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Carosio

Bologna – Inter: lo spareggio che fermò l’Italia ma non la Rai

Il rito della domenica, una partita, uno spareggio e un telecronista che faceva sognare

Sono allergica ai riti, sin da bambina. Devo avere un problema con l’autorità, il che, molte volte, è stato un vero disastro. 

Carosio
Nicolò Carosio e lo spareggio – Boomerissimo.it

La diplomazia richiede una sorta di assenso fittizio, la capacità di mostrarsi perfettamente d’accordo pur pensando tutt’altro. E’ un’abilità che porta lontano. C’è chi ce l’ha da sempre, che sviluppa e affina nel tempo e chi no. Ecco, io sono quel no. Ed è un limite enorme.

Regole, riti e rituali

Da bambinetta ho mandato senza mezzi termini le mie maestre e prof suore a fare passeggiate non per sentieri letterari. Al mio primo lavoro ho detto alla figlia del Padrone (perché il mio primo capo era il padrone della ditta) che le sue lettere poteva scriversele da sola, io non lavoravo per lei. Ma credo che le persone più becere, ignobili, denigrabili, siano un paio di presidi che mi è capitato di incontrare nella mia carriera da docente. 

suore
A scuola dalle suore – Boomerissimo.it

Date alle persone piccole un piccolo potere e sentiranno di poter disporre della vita e della morte di coloro che sono “sotto” di loro. E qua mi taccio, perché non sono ancora in pensione.Nella mia avversione per l’autorità costituita dei dott., prof., loro eccellenze varie includo anche le gerarchie ecclesiastiche. La domenica a Messa era un vero supplizio, come rovinare l’unico giorno libero dalla scuola. I parroci erano per lo più di due categorie: i sonniferi e i castigatori. I primi erano capaci di parlare per ore con un filo di voce accompagnandoti tra le braccia di Morfeo, i secondi ti terrorizzavano a morte, sentivi le fiamme dell’inferno che ti lambivano i piedi.La domenica aveva un altro rito, che preferivo e di gran lunga, la passeggiata con il mio papà. Andavamo in “villa”, ai giardini come si dice al nord, compravamo le paste, ma prima di tornare a casa si passava in ricevitoria. Quel piccolo antro buio sapeva di colla, l’omino dietro il vetro aveva sul pollice una specie di ditale di gomma. Mio padre gli porgeva le schedine, lui incollava una specie di lungo francobollo, le tagliava tutte insieme con un solo gesto, usando un righello di metallo.

Lo spareggio che ha bloccato tutto – Boomerissimo.it

Al pomeriggio, subito dopo pranzo,  tutti incollati alla radio. Piccola, colorata, grande, nel mobile di legno, gli italiani erano lì ad ascoltare le voci di giornalisti in grado di raccontarti azioni, reazioni, gol e quasi gol. Giornalisti, non commentatori, persone con il dono della parola e idonea conoscenza del lessico. Oggi vedi i giocatori che si allenano, si riscaldano, negli spogliatoi, per le scale prima di salire in campo. Basta che paghi il canale dedicato, puoi anche sapere che brand di mutande indossa. Del resto anche quelle sono sponsorizzate. Un po’ di magia si è persa. Magia che il 7 giugno del 1964 era ancora viva. 

Uno spareggio mai visto

Erano gli anni in cui il calcio sapeva ancora regalare storie da romanzo. Quella di Bologna-Inter del 7 giugno 1964 è una di quelle storie a cui nessuno crederebbe se non fossero state documentate.  In questo caso non del tutto.

Dall'Ara
Renato Dall’Ara (Di sconosciuto – Pubblico dominio, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=5727925) – Boomerissimo.it

Bologna e Inter conclusero il campionato 1963-64 alla pari, 54 punti per uno. Il regolamento dell’epoca era chiarissimo: a parità di punti non contavano né la differenza reti né gli scontri diretti, ma si doveva disputare uno spareggio in campo neutro. Una situazione che non si era mai verificata dal 1929, anno dell’istituzione del girone unico.

Il Bologna aveva dominato gran parte della stagione, dieci vittorie consecutive. A marzo crollò il mito, scoppiò lo scandalo doping. Cinque giocatori risultarono positivi alle anfetamine dopo Bologna-Torino 4-1. La squadra fu penalizzata di 3 punti, ma successivamente si appellò dimostrando di essere stata “drogata” a sua insaputa. I giocatori avevano assunto la sostanza tramite delle caramelle “vitaminizzate”. Il Bologna si appellò, vinse il ricorso, si riprese i tre punti e raggiunse l’Inter all’ultima giornata. Il presidente della FIGC Giuseppe Pasquale rifiutò ogni proposta alternativa e decise di rispettare rigorosamente il regolamento. Spareggio.

Moratti e Herrera – Boomerissimo.it

Renato Dall’Ara, che per trent’anni era stato l’anima del Bologna, si trovava a Milano nella sede della Lega Calcio. Doveva discutere con Angelo Moratti, presidente dell’Inter, come suddividersi gli incassi della partita. Sede designata, lo stadio Olimpico. Mentre discuteva animatamente sui dettagli economici, Dall’Ara si portò una mano al petto. Morì tra le braccia di Moratti per un infarto. 

Questa partita non s’ha da vedere

Quattro giorni dopo si disputò lo storico, anche perché unico nella storia, spareggio. La RAI, che all’epoca aveva un solo canale, decise di non trasmettere in diretta TV la partita che valeva lo scudetto. La RAI di Ettore Bernabei, che voleva una televisione di stato che “informasse con giudizio, divertisse senza eccessi, educasse sempre”, preferì mantenere invariata la programmazione normale del pomeriggio. Andò regolarmente in onda “La TV dei Ragazzi” con Yoghi e Lassie..L’Italia intera si attaccò alle radio, con la voce del  maestro dei maestri: Nicolò Carosio.

“Roma, Stadio Olimpico, teatro di un nuovo eccezionale avvenimento nella storia del Campionato Italiano a girone unico. Abbiamo infatti per la prima volta uno spareggio per la conquista dello Scudetto. Si fronteggiano Bologna e Internazionale”

Non era solo una radiocronaca, era la traduzione in parole di un avvenimento storico. All’Olimpico c’erano 61.000 spettatori, per  “lo spareggio del miliardo”. Tanto valeva in soldoni il match. Milioni di italiani muti con l’orecchio incollato alla radio. Una voce sola si sentiva in tutta la penisola, quella di Carosio.

Sulla carta l’Inter era favorita. Aveva appena vinto la Coppa dei Campioni, aveva Suárez, Mazzola, Facchetti. Era la Grande Inter. Il Bologna aveva dalla sua parte una squadra che sapeva soffrire, che aveva fame di vincere, fatta con i giocatori che le grandi non avevano voluto. Forse per questo anche più determinati. E poi giocavano per il loro presidente.

Le rare immagini dello spareggio – Boomerissimo.it

Ad arbitrare la storica partita c’era la star degli arbitri: Concetto Lo Bello da Siracusa. Il primo tempo andò via senza infamia e senza lode, ma il Bologna era più concentrato, mentre l’Inter risentiva delle fatiche in Europa. Al 75° minuto successe l’impensabile. Calcio di punizione dal limite per il Bologna. Bulgarelli toccò per Fogli, che tirò a rete. Deviazione involontaria di Facchetti, Sarti beffato, 1-0 per il Bologna. Otto minuti dopo Nielsen chiuse i conti. In contropiede, il danese saltò Sarti in uscita e calciò davanti ad una porta vuota. 2-0 e Bologna campione d’Italia dopo 23 anni.

Quando Concetto Lo Bello fischiò la fine, Bologna esplose. Non era solo la vittoria di una squadra, era una rivincita. Fu l’ultimo scudetto per i felsinei. La partita fu possibile vederla solo in differita alle ore 22:15 circa, al termine dello sceneggiato “I miserabili”.

Quel tipo di calcio non c’è più, con squadre che sanno tirare fuori i miracoli dal cappello. Per fortuna, però, quei miracoli, qualcuno se li ricorda ancora.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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