Non solo radiocronisti, ma poeti del pallone, un viaggio nel rito della domenica pomeriggio anni ’70
Chi non ha vissuto lโepoca della schedina, non puรฒ ragionevolmente comprendere lโansia che accompagnava i tifosi in quei pomeriggi della domenica. Era un rituale a cui nessuno si sottraeva, il dopopranzo aveva la stessa voce, quella dei radiocronisti di Tutto il calcio minuto per minuto.

Radiocronisti che prima di essere tali erano giornalisti, di quelli che le emozioni sapevano comunicarle usando le parole e non solo urlando ed allungando vocali. Perdonate la divagazione, ma mi รจ capitato di imbattermi in un GP, o meglio nei momenti che precedevano il via. Il sottofondo musicale era il Buono, il brutto e il cattivo ad un volume imbarazzante. Quello che dicevano i deputati alla narrazione dellโevento era inintelligibile tra la musica e il frastuono delle auto e il tutto condito da battute penose. Ma sono io eh, che non capisco.
Tutto il calcio minuto per minuto
Eravamo tutti vincitori di grosse somme ed in procinto di cambiare vita. Chi sognava di comprarsi la casa, chi la macchina, chi il frigorifero nuovo con lโorecchio appiccicato alla radio e lo sguardo alla schedina. Che poi non era mai una sola. Cโera quella ragionata con lโandamento del campionato e la salute dei giocatori, quella fatta a c..o e lโimmancabile giocata e rigiocata da decenni perchรฉ โprima o poi deve uscireโ. E che il calcolo delle probabilitร vada alle ortiche.
Non si avverava mai il sogno di fare tredici, tranne quando le quote, come dicevano al tg, erano โpopolariโ. Diecimila lire, insomma, tanto per giocare ancora. Le star della domenica erano i radiocronisti di Tutto il calcio minuto per minuto che ogni settimana dovevano inventarsi metafore e similitudini, per farti visualizzare unโazione di gioco. E facciamo i nomi e i cognomi! Coordinatore tra i vari campi รจ stato per quasi trentโanni Roberto Bortoluzzi. Dal suo studio di Corso Sempione 27 a Milano dirigeva le operazioni con stile e poche parole.
Cโera ovviamente una gerarchia tra i giornalisti che commentavano le partite. Piรน importante la squadra e la partita, piรน blasonato il cronista. Oltre a questo criterio di โpiรน bravo della classeโ, cโera anche quello territoriale. Cโerano gli specializzati nelle squadre del nord, chi Roma e dintorni e quelli del sud. Negli anni Settanta piรน o meno le associazioni erano queste. Prima voce assoluta assegnata al campo principale era Enrico Ameri. A lui venivano affidate le partite piรน importanti della giornata, soprattutto Juventus, Milan e Inter quando erano coinvolte in big match. Il suo stile di narrazione era veloce e preciso. Fu il primo a rompere la rigiditร degli interventi di 4 minuti introducendo interruzioni immediate per i gol. Si diceva tifasse Genoa, anche se non lo dichiarรฒ mai. Seconda voce diventata prima dopo Ameri, era lโinconfondibile Sandro Ciotti. Era sempre in competizione con Ameri per il campo centrale. A lui veniva affidata Roma e Lazio. La sua voce roca e la sua enorme cultura lo hanno reso unico. Sua la voce che raccontรฒ lo scudetto del Cagliari il 12 aprile 1970. Di fede laziale.
La terza voce era quella di Claudio Ferretti. Era un figlio dโarte. Suo padre, Mario, fu lโautore della frase: โUn uomo solo รจ al comando… Fausto Coppi”. Oltre al calcio prestava la sua voce al ciclismo, atletica, basket e pugilatoโ. Anche lui laziale. Da Genova la voce era quella di Alfredo Provenzali. Sue le partite di Sampdoria e Genoa dallo stadio Luigi Ferraris. Suo pigmalione fu Nicolรฒ Carosio. Cuore per la Samp. Piero Pasini raccontava da Bologna. Ma il suo racconto piรน importante lo fece dalle Olimpiadi di Monaco del 1972. Fu lโunico giornalista testimone dellโassalto di Settembre Nero. Riuscรฌ a eludere la polizia tedesca vestendosi da judoka. Morรฌ facendo il suo lavoro, durante una telecronaca, il 13 dicembre 1981.

Marcello Giannini commentava da Firenze. A lui lโonore di raccontare lo scudetto viola. Durante lโalluvione del 1966 calรฒ un microfono dalla finestra per far sentire il rumore dellโacqua a chi non credeva alla gravitร dellโevento. โPer il sud cโera Tonino Raffa, ma il suo cuore batteva per la Reggina. Le partite di serie B erano affidate a Ezio Luzzi, che godeva ad interrompere i big match segnalando un imperdibile gol magari a Catanzaro.
Il fuorionda tra Ameri e Ciotti
I due erano grandi giornalisti e grandi rivali. Ciotti, soprattutto, un poโ soffriva ad essere il secondo e quasi godeva ad interrompere il suo superiore in grado, Ameri.
Il 27 aprile 1975, era la 27ยช giornata di campionato, quartultima della stagione, con la Juventus che giocava in casa contro la Lazio al Comunale di Torino, mentre il Napoli affrontava l’Inter al San Paolo.โโ Durante la trasmissione di “Tutto il calcio minuto per minuto” successe lโimpensabile. Ameri (da Torino): “Comunque la Lazio con Re Cecconi ha recuperato il pallone, lo lancia sulla testa…”Ciotti (interrompendo da Napoli): “Scusa Ameri, sono destinato ad interromperti oggi. Il Napoli ha portato di nuovo a due le lunghezze di vantaggio segnando con Braglia al 22esimo, 3 a 1 quindi la situazione per il Napoli…”Ameri riprese linea dopo l’interruzione di Ciotti, ma prima che il collega ricominciasse a parlare, pensando di avere il microfono spento, sbottรฒ con con voce chiara e limpida: “Ma come si fa ad essere cosรฌ coglioni?!”
โโSubito dopo la gaffe, il coordinatore Bortoluzzi intervenne dall’ufficio centrale ricordando a tutti i cronisti di “tener chiuso il microfono al termine dell’intervento”. Ameri si rese immediatamente conto di aver commesso unโimprudenza e, riprendendo la cronaca, tentรฒ di giustificarsi dicendo:โโ “Pochi istanti fa siamo stati costretti a respingere l’attacco di un tifoso laziale che voleva entrare in cabina”.โโ Dicesi โpezza a coloriโ Il giorno seguente Ameri e Ciotti furono convocati dal direttore Guglielmo Moretti, figura molto temuta in Rai. Durante il confronto: Ameri mantenne la posizione, ribadendo la presenza di un tifoso molesto. Ciotti accettรฒ le scuse del collega con eleganza. La direzione Rai decise, per quella volta, di non prendere provvedimenti disciplinari. Qualche anno dopo Massimo De Luca raccontรฒ la versione che circolava da anni in redazione. L’insulto era effettivamente rivolto a Ciotti per le continue interruzioni, ma Ameri ebbe la prontezza dโanimo di inventarsi una storia plausibile. I due giornalisti continuarono a stimarsi pur rimanendo rivali. Un atteggiamento estinto.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.itยฎ


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