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Delitto Olgiata

Alberica FIlo della Torre: il colpevole era l’indagine

Un omicidio irrisolto, un colpevole trovato correggendo gli errori del passato

Ci sono omicidi di cui non si scoprirà mai il colpevole. Troppo tempo passato, prove degradate, indagini forensi fatte male.

Delitto Olgiata
Alberica Filo della Torre – Boomerissimo.it®

Poi, direbbero i complottisti, alcuni sono stati insabbiati, per coprire chissà cosa e chissà chi. A meno che si tratti di questioni economiche di una certa sostanza, sono più propensa a credere che, se un colpevole non si trova, non è questione di poteri occulti, ma di indagini fatte con pochi mezzi o male.  

Roma, 10 luglio 1991

Olgiata, zona residenziale esclusiva a nord di Roma.  In una villa nell’esclusivo quartiere, i preparativi fremono. Oggi è l’anniversario di matrimonio dei proprietari, l’imprenditore Piero Mattei e la contessa Alberica Filo della Torre. Donna di antica nobiltà, ha sposato in seconde nozze l’imprenditore. Le sue prime nozze furono annullate dalla Sacra Rota. Alberica appartiene al ramo napoletano dei conti di Torre Santa Susanna.  Ha due due figli e occupa il suo tempo dedicandosi alla filantropia.

Famiglia Mattei
Alberica Filo della Torre con il marito e i figli (screenshot YouTube)- Boomerissimo.it®

Quella mattina il marito è già al lavoro quando una delle due domestiche, Violeta, alle 7.45, le porta la colazione.  In casa ci sono i figli, due domestiche filippine, la babysitter inglese Melanie Uniacke e quattro operai che stavano allestendo la festa per l’anniversario.  Alle 8:30 la contessa va di sotto per poi risalire in camera dopo un quarto d’ora. E’ l’ultima volta che viene vista viva. Verso le 9:15 la bambina va di sopra perché vuole salutare la mamma. Violeta l’accompagna, deve ritirare il vassoio. Alberica non risponde, la porta è chiusa. Forse si è riaddormentata, pensano. Verso le 10:30 cominciano a preoccuparsi. La contessa non resta mai a letto così tardi. Decidono di entrare con la seconda chiave. Alberica è riversa a terra, con le braccia aperte e la testa completamente avvolta in un lenzuolo, insanguinato.  

Le indagini

Vengono chiamati subito i carabinieri. I primi ad arrivare sono quelli del posto, seguiti a breve dal Nucleo Operativo Radiomobile dei Carabinieri (la squadra investigativa più specializzata). La villa  a quel punto è ufficialmente una scena del crimine. La donna è stata colpita alla testa con un oggetto contundente e poi strangolata con il lenzuolo usato per avvolgerle il capo.  

la villa dell'Olgiata
La villa del delitto (screenshot YouTube)- Boomerissimo.it®

I rilievi della Scientifica dei Carabinieri partono subito: repertazione del lenzuolo, dello zoccolo insanguinato (ipotizzato come arma del colpo alla testa), gioielli mancanti (furto evidente), orologio della vittima, indumenti, insomma tutto il cucuzzaro. Le ipotesi principali messe sul tavolo dagli inquirenti sono il delitto passionale e una rapina finita male. Partono gli interrogatori. I possibili indiziati così come individuati allora sono il marito, che però aveva un alibi di ferro, il figlio della governante, Roberto Jacono e Manuel Winston Reyes, un ex dipendente licenziato poco tempo prima.

Roberto Jacono
Roberto Jacono all’epoca degli avvenimenti (screenshot YouTube)- Boomerissimo.it®

Jacono è un ragazzo con qualche problema.  E’ una persona conosciuta all’interno della casa, quindi sarebbe potuto entrare senza destare sospetti. Sui suoi pantaloni e sulla maglietta vengono trovate macchie rossastre. Prontamente sequestrati, gli indumenti vengono sottoposti all’esame del DNA. La tecnologia limitata dell’epoca dimostrò la sua completa estraneità. Quelle macchie non erano del sangue di Alberica, anzi probabilmente non erano neanche di sangue. Prosciolto. 

Reyes aveva lavorato nella villa per circa due mesi e era stato licenziato poco prima del delitto. Aveva litigato con la contessa a causa di un prestito di un milione che non aveva restituito e perché era stato sorpreso a bere sul lavoro. E’ un ottimo sospetto. Conosce la casa, i codici di accesso e gli orari delle persone che ci vivono. Gli requisiscono alcuni indumenti e li sottopongono all’esame del DNA. Nel suo caso le analisi sono prive di risultato, non riescono ad ottenere un profilo conclusivo.Le indagini sono sospese nell’autunno 1991 per evidente “vicolo cieco”. Non può mancare l’ipotesi complotto. Tra il 1993 e 1996 viene seguita una pista collaterale sui fondi neri SISDE (legami presunti del marito). Nessun collegamento trovato, quindi viene archiviata con un nulla di fatto e una querela per diffamazione da parte di Mattei.

La tenacia del marito

Nel 2007 Pietro Mattei, che si era sempre opposto alle richieste di archiviazione, chiede nuove analisi sui reperti conservati (il lenzuolo e il Rolex della vittima).  Le analisi ancora una volta non danno esiti certi. Finalmente il nuovo PM Maria Francesca Loy ottiene l’intero fascicolo e affida i reperti al RIS Carabinieri di Roma.

l'assassino dell'Olgiata
Manuel Winston Reyes a processo (screenshot YouTube)- Boomerissimo.it®

Su 51 macchie di sangue campionate sul lenzuolo usato per strangolare la vittima, una minuscola traccia ematica diluita, proveniente da un’abrasione al gomito sinistro di Reyes, ha restituito un profilo DNA certo dell’ex domestico. Lo stesso DNA fu identificato anche sull’orologio della vittima, mai veramente analizzato nel 1991.  Il comandante del RIS definisce la prova «scientificamente devastante». Le analisi precedenti dei consulenti tecnici della Procura si dimostrano completamente negligenti.

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Mentre il RIS lavora, il PM Francesca Loy riesamina gli atti del 1991 e scopre che la Procura aveva disposto intercettazioni telefoniche su Reyes fin dai primi giorni. Tra le bobine c’era una conversazione (mai trascritta né ascoltata per 20 anni) in cui Reyes parlava con un ricettatore del furto dei gioielli di Alberica. Questa intercettazione, allegata agli atti ma “dimenticata”, costituiva una prova di colpevolezza già nel 1991. Reyes nel frattempo aveva avuto una figlia che aveva chiamato con un che di sinistro proprio Alberica.  Manuel viene arrestato nel 2011. Rende una confessione piena. Era andato alla villa per farsi riassumere, ma prima aveva bevuto whisky per farsi coraggio. Vedendolo la contessa aveva urlato spaventata, e lui, per farla tacere l’aveva colpita con uno zoccolo di legno e strangolata con il lenzuolo stesso. E aveva preso i gioielli.

Il delitto dell’Olgiata – Boomerissimo.it®

Al processo viene condannato a 16 anni.  Nel 2024 la Cassazione ha accolto il ricorso dei figli Manfredi e Domitilla Mattei contro i tre consulenti tecnici della Procura per negligenza nelle analisi del 1991-2008; è in corso un nuovo processo civile per risarcimento danni. La Fondazione Alberica Filo della Torre sostiene oggi attività di ricerca forense e progetti sociali in memoria della vittima.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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