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Gino Bramieri e la Iso Grifo
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Iso Grifo, la supercar di Gino Bramieri: “Basta minga avegh i daneè”

Gino Bramieri condivideva la stessa passione con John Lennon e l’Aga Khan

Gino Bramieri è stato un volto familiare per gli italiani fino agli anni Novanta. Mentre lo scrivo mi rendo conto che sono passati trent’anni dalla sua morte.

Gino Bramieri e la Iso Grifo
Gino Bramieri e il suo gioiello – Boomerissimo.it

Lo ricordo in molte vesti e molte fogge. Protagonista di Caroselli, di riviste di avanspettacolo, 50 kg prima e dopo, in show televisivi con Lola Falana e nello show che portava il suo nome. Sempre con il sorriso.

Bramieri Luigi, milanese

Milano è una città che cambia molto rapidamente. Me ne accorgo persino io che bazzico la città da appena venticinque anni. Il mio socio e sodale dice spesso che la “sua” Milano lo ha tradito. Lui che a Milano ci è nato da apolide. Credo che sia una tendenza che hanno in comune tutte le grandi città (forse anche le piccole). 

Corso Garibaldi un po’ di tempo fa – Boomerissimo.it

Difficile trovare un posto che senti autentico. Il centro, anche un po’ più allargato, è diventato un mangificio a cielo aperto e una luna park di negozi in franchising. Per trovarlo allettante devi avere fame e essere di bocca buona o devi avere bisogno di un paio di mutande.Non so se avete fatto di recente un giro in Brera. Io sono fuggita. Ristoranti che servono la qualunque a qualunque ora, “butta dentro” inopportuni che ti parlano in inglese (credetemi, io non sembro affatto straniera), ma è il prezzo che si paga per essere una città turistica. Peccato, perché quei quartieri che erano il cuore della Milano artigiana, delle persone che abitavano in casa di ringhiera e nel cortile avevano la bottega non esiste più. Sicuramente è anacronistico rimpiangerlo, ma fa un po’ male vedere quelle case diventate nel migliore dei casi residenze per pochi eletti milionari o bed and breakfast per turisti rumorosi. 

Forse il cuore di Milano si è spostato in periferia, dove vive la gente che, ahinoi, ancora deve alzarsi la mattina per andare a lavorare. In quelle case di ringhiera, in Garibaldi, nacque nel 1928, il comico che da alcuni è stato definito “il sorriso di Milano”, Gino Bramieri.

Gli inizi 

In Corso Garibaldi abitava con la sua famiglia. Il papà aveva la bottega di falegname in uno di quei cortili e la mamma si arrangiava come poteva. Erano tempi difficili, c’era la guerra.

Bramieri agli inizi nel 1953 – Boomerissimo.it

Luigi, detto Gino trovò un lavoro di tutto rispetto appena quattordicenne. Un lavoro che era una delle massime aspirazioni per ragazzi nati senza la camicia, il commesso in una banca.  E mica un banca normale! La  direzione centrale della Banca Commerciale Italiana di piazza della Scala. E’ lì che il quattordicenne Gino accompagnava le persone in ascensore, si affrettava da una stanza all’altra, felpato, sugli interminabili corridoi rivestiti di guide rosse.  Fu mentre svolgeva le sue mansioni che un incidente gli cambiò la vita.  Mentre oggi qualsiasi impiegato ha il suo portatile sulla scrivania, portatile che in caso di smart working può portare a casa, all’epoca del commesso Bramieri per scrivere i riservati documenti, i direttori della Banca Commerciale si facevano portare la macchina da scrivere. Marchingegni meccanici di tutto rispetto e altrettanto rispettabile peso e valore. Traduco, non ce n’era una disponibile per ogni scrivania. L’incarico di portare la macchina dattilografica fu, un giorno, affidata a Gino. Complice il peso, la lunghezza del tragitto e il tappeto non sufficientemente teso, il Gino e la macchina fecero un volo. Bramieri fu proprio grazie a quel volo che decise che il suo destino sarebbe stato un altro. Scelse il teatro e fece tutta la gavetta. Aiutava a chiudere ed aprire il sipario, faceva il trovarobe, rammendava i costumi, fino a quando riuscì a dire la sua prima battuta. Era il 27 settembre 1944, a sedici anni, Gino sul palco del Teatro Augusteo di Milano (che si trovava nell’attuale viale Premuda), parlò. Lo spettacolo si chiamava “Cretinopoli”, un nome che, come avrebbe detto lui stesso, era tutto un programma e lui disse:  “C’è una lettera per te!”. 

Il successo, anche tangibile

Da lì la sua carriera è proceduta per cinquant’anni tra teatro, cinema, televisione attraversando anche Carosello ed un cambiamento di immagine importante.

Gino e Lola Falana – Boomerissimo.it

Lui che era diventato comico aiutandosi anche con la stazza, per molto tempo fu più di cento chili, decise di perdere peso. Perse cinquanta chili e ci scrisse un libro, di barzellette ovviamente. Lui sì che le sapeva raccontare. Le sue fonti erano tante, ma in molti casi aveva dietro due autori veri, Terzoli e Vaime. Negli anni Sessanta cominciò a girare molto bene per Bramieri che cominciò ad avere qualche lira per permettersi qualche sfizio. Uno di questi fu l’acquisto di una rara supercar dell’epoca: la Iso Grifo.

La Iso Grifo

La Iso Grifo, la supercar italiana degli anni ’60, rappresentava il lusso artigianale del made in Italy. La Grifo, prodotta dalla Iso Rivolta di Bresso era una granturismo da sogno con motore V8 americano, sellerie in pelle e cruscotto in legno.

La Iso Grifo – Boomerissimo.it

La vettura nacque dall’incontro di tre menti brillanti: Giotto Bizzarrini, Giorgetto Giugiaro e Nuccio Bertone.  Bizzarrini, ingegnere livornese aveva alle spalle esperienze importanti in Alfa Romeo e Ferrari. Dopo aver lasciato il Cavallino Rampante nel 1961, Bizzarrini si era prefissato un obiettivo ambizioso: creare “l’auto da strada e da corsa più avanzata del momento”. La Grifo nasceva accorciando il telaio della Iso GT, sempre progettata da lui, un salto di qualità. Il tocco magico arrivò da Giugiaro che firmò il design della carrozzeria. Nonostante avesse solo 25 anni, era già capo del Centro Stile Bertone e le sue linee basse e sinuose anticipavano le tendenze dei decenni successivi. A completare il quadro di autorid’eccellenza c’era Nuccio Bertone. La sua carrozzeria finalizzò l’identità estetica della Grifo, trasformando un progetto tecnico in un’opera d’arte su quattro ruote. Nel 1963 il prototipo fu presentato al Salone di Torino con la denominazione “A3L Grifo”. L’industrializzazione si rivelò però più complessa del previsto e nel 1964 Bizzarrini lasciò la Iso a causa di divergenze strategiche: lui voleva concentrarsi sulle corse, mentre Rivolta puntava al mercato stradale. Le consegne ai clienti iniziarono nei primi mesi del 1965 e fu subito un successo presso il pubblico facoltoso. Tra I fortunati acquirenti c’erano John Lennon e l’Aga Khan. La supercar fu prodotta in 413 esemplari totali dal 1965 al 1974, anche se alcune fonti parlano di 412 unità e altre di 400 circa. La Serie I comprendeva la GL 300/350 con motore Chevrolet V8 da 5,4 litri e la GL 7 litri con il possente V8 da 7,0 litri che erogava oltre 400 cavalli. La Serie II portò un restyling con fari a scomparsa e muso ridisegnato, culminando nella Can Am con motore V8 da 7,4 litri e nella versione Targa con tetto rimovibile. Di questa seconda serie furono prodotti solo 83 esemplari, rendendo ogni auto un pezzo da collezione.

Gino Bramieri e la sua supercar – Boomerissimo.it

Il prezzo originale del 1965 rendeva chiaro a chi si rivolgesse la Grifo: otto milioni di lire, una cifra sufficiente all’epoca per comprare un appartamento nel centro di Milano, mica la casa di ringhiera. La fine arrivò il 31 dicembre 1974 quando la Iso Rivolta chiuse definitivamente per una serie di fattori concatenati. La crisi petrolifera del 1973 aveva causato un crollo improvviso della domanda di auto ad alto consumo, mentre la concorrenza di Ferrari, Lamborghini e Maserati si era fatta sempre più agguerrita. Il destino della Grifo di Bramieri è ignoto. Sappiamo però che nel 1981 guidava una Alfa 6 automatica, comunque lo si legga fu un downgrading rispetto alla Grifo. Del resto “Basta minga avegh i daneè, ma ancà savè spend”.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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