. Non scoprì mai se i suoi calcoli fossero giusti, quello di sopravvivere al rivale fu certamente sbagliato.

Leonid Serebryakov: dal tornio al patibolo

Leonid Serebryakov era tra i pochi leader bolscevichi che arrivassero dalla fabbrica: Figlio di un operaio metallurgico, aveva iniziato a lavorare al tornio a 14 anni. Si era unito ai bolscevichi durante la rivoluzione del 1905, quando aveva appena 15 anni. Una vita spesa per la causa, arresti, esilii, fughe rocambolesche. Nel 1919 era diventato membro del Segretariato del Comitato Centrale, una delle posizioni più importanti del partito. Ma nel 1937, durante le Grandi Purghe, fu arrestato e accusato di tradimento. Il 1° febbraio 1937 fu fucilato. Dall’officina al vertice del Cremlino al cimitero: il serial killer aveva colpito ancora.

Mikhail Lashevich: il soldato che non tornò dalla guerra

Mikhail Lashevich era un militare di carriera, uno di quelli che aveva fatto la guerra civile e aveva aiutato i bolscevichi a vincerla. Era stato commissario politico dell’Armata Rossa, aveva combattuto contro i bianchi, aveva rischiato la vita per difendere la rivoluzione. Il suo leader militare era il Trotsky del treno blindato. COn onore e disciplina, Lashevitch nel 1926 si schierò con Trotsky contro Stalin. 

Sembro andargli meglio che ad altri: fu spedito in Cina come manager della ferrovia orientale cinese, una specie di esilio dorato. Ma nel 1928 era già morto nelle circostanze misteriose che spesso le morti di leader e manager russi sospetti al potere registrano.  Per le fonti ufficiali morì di cancrena, secondo altre voci per un incidente d’auto o per suicidio. Non c’erano ancora finestre con davanzali scivolosi e tè al polonio nel 1928. Ma è lecito immaginare che la dinamica sia stata simile ad altre fini “misteriose”.

Alexei Rykov: il successore di Lenin che non arrivò al traguardo

Alexei Rykov per un breve periodo sembrò farcela: successore di Lenin come presidente del Consiglio dei Commissari del Popolo, una specie dil primo ministro.

La carica era elevata, l’uomo era moderato e credeva in un approccio graduale al socialismo (almeno per gli standard dell’Urss degli anni ‘20). Ma “moderato” era diventata una caratteristica molto pericolosa nell’Unione Sovietica di Stalin. Nel 1930 fu rimosso da tutte le cariche, nel 1937 arrestato e nel 1938 fucilato dopo un processo farsa insieme a Bukharin. Aveva governato il paese più grande del mondo, ma non era riuscito a guidare la propria sopravvivenza.

Avel Enukidze: lo storico che riscrisse la propria fine

Ultimo tra le vittime della fotografia è Avel Enukidze, georgiano come Stalin. Potenzialmente un’ottima carta per la sopravvivenza.  Era stato uno dei fondatori della tipografia clandestina bolscevica nel Caucaso, aveva scritto libri sulla storia del movimento rivoluzionario. Ma commise un errore tragico: raccontare la verità: nel suo libro il ruolo di Stalin nella rivoluzione caucasica non usciva in modo particolarmente eroico. ,Effettivamente, Stalin non aveva fatto molto. 

Stalin questo non apprezzo il realismo storico del suo ritratto. Nel 1935 Enukidze fu espulso dal partito, nel 1937 arrestato e fucilato. Per scrivere la storia del bolscevismo caucasico si sarebbe trovato qualcun altro. 

Quando la rivoluzione divora se stessa

La matematica della strage è impressionante: su una dozzina di leader bolscevichi fotografati insieme nel 1920, solo due sono morti di morte naturale. Gli altri sono finiti fucilati, suicidati, o morti in circostanze misteriose.

Urss rivoluzione serial killer
Stalin, Lenin e il sopravvissuto Kalinin (public domain) – Boomerissimo.it

 È una foto tragica che contiene il destino di un regime e di una forma di governo destinata a divorarsi continuamente per sopravvivere. Gli uomini hanno creato leggi, contrappesi al potere non solo perché è più giusto e più efficiente ma anche, o forse soprattutto perché è meno pericoloso per chi si trova ad impugnare le leve di comando.

Quella foto piena di moribondi ne è la migliore dimostrazione.

Guardando oggi quella foto del IX Congresso, viene da chiedersi se quei volti sorridenti avessero la minima idea di quello che li aspettava. Probabilmente no. Molti di loro erano perfettamente consapevoli che i nemici della rivoluzione erano destinati a essere sterminati. Non avevano immaginato che la macchina stava già uscendo fuori controllo e che nella cornice di un potere assoluto e spietato le battaglie politiche e le guerre di successione si combattono uccidendo gli avversari.  A questo gioco, Stalin si dimostrò indubbiamente il più bravo di tutti. 

Nella foto non appare, ed è già una testimonianza di notevole preveggenza. Non è del tutto chiaro, ancora oggi, se morì di morte naturale e certamente non morì nel suo letto, ma contorcendosi a terra, per ore e ore, sotto gli occhi dei suoi successori. Ma lo fece 33 anni dopo. E per un rivoluzionario già sulla cresta dell’onda quando Lenin era ancora al comando, è una durata da Guinness dei Primati. Chapeau.

Antonio Pintér – Boomerissimo.it.

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