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Vendetta ad alta quota

Vendetta ad alta quota: il padre che ispirò Schwarzenegger

Una tragedia nei cieli d’Europa si trasforma in vendetta: la vera storia che ha ispirato Arnold Schwarzenegger in “Aftermath”, tra dolore, giustizia e follia

C’è stato un tempo in cui gli autori di Boomerissimo® ripassavano le tragedie dell’aviazione e le commentavano. Forse non sapevamo ancora che un giorno, anche da queste esperienze sanguinose, sarebbe nato questo magazine. Che io ricordi, non abbiamo incrociato una delle vicende più scioccanti della storia dell’aviazione, dove tutti gli ingredienti di un disastro aereo incontrano quelli del true crime, trasformandosi in una specie di incubo. 

Vendetta ad alta quota
Vendetta ad alta quota, la fiction e la realtà – Boomerissimo.it®

L’incontro avviene il 24 febbraio 2004, vicino a Zurigo. Peter Nielsen, trentasei anni, controllore di volo traumatizzato e già in pensione, vede dalla finestra un uomo seduto nel suo giardino. Uno strano uomo, che ha in mano un foglio di carta. Non sa che c’è scritto il suo nome.  Nielsen esce e chiede cosa vuole. L’uomo parla una strana lingua mista a tedesco, e parla del volo 2937, quello che ha concluso la carriera di Nielsen. Vuole delle scuse, forse Nielsen non è abbastanza pronto a fornirle.  Finirà ucciso davanti alla sua famiglia, dissanguato dopo una serie di coltellate. Una vicenda tragica che ha distrutto due famiglie e che molti anni dopo è diventata un film con Arnold Schwarzenegger.

Omicidio di un controllore di volo

L’assassino si chiama Vitaly Kaloyev, e la strada che l’aveva portato nel giardino di quella villetta zurighese è dolorosa, e parte da lontano, e precisamente da uno dei più drammatici incidenti della storia dell’aviazione europea. In una palla di fuoco sopra la Germania, Kaloyev aveva lasciato sua moglie, e i suoi bambini, pochi anni prima. Molte erano state le cause, ma uno solo il responsabile diretto: il controllore di volo Peter Nielsen.

Peter Nielsen il controllore di volo ucciso – Boomerissimo.it®

Da anni Kaloyev aspettava delle scuse, delle spiegazioni. Non ne aveva mai ricevute. Aveva chiesto a Skyguide, l’azienda responsabile del controllo aereo di incontrare Nielsen, sperando di potersi fare una ragione della sua tragedia. Nessuno aveva risposto. Alla fine aveva deciso di fare da solo: un anno prima aveva assunto un investigatore privato. Obiettivo: rintracciare l’indirizzo dell’uomo che con le sue decisioni aveva distrutto la sua famiglia. Lo ammazzò in preda a un rapstus: non scappò. Arrestato il giorno dopo, sosteneva di non ricordarsi niente. La sua vita era comunque finita, i conti adesso erano chiusi, come fosse successo era senza importanza.

Notte tragica a Überlingen

Tutto era cominciato due anni prima, alle 23:35 del primo luglio 2002. La notte tragica in cui due aerei si scontrarono a diecimila metri di altezza sopra Überlingen, una cittadina turistica tedesca. Erano un Tupolev russo della Bashkirian Airlines con sessantanove persone a bordo e un Boeing cargo della DHL con due piloti. Settantuno vite spazzate via in un istante. Una palla di fuoco che spezza una notte d’estate. Gli occhi che puntano in alto, rottami fiammeggianti che cadono dal cielo, ma non sono stelle cadenti. Sono corpi, vite appena spezzate, un disastro dalle dimensioni di una tragedia mitologica.  I rottami dell’impatto cadono su un’area di trenta chilometri. Un fotografo locale racconta di aver visto quattro o cinque palle di fuoco passare sopra la sua testa.

La famiglia Kaloyev – Boomerissimo.it®

Tra quelle palle di fuoco ci sono quarantasei bambini che vengonoda Ufa, remota città nel Bashkortostan. Sono figli di famiglie importanti, un’élite dorata che viaggia verso la Spagna per una gita UNESCO. Tra loro c’erano Konstantin Kaloyev, dieci anni, e sua sorella Diana, quattro anni, con al collo una delicata collana di perle. Viaggiano con la madre Svetlana di quarantaquattro anni. A Barcellona li sta attendendo il padre (e marito), l’architetto Vitaly, architetto di successo, che lavora all’estero e aspetta all’aeroporto di abbracciare la sua famiglia.  Nella notte, a coordinare il volo di infiniti puntini sullo schermo c’è Peter Nielsen. È solo: sta violando il regolamento perché si dà il cambio con un collega che pisola in un’altra stanza. Un uomo per due schermi, che non sa che tutto intorno a lui è pronto a creare una tragedia. Il sistema è in manutenzione, il radar principale è spento, nemmeno i telefoni funzionano. Anche il sistema ottico anti-collisione che dovrebbe avvertirlo con minuti di anticipo di ogni possibile incrocio pericoloso non funziona. È stato disattivato. La sicurezza del traffico che brulica sopra la sua testa è affidata al TCAS (Sistema Anti Collisione) installato sugli aerei in volo. A diecimila metri di altezza il sistema sugli aerei funziona perfettamente, ma quando il rischio di una collisione in volo si manifesta, Nielsen va nel panico e dà le istruzioni che finiranno per guidare i due aerei uno contro l’altro. I piloti del Tupolev ricevono dalle torre istruzioni che contraddicono quelle dei loro strumenti. Devono decidere se seguire la macchina o seguire l’uomo che ha l’autorità in una situazione del genere. Com’è loro dovere, scendono di quota. E finiscono per schiantarsi contro il Boeing che vola sotto di loro. 

La tomba della famiglia Kaloyev – Boomerissimo.it®

Vitaly Kaloyev, un padre che aveva perso tutto quello che aveva, arrivò sul posto nei giorni seguenti. Partecipò alle ricerche. In uno snodo drammatico, fu lui a trovare la collana di perle rotta di Diana. Poi trovò anche il corpo di sua figlia, ancora intatto perché gli alberi avevano attutito la caduta. Svetlana fu trovata poco lontano in un campo di mais. Konstantin sull’asfalto davanti a una fermata dell’autobus. Skyguide, l’azienda di controllo, è minacciata da cause legali devastanti. Cerca di insabbiare tutto quello che può e di dare la colpa ad altri. Forse su indicazione degli avvocati, non si scusa con nessuno. Quando Kaloyev torna in Ossezia del Nord è un uomo distrutto. Il suo primo anno lo passa quasi interamente al cimitero. In casa costruisce un santuario. Tiene la culla di Diana, piena dei suoi giocattoli. Il suo crollo psicologico è evidente a chi lo incontra. Sui social lascia frasi disperate.

“Non riesco a superare questa tragedia. Non ho forze”
– Vitaly Kaloyev sui social nerwork

La tragedia sbarca a Hollywood

La tragedia rimbalza sui giornali e risuona immediatamente nella grande fabbrica dei sogni e degli incubi: Hollywood. Arnold Schwarzenegger, a caccia di una nuova immagine dopo i fasti da supereroe e quelli da governatore, si riconosce in Vitaly e decide di interpretarlo. Nel 2017 esce”Aftermath”: la storia è trasferita in Ohio, i nomi sono cambiati, ma gli eventi seguono la vicenda reale. Schwarzenegger, abituato a interpretare eroi invincibili, interpreta ora un uomo spezzato dal dolore, che cerca risposte e viene spinto all’angolo da un muro di silenzio. Cerca solo qualcuno che gli dica “mi dispiace, abbiamo sbagliato”. Ma quelle parole non arrivano mai e lo spingono verso la vendetta.

Vendetta ad alta quota
Aftermath, la locandina – Boomerissimo.it®

Il sistema ammise le sue colpe solo nel 2007, tre anni dopo l’omicidio, condannando i dirigenti di Skyguide per omicidio colposo. Era troppo tardi per Peter Nielsen, morto nel suo giardino. Troppo tardi per Svetlana, Konstantin e Diana Kaloyev, caduti dal cielo sopra Überlingen. Troppo tardi per i quarantasei bambini che non videro mai le spiagge spagnole. Troppo tardi per l’unico sopravvissuto, l’omicida: Vitaly Kaloyev. 

Vitaly Kayolev: un epilogo allucinante

Kayolev era stato catturato con facilità, non aveva fatto nessun tentativo di nascondersi.  Il tribunale svizzero lo condannò per omicidio premeditato a otto anni, poi ridotti a cinque anni e mezzo. Fini per uscire di prigione ancora prima: nel novembre 2007.

Una tragedia, una vendetta – Boomerissimo.it®

L’epilogo della vicenda non è meno scioccante del resto della storia, e non lo definiamo sorprendente solo perché conosciamo un po’ la psicologia profonda dell’oriente russo.  Al suo ritorno in Ossezia del Nord, Kayolev fu accolto come un eroe da migliaia di persone che lo aspettavano all’aeroporto. Un russo che aveva subito una terribile ingiustizia e che tornava avendo pareggiato i conti. Eseguendo da solo il verdetto che i tribunali avevano negato. Fu nominato vice ministro delle costruzioni della sua regione e nel 2016 ricevette la più alta onorificenza locale: la medaglia “Alla Gloria dell’Ossezia“. Una storia drammatica e allucinante si concludeva nel modo più drammatico, e certamente più allucinante.

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®

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