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Maiali Savoia

Savoia e maiali: Amedeo e Vittorio Emanuele alla guerra finale

Tra i due Savoia si è consumata una battaglia senza esclusione di colpi, con la partecipazione del ramo suino della Casa

Scriviamo spesso che noi di Boomerissimo amiamo ricordare, ma senza nostalgie. Amiamo la storia e le storie, ma senza mai rimpiangere i “bei tempi andati” anche perché sappiamo bene che in quei bei tempi andati saremmo stati più facilmente ciabattini che sovrani, più probabilmente braccianti, o al massimo mezzadri, che non feudatari.

Maiali Savoia
Vittorio Emanuele, Amedeo d’Aosta, il suino – Boomerissimo.it

Senza nostalgia, ma anche senza invidia, siamo però curiosi. E per noi, che resteremo sempre irrimediabilmente plebei, c’è qualcosa di deliziosamente  grottesco nel fare scorrere il film della cronaca indietro di qualche anno e vedere due principi senza regno che si azzuffano per il diritto di firmarsi in un modo piuttosto che in un altro. 

Una dispota d’altri tra due vecchi attori, Laurence Olivier contro Vittorio Gassman che si sfidano in un Amleto dentro un teatro vuoto, convinti che da qualche parte ci sia ancora un pubblico ad applaudire. Eppure, la battaglia legale durata otto anni tra Amedeo di Savoia-Aosta e Vittorio Emanuele di Savoia per il diritto di usare il cognome “Savoia” è stata realtà e non rappresentazione. Dramma più da commedia italiano che shakespiriano, ma una disfida sul palcoscenico della vita vera, che delle volte manda odore di porcilaia (fenomeno ben conosciuto a uno che ne ha avuto una a portata di naso, per quasi cinque anni, durante i suoi studi agricoli).

Amedeo, Duca dei vini e il suo cognome conteso

Amedeo di Savoia-Aosta, è uno di quei principi che nella storia non hanno di solito un grande spazio.Nobile sì, ma di ramo cadetto, nasce nella dinastia Savoia-Aosta originatosi nel 1845 con la creazione del titolo di Duca d’Aosta per Amedeo, terzogenito di Vittorio Emanuele II.

Maiali Savoia
Amedeo e Vittorio Emanuele nel 1964 (Wikimedia Commons) – Boomerissimo.it

Un ramo che nella severa gerarchia piemontese ha sempre avuto un ruolo dinastico subordinato rispetto al ramo principale (i Savoia-Carignano). Conformemente al suo ridotto lignaggio, Amedeo è stato Duca delle Puglie, Viceré d’Etiopia e finalmente Duca d’Aosta, il titolo spettante al primogenito del ramo minore, alla morte del padre, Emanuele Filiberto. Una specie di premio di consolazione, che avrebbe dovuto concludere la sua carriera, in mancanza di sconquassi dinastici

Ma Amedeo non era certo uno che si accontentava delle briciole della storia. Nato nel 1943 tra le bombe alleate che cadevano su Firenze, aveva trascorso la sua vita adulta trasformando la tenuta del Borro, nel cuore del Valdarno aretino, in un’impresa vinicola di successo: ottantacinque ettari di vigneti biologici, dodici etichette pregiate, oltre 400mila bottiglie l’anno.

Il Duca riuscì a dimostrare un talento inconsueto in casa Savoia:  si può essere aristocratici e anche imprenditori produttivi, senza dover mendicare nulla, né prebende né titolo, alla casata principale. Due strade diverse, la sua sinceramente molto lontana da quella del cugino Vittorio Emanuele.

Il problema nascque nel 2006, quando Amedeo decise di proclamarsi Capo della Casa Reale di Savoia. Iniziò allora a firmarsi semplicemente “Savoia”, omettendo il predicato “Aosta”. Una scelta poco appariscente per i più, ma l’inizio di una vera guerra dinastica in quel che restava della tormentata ex regnante. Scatenò l’ira furiosa del cugino Vittorio Emanuele, figlio dell’ultimo re d’Italia, da poco rientrato in Italia per la cessazione degli effetti della XIII disposizione transitoria della Costituzione, che lo aveva consegnato fino a quel momento all’esilio. 

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Tra le molte avventure e disavventure di un rientro difficile, che lo avrebbe condotto anche a scoprire (seppur per breve tempo) il confort delle patrie galere, Vittorio Emanuele si trovò a combattere con quelle che vedeva come un’usurpazione bella e buona.

La minaccia dei maiali Savoia

Qui la vicenda dalla sfida grottesca assume i contorni del surreale che ogni tanto ci  piace esplorare, per la gioia dei lettori di Boomerissimo. Vittorio Emanuele, totalmente esasperato dalla “guerra dei cognomi”, perse il suo aplomb reale (che per la verità non è mai stato troppo la sua cifra) e arrivò a minacciare una rappresaglia sanguinosa: chiamare “Savoia Aosta” i suoi maiali

Maiali Savoia
Umberto II parte da Ciampino per il Portogallo nel 1946 (pubblico dominio) – Boomerissimo.it

Non nuovo alle digressioni nel mondo animale (come dimenticare quando definì i sardi “capre che puzzano”) il principe  pensò bene di trasformare una questione araldica in una dispota che si potrebbe definire da cortile

Da una parte Amedeo, impegnato a produrre vini pregiati nella sua tenuta toscana, col nome della casata che Vittorio Emanuele considerava suo di diritto, dall’altra Vittorio Emanuele, che progettava di dare il nome del cugino ai suoi suini. 

Ciò che in altri tempi di sarebbe risolto con un duello, o forse con un assedio al maniero avverso, nell’Italia repubblicana, diventava una disputa da rotocalcò che appassionò a lungo il pubblico di coiffeure e dentisti.

Otto Anni di Battaglie Legali

La guerra giudiziaria iniziò nel 2006 e si trascinò per otto lunghi anni. Sulle prime, Vittorio Emanuele sembrò in grado di stendere il cugino con un colpo fatale: nel 2010 il Tribunale di Arezzo gli diede ragione, condannando Amedeo e suo figlio Aimone a non usare più il solo cognome “Savoia” e a pagare 200mila euro di danni, 50mila a testa ai due contendenti. 

“L’indebito utilizzo del cognome ‘di Savoia’, non congiunto ad Aosta, ha sicuramente comportato un pregiudizio agli attori”,
–Tribunale di Arezzo, 2006

Amedeo e Aimone si ritrovarono con i conti correnti bloccati per dieci anni, e costretti a pubblicare la sentenza sui maggiori quotidiani nazionali: una sorta di gogna medioevale, con mezzi contemporanei. 

Ma il duca d’Aosta, come in una disfida d’altri tempi, non si arrese. Continuò a combattere tribunale dopo tribunale e, nel 2018, la Corte d’Appello di Firenze ribaltò completamente il verdetto di primo grado. Una vittoria schiacciante che liberò Amedeo dall’incubo giudiziario e gli restituì il diritto di firmarsi col titolo che si era autoassegnato, scatenando lo scompiglio in tutta la non numerisissima, ma in compenso litigiosissima galassia monarchica italiana.

La caduta del predicato

Amedeo ci tenne a spiegare gli effetti pratici della sentenza in una celebre intervista a La Nazione, quotidiano del capoluogo nel quale si era tenuta la disfida (legale).

“Posso da sempre firmare Savoia Aosta, ma Aosta è un predicato e uno non è obbligato a usarlo comunque. Anche il presidente del consiglio (allora Conte Paolo Gentiloni Silverj ,nobile di Filottrano, Cingoli, Macerata e Tolentino)  può firmare Gentiloni e basta, omettendo il successivo Silverj”.

Cartesiano.

La sentenza si basò su un principio semplice quanto geniale: la XIII disposizione transitoria della Costituzione, che non riconosce i titoli nobiliari, rendeva di fatto irrilevante la questione dinastica. In una Repubblica, tutti i cognomi sono uguali davanti alla legge, che siano Rossi, Bianchi o Savoia.

Quando la notizia arrivò, Amedeo si trovava nella sua casa di Pantelleria con la moglie Silvia Paternò. Raccontò di avere sobriamente brindato in stile sabaudo, aggiungendo perfidamente che dal cugino Vittorio Emanuele non era pervenuto “nessun segno di vita”.

Maiali e Savoia – Boomerissimo.it

Oggi i duellanti sono entrambi defunti, mente la Tenuta del Borro, orgoglio Savoia-Aosta (con o senza predicato) è passata nelle mani di un calzolaio che ha fatto strada: Ferruccio Ferragamo, che l’ha trasformata in un relais di lusso e in un’eccellenza vinicola toscana.

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Dal punto di vista del patriota, posso dolermi della mancata nascita di un’altra eccellenza italiana: i maiali, i salumi, forse addirittura i prosciutti Savoia-Aosta. Ma lo faccio in modo puramente teorico, avendo rinunciato da tempo ai frutti del gustoso artiodattilo suiforme, per motivi che è troppo lungo spiegare, ma che sarebbero senz’altro stati messi a dura prova dall’apparizione dell’austero ritratto ducale in etichetta.

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it

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