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Corrado addio

Quando Corrado sbatté la porta: un addio da signore

Il giorno in cui la TV italiana perse la sua eleganza: la storica risposta di Corrado all’attacco del Presidente Rai, Paolo Grassi. Solo il Re dei presentatori poteva tirare un colpo così.

Se devo dire la verità, a casa mia la televisione nazionalpopolare non è mai andata per la maggiore. Mio padre non era certo un fine intellettuale, dal punto di vista accademico. Ma era un uomo di cultura immensa, totalmente autodidatta, che la TV delle masse non la sopportava per ragioni sue, non per posa.

Corrado addio
Corrado si arrabbiò per davvero – Boomerissimo.it

Il varietà del sabato era bandito, e così mi sono perso tutto il meglio di leggende come Mina e la Vanoni. Sanremo era stato messo all’indice: mia nonna (sua mamma) esiliata a casa sua durante la manifestazione canora, che si godeva insieme a mia sorella. Tortora era “il cravattaro”. In tutto questo panorama di distruzione, che io ricordi, l’unico amnistiato era Corrado. Si poteva sentire alla radio “La Corrida” e soprattutto era stata ammessa la visione domenicale della sua “Domenica In”. Forse era la pigrizia domenicale, ma forse era anche che l’innata signorilità di Corrado, il suo humour leggero lo aveva fatto graziare insieme a un pugno di altri personaggi come Raimondo Vianello. E così, per una ragione o per un’altra, casa nostra era parte di quell’immenso fenomeno nazionale che il presentatore romano aveva creato, portando televisione dove prima non c’era, e riempiendo uno spazio sostanzialmente vuoto di chiacchiere, leggera ironia, un nulla ben architettato, ben registrato e misteriosamente intelligente. Tutto ciò durò per ben tre anni, fino al fatale 24 luglio del 1979, quando la televisione italiana assiste a uno degli episodi più elegantemente devastanti della sua storia. In studio c’è lui, Corrado Mantoni, il gentiluomo della TV che da tre anni teneva compagnia agli italiani. Ma quella sarebbe stata l’ultima volta al timone di quel programma che ha segnato un’epoca televisiva.

Il re della domenica 

Corrado non era solo un conduttore, era in quel momento pre-pippico della TV italiana, il conduttore. Dei 20 milioni di spettatori pomeridiani abbiamo già detto: era una cifra da capogiro che oggi sarebbe fantascienza anche solo immaginare, e che si ripeteva ogni domenica, senza nessuna ragione precisa, che non fosse Corrado.

Pippo, Mike, Corrado, Enzo Tortora: una Tv dell’altro mondo – Boomerissimo

Stavamo la domenica pomeriggio, a sonnecchiare dopo abbondanti pranzi in sua compagnia, tra varietà, giochi, carezzati da quella inconfondibile eleganza che sapeva parlare a tutti, accendere piccoli lampi di interesse senza effetti speciali, senza mai scadere nel volgare. Il segreto del suo successo era forse la naturalezza disarmante. Come gli attori migliori di Hollywood, che ammiravamo per come scendevano da una macchina, come si sedevano, senza mai farci sentire che stavano interpretando una parte, Corrado non recitava, semplicemente era. Un conduttore totalmente anti-teatrale, e forse qui c’è la chiave dell’inghippo che avrebbe portato alla fine di quella notevole esperienza di spettacolo non-spettacolo.

L’intervista che cambiò tutto

A dirigere la Rai in quel 1979, dopo la Riforma (maiuscola voluta) che ci aveva regalato anche il Terzo Canale (wow) c’era un intellettuale di spicco: Paolo Grassi, presidente della RAI lo era dal 1968, agli albori della lottizzazione che dopo il centro-sinistra di Fanfani e Moro aveva regalato un pezzo di televisione nazionale alla sinistra. E in particolare ai socialisti, non ancora post-socialisti ma pienamente compresi in quel ruolo di educazione delle masse che, pur con intenzioni diverse, la sinistra del tempo condivideva con il padre della TV di stato, il cattolicissimo Ettore Berbabei.

Strehler e Paolo Grassi
Giorgio Strehler, Paolo Grassi, Palazzo Carmagnola – Boomerissimo.it

Forse sconcertato dai successi di una TV che minacciava di uscire dal suo rulo maieutico di educatrice delle masse, Paolo Grassi, uomo della Resistenza, fondatore con Giorgio Strehler del Piccolo Teatro di Milano  rilascia un’intervista alla rivista Panorama che fa tremare i piani alti di Viale Mazzini. Le sue parole sono taglienti come una lama: i programmi varietà domenicali della “sua” TV sono pura “cretineria”. Nel mirino finiscono sia “Domenica In” di Corrado che “L’altra domenica” di Renzo Arbore.

Quando manca l’eleganza manca tutto – Boomerissimo.it

Un bombardamento a tappeto. Grassi non sopporta quella televisione popolare che pure fa ascolti da record. E forse non la sopporta proprio perché fa ascolti da record, permettendosi il lusso di non educare nessuno alla Commedia dell’Arte, allo spettacolo popolare sì, ma “alto”. La TV di Corrado, per quanto elegante, è proprio popolare, non vuole insegnare nulla a nessuno, se non a divertirsi in modo passabilmente intelligente e con un po’ di buona creanza (guardandolo in retrospettiva, per la TV di oggi sarebbe già un “vasto programma”). Ve lo abbiamo raccontato proprio qui su Boomerissimo, Grassi era un “milanese di sangue pugliese, impulsivo e determinato”, un temperamento di grande democratico che però mal si conciliava con visioni troppo alternative alla sua (forse per questo mio padre lo teneva in altissima stima). Pur riconoscendo Corrado come “buon professionista”, lo attacca per “la quantità oraria di esposizione” e per quel modo di “parlare al pubblico” che trova essere, appunto, “un fatto di cretineria”. Nientemeno. Possiamo immaginare lo stupore e il disappunto di Corrado alla lettura di Panorama. Le possibilità che ha davanti sono il silenzio, l’indifferenza di chi fa finta di non avere sentito (un grande classico italiano) oppure la polemica aperta. Invece sceglie una via tipicamente corradiana: l’eleganza. Nell’ultima puntata di “Domenica In” della stagione, davanti a milioni di telespettatori, Corrado acchiappa il microfono, si fa puntare la telecamera in faccia, come raramente faceva, e risponde  a Grassi senza mai nominarlo. Le sue parole resteranno scritte nella storia della TV.

“Ci dispiace di aver appreso l’opinione che sembra sia stata espressa da un altissimo dirigente televisivo:
‘Domenica In?! Trovo che parlare al pubblico come parla Corrado per tutte quelle ore sia un fatto di cretineria’.
Beh, se questo fosse vero, ma io non voglio crederci… io penso che l’immenso, meraviglioso pubblico che ci ha seguito per ben tre anni, sappia benissimo distinguere, da solo e intelligentemente, quali sono le vere cretinerie.”
–Corrado

Le conseguenze del gesto sono immediate. Il diktat di Paolo Grassi diventa realtà, forse al di là delle sue stesse intenzioni: nella stagione 1979-1980 sia “l’Altra Domenica” che “Domenica In” spariscono dal palinsesto RAI. Al posto di Corrado arriva Pippo Baudo, che vivrà una delle rare sconfitte della sua carriera. Nonostante anni di tentativi generosi e la caratteristica grinta non potrà mai eguagliare gli ascolti leggendari di Carrado. Ma è solo l’inizio di un addio molto più definitivo: il sodalizio tra il conduttore romano e la televisione di Stato finisce per sempre. Come Mike Bongiorno, come tanti altri pezzi pregiati della TV di Stato, Corrado contribuisce alla nascita di una nuova televisione, quella privata.

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La continuità non si spezza però del tutto, almeno a casa mia. Perché il programma più classico del Corrado “privato”, il “pranzo è servito” resterà un solido protagonista della nostra ora di pranzo. Domenica In, invece, comincerà e proseguirà la sua discesa, fino al livello “Mara Venier”, quello della sgangheratezza del villaggio-vacanze trasformato in villaggio-TV. Conseguenze nefaste, eterogeneità dei fini, dello zelo intellettuale di chi della TV voleva fare un tempio, anzi un teatro dedicato all’educazione del popolo.

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it

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