Dalla voce inconfondibile di Paolo Valenti alle cronache lampo di Luigi Necco. Un programma che raccontava più dell’Italia calcistica, intrecciando cronaca e memoria
Nell’era geologica precedente, quando non c’erano i canali tematici, le partite le potevi ascoltare in radio, grazie a Tutto il calcio minuto per minuto, oppure aspettare il pomeriggio e guardare i gol a 90° minuto.

La domenica, a casa mia, era giorno di visite parenti. Il parentado era ampio, mio nonno aveva avuto dieci figli viventi, che dovevano ossequiarlo almeno una volta a settimana. Per ovvie ragioni questo succedeva di domenica, tranne che per uno zio, che con moglie e prole si presentava al venerdì o al sabato a ora di cena. Ricordo ancora i fumi di mia madre e quelli di fritto. Gli altri, tranne quelli dispersi lungo la penisola per diaspora lavorativa, arrivavano al pomeriggio del dì di festa. Orario? 90° minuto. Mio nonno non era un gran tifoso, ma aveva il gusto per l’incazzatura. Quando arrivavano figlie e figli, generi e nuore corredati da nipoti vocianti e turbolenti, lui doveva guardare il calcio in tv.
Novantesimo minuto e i suoi conduttori
Il programma era una sorta di messa cantata del calcio italiano, in cui giornalisti dislocati negli stadi della penisola narravano, cronometro alla mano, novanta minuti di partita in meno di tre minuti. Preceduta dall’indimenticabile sigla, aveva come officianti Paolo Valenti e Maurizio Barendson fino al 1976 e poi Valenti da solo.
Paolo Valenti con il suo stile misurato ha fatto la storia del programma. Lo ha condotto per venti stagioni, l’ultima puntata meno di un mese prima di morire. Nella sua ultima puntata, 21 ottobre 1990, Valenti era molto dimagrito e con la voce affaticata. Era già gravemente malato ma diede comunque appuntamento alla domenica successiva. Aveva pianificato di congedarsi dal suo pubblico rivelando la squadra per cui faceva il tifo, vestendone i colori. La morte lo colse tre giorni prima del congedo programmato, impedendogli di realizzare questo desiderio. Nella puntata del 18 novembre 1990 toccò a Nando Martellini aprire la trasmissione, rivelando il segreto che Valenti avrebbe voluto svelare di persona: “Paolo Valenti ha presentato la sua trasmissione finché le forze glielo hanno consentito. La sorte gli ha tolto, purtroppo, la gioia dell’ultima trasmissione. Voleva salutare coloro che benevolmente lo avevano appoggiato, ammirato, per 20 anni e voleva così, innocentemente, comunicare la squadra per la quale faceva il tifo. E oggi, comunicandovelo, mi sembra quasi di assolvere un suo desiderio: Paolo Valenti era tifoso della Fiorentina”.
Ogni campo aveva il suo corrispondente, alcuni entrati nella storia della televisione. Tonino Carino da Ascoli, l’uomo più parodiato della storia, nonché dotato delle giacche più improbabili della storia, Giorgio Bubba da Genova, e Luigi Necco da Napoli e da Avellino, quando la squadra era in serie A.
Luigi Necco, quando il calcio spara
Il 31 ottobre 1980 in un tribunale della Campania. Antonio Sibilia, presidente dell’Avellino Calcio, si presentò a un’udienza del processo che vedeva come imputato Raffaele Cutolo, ‘O Professore, il capo della Nuova Camorra Organizzata. Con Sibilia c’era anche il calciatore brasiliano Juary, centravanti della squadra. Durante una pausa dell’udienza, Sibilia salutò Cutolo con un gesto che non lasciava dubbi, tre baci sulla guancia e gli fece consegnare da Juary una medaglia d’oro da 70 grammi con una dedica incisa: «A Raffaele Cutolo dall’Avellino calcio». Sibilia giustificò questo omaggio dichiarando che Cutolo era semplicemente tifoso dell’Avellino e che la decisione di regalargli la medaglia era stata voluta dal consiglio di amministrazione del club. Un dettaglio che vestiva di normalità qualcosa che normale non era affatto: il legame stretto tra la criminalità organizzata e il calcio. Tutto questo avvenne alla presenza di numerosi giornalisti.
Pochi giorni dopo questo episodio, Luigi Necco, che aveva colto l’importanza politico-criminale dell’accaduto, decise di condividere le sue idee in merito durante 90° minuto. Accusò, in buona sostanza, Sibilia di usare “metodi camorristici” nella gestione della squadra. Valenti ne rimane visibilmente sorpreso e forse anche un po’ preoccupato. Ad ascoltare il racconto di Necco c’era anche Vincenzo Casillo, detto “‘O Nirone” (per via della sua capigliatura scura e folta). Casillo era il luogotenente di Raffaele Cutolo, l’uomo che gestiva l’organizzazione mentre il boss era in carcere. Casillo non gradì l’esposizione mediatica e impartì un ordine preciso: dare una lezione a Necco. Alla vigilia di Avellino-Cesena, il 29 novembre 1981, il giornalista si trovava a Mercogliano, al suo solito ristorante. All’uscita tre uomini lo stavano aspettando.Tre colpi di pistola alle gambe, Luigi Necco crollò a terra. Non un’esecuzione, ma un avvertimento. Le ferite erano gravi ma non mortali. In clinica il giornalista ebbe molte manifestazioni di solidarietà. Una in particolare fu la più gradita, una telefonata del Presidente della Repubblica, Sandro Pertini. Il capo dello Stato chiamò il giornalista quando era ancora in ospedale e gli disse «Necco, si riprenda presto. Questo è un paese di briganti». L’episodio va calato nel contesto storico. In Campania, in quel periodo, erano in corso complicate trattative per la liberazione di Ciro Cirillo, presidente della Regione Campania, rapito dalle Brigate Rosse il 27 aprile 1981. In questo scenario caotico, la camorra pensava di poter agire con una certa impunità, certa che le istituzioni fossero in tutt’altre faccende affaccendate.
Cinque mesi dopo l’agguato, Necco tornò regolarmente in trasmissione per seguire Avellino-Torino 0-0, proprio dallo stadio della città dove era stato gambizzato. Il giornalista non chiese mai la scorta, né privilegi. Continuò a fare il suo lavoro come aveva sempre fatto. Vincenzo Casillo morì il 29 gennaio 1983 a Roma in circostanze poco chiare. Secondo alcune fonti, fu vittima di un attentato, secondo altre, morì per l’esplosione di una bomba che stava trasportando. Luigi Necco continuò a raccontare storie di calcio per molto tempo ancora.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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