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Attacco ad Aldo Moro: l’auto dei misteri e le sue domande

Le auto del caso Moro tra sangue, cronaca e misteri mai risolti. Via Fani raccontata attraverso i dettagli che fanno la storia

A seconda dell’età, gli americani sanno dire con precisione dove si trovavano in due date particolari: il 22 novembre del 1963, giorno dell’assassinio di JFK a Dallas e l’11 settembre del 2001, l’attentato alle Torri Gemelle a New York.

aldo moro
Moro e la Austin Morris – Boomerissimo.it

Personalmente io ricordo esattamente dov’ero  e cosa stavo facendo in due esatti momenti della storia recente: il 13 maggio del 1981, l’attentato a Papa Giovanni Paolo II e il 16 marzo del 1978, il rapimento di Aldo Moro.

Non sto dando più valore a questi momenti rispetto ad altri, ma posso rammentare esattamente dove fossi. Sorvolo sull’attentato al Papa perché per me in scuola cattolica ha portato dozzine di ore a dire rosari e preghiere varie, seppur durante l’agognata gita scolastica.

Il rapimento e la diretta

Quel 16 marzo ero a casa. Avevo un simil raffreddore e gongolavo felice per non essere andata a scuola. L’equazione scuola=patibolo me la sono portata dietro fino ad adesso che sono dall’altro lato della barricata. 

Mi gingillavo per casa, leggiucchiando, facendo solitari con le carte, in silenzio ovviamente, perché essendo presente mio nonno, i rumori molesti non erano tollerati. In realtà erano permessi i suoi rumori molesti che superavano di molti decibel il livello di inquinamento acustico, il suo fumare continuo (la presenza di bambini in casa non era ostacolo per lui) e il suo buttare cenere ovunque, tra la disperazione di mamma che lo rincorreva con la scopa.

Intorno alle dieci irruppe la tragedia in casa, l’edizione straordinaria del telegiornale diede la notizia del rapimento di Aldo Moro. Non che mi interessassi di politica, ma era evidente che l’evento occorso era grave.

Via Fani
Via Fani nell’immediatezza degli avvenimenti (Di Bramfab – [Fonte: http://www.sisde.it/Gnosis/Rivista4.nsf/ServNavigE/5%5D, Pubblico dominio, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=839541) – Boomerissimo.it

Noi lo sentimmo alla TV, ma fu la radio a comunicare la notizia per prima.  Alle  9:25 del 16 marzo 1978, circa venti minuti dopo l’agguato, un’edizione flash del GR2, condotta da Cesare Palandri, comunicò la notizia all’Italia.

La tempestività della notizia fu dovuta ad un caso fortuito. Un redattore del giornale radio, passando incidentalmente dal luogo dell’attentato, telefonò al proprio direttore, Gustavo Selva, che dopo un controllo presso la Questura centrale, trasmise questo flash di circa un minuto e mezzo. 

Poco dopo le dieci,  il sempiterno ed onnipresente Bruno Vespa, condusse un’edizione straordinaria del TG1. Durante il telegiornale, Vespa lesse anche il comunicato delle Brigate Rosse all’ANSA. Dopo  pochi minuti Paolo Frajese tornò da via Fani con il servizio appena girato.

Ricordo anche molto bene il servizio di Frajese. Mi sentivo profondamente a disagio guardando costui che con il suo operatore si aggirava tra pozze di sangue e cadaveri. Era una scena tragica. Tra le altre cose, Frajese era lì in contemporanea con le forze dell’ordine, spostando bossoli e inquinando la scena, diremmo oggi.

Il giornalista della Rai commentava mentre camminava liberamente sulla scena del crimine, muovendosi tra le automobili crivellate di colpi e i corpi degli uomini della scorta di Aldo Moro coperti da teli bianchi. Le riprese mostravano l’assenza di  delimitazione o protezione della scena del crimine.

Durante il servizio, realizzato come un unico piano sequenza senza montaggio a causa delle limitazioni tecniche dell’epoca, il giornalista indicava e descriveva: “ecco la macchina con i corpi degli agenti che facevano parte della scorta dell’onorevole Moro coperti da un telo”, mentre la telecamera indugiava sui dettagli più drammatici.

Per quanto oggi possa apparire inappropriata, la presenza del giornalista era coerente con le procedure investigative dell’epoca. Nel 1978, le metodologie di sopralluogo sulla scena del crimine erano profondamente diverse da quelle attuali, molto meno sistematiche e scientifiche rispetto agli standard moderni.

Le macchine

Le macchine mi rimasero impresse. Crivellate di colpi e con le portiere aperte a mostrare quanto fosse stato inatteso l’agguato. Nei tre minuti di fuoco, solo uno degli agenti riuscì ad uscire e ad esplodere qualche colpo prima di essere ucciso.

Protagoniste involontarie di quel massacro, le automobili erano diverse. 

Le auto dell’agguato – Boomerissimo.it

La Fiat 130 Berlina Blu, auto di rappresentanza su cui viaggiava Aldo Moro, era guidata dall’appuntato dei Carabinieri Domenico Ricci. Davanti con lui c’era il caposcorta, maresciallo Oreste Leonardi. La Fiat 130 allora rappresentava il top di gamma della casa torinese.

L’auto di scorta era un’Alfetta 1.8 Bianca con a bordo tre tutori dell’ordine: il vicebrigadiere Francesco Zizzi e gli agenti Giulio Rivera e Raffaele Iozzino.

I brigatisti usarono una Fiat 128 Bianca con targa del corpo diplomatico, guidata da Mario Moretti, che bloccò l’auto di Moro frenando bruscamente all’incrocio e una Fiat 132 Blu per portare via Aldo Moro dopo il sequestro, targata Roma P79560. La vettura venne poi abbandonata in via Licinio Calvo e individuata dalla polizia poco dopo.

Secondo ricerche documentate e dagli atti della Commissione d’inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro, istituita nel 2014,  sulla scena erano presenti anche altre automobili. Automobili che seppur non sono state attivamente coinvolte, hanno rivestito un ruolo degno di essere indagato. 

Una di queste è una Austin Morris Blu, targata Roma T50354. 

L’ Austin Morris Mini Clubman Estate

La Mini Clubman Estate presente in via Fani era una station wagon compatta appartenente alla terza generazione della famiglia Mini, prodotta dalla British Motor Corporation (BMC) e successivamente dalla British Leyland.

Austin Morris
Una Austin Morris Clubman Estate del 1978 (Abrimaal, CC BY-SA 3.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0, via Wikimedia Commons) – Boomerissimo.it

Questo modello rappresentava l’evoluzione delle precedenti Morris Mini Traveller e Austin Seven Countryman, che manteneva la filosofia di una vettura pratica e versatile ma con un design più moderno rispetto alla Mini classica.

Rispetto alla Mini berlina tradizionale aveva il frontale completamente ridisegnato con linee squadrate anziché tondeggianti, finestrini laterali che si abbassavano completamente (a differenza dei vetri scorrevoli delle prime Mini), e soprattutto il portellone posteriore per un maggiore spazio di carico. 

L’esemplare presente in via Fani era la versione con motore 1100cc, introdotta nell’ottobre 1975.

La vettura era parcheggiata all’incrocio tra via Fani e via Stresa in un posto che era riservato al Ford Transit di un fiorista ambulante, Antonio Spiriticchio. Il Transit era sempre lì, tranne il lunedì, giorno di riposo di Spiriticchio, consuetudine nota a tutti, anche ai brigatisti. La notte tra il 15 e il 16 marzo 1978, due membri delle Brigate Rosse, Raffaele Fiore e Bruno Seghetti, si recarono dove abitava Spiriticchio, e forarono tutte e quattro le gomme del suo furgone con un punteruolo. Dissero che non volevano fosse coinvolto, ma è molto più probabile che dovessero impedire al fioraio di occupare il suo solito posto la mattina successiva.

Fu così che il 16 marzo al posto del furgone del fioraio era parcheggiata l’Austin Morris. Si trovava  sul lato destro della strada, scostata dal marciapiede di circa 80 cm, in prossimità dell’incrocio con via Stresa, quasi all’altezza dello stop dove il corteo di Moro era stato fermato dalla Fiat 128 con targa del corpo diplomatico dei brigatisti. Questa posizione si rivelò strategica perché impedì all’autista di Moro, l’appuntato Domenico Ricci, di fare manovra e sottrarsi ai brigatisti.

L’auto di Moro – Boomerissimo.it

L’automobile apparteneva alla società immobiliare “Poggio delle Rose”. La società aveva acquistato il veicolo il 2 febbraio 1978 per 2.700.000 lire ed era utilizzato da Patrizio Bonanni.

La presenza dell’Austin Morris in quel punto preciso ha sollevato nel corso degli anni numerosi interrogativi. Uno degli aspetti più dibattuti riguarda la restituzione dell’auto al proprietario dopo appena una settimana dall’attentato.

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Secondo la documentazione del commissario capo della Digos, l’auto fu restituita con una fiancata danneggiata dai colpi sparati durante l’agguato. All’interno del veicolo, nell’intercapedine della portiera anteriore sinistra, fu rinvenuto un proiettile che secondo il verbale era “oggetto di separato verbale”, ma questo documento non è mai stato ritrovato.

Secondo alcune ricostruzioni, la società “Poggio delle Rose” sarebbe stata una società di copertura dei servizi segreti.

Moro e l’auto del mistero – Boomerissimo.it

L’Austin Morris fu venduta nel 1981 ad una signora per poco più di tre milioni. 

Tutte le auto dell’agguato esistono ancora: la Fiat 130 si trova presso il Centro Ricerche della Motorizzazione Civile di Roma in ottimo stato, con i fori dei proiettili ancora visibili; L’Alfetta 1.8 è nel deposito giudiziario della Questura di Roma, deteriorata dalla ruggine ma con le tracce dell’agguato ancora evidenti;

la Fiat 128 dei brigatisti è quella che ha avuto la peggio. Conservata presso la Questura di Roma nelle peggiori condizioni, ha gli interni distrutti dal tempo.

Della Austin Morris si sono perse le tracce. Ha portato con sé i suoi misteri.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it® 

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Comments (

11

)

  1. Anonimo

    Patrizio Bonanni era figlio di un ex collaboratore dei servizi segreti militari inglesi durante la seconda guerra mondiale, Lanfranco.
    Aleth

  2. Anonimo

    Va detto per onestà intellettuale, che il primo a indagare sull´Austin Morris come sulla Mini Cooper, fu Carlo D´Adamo che nel 2014 pubblicò un libro che segnò una vera svolta nella storia del caso Moro : Chi ha ammazzato l´agente Iozzino, Pendragon, Bologna 2014. Patrizio Bonanni e Tullio Moscardi, l´intestatario della Cooper, erano bensì conosciuti fin dal 1978, essendo stati identificati e verbalizzati : ma nessuno aveva indagato su di loro : Carlo scoprì che Moscardi era stato membro della decima mas durante la guerra, specialista in sabotaggi e reclutatore di sabotatori, poi membro della banda Versino di fanatici fascisti che volevano agire come guerriglieri stay behind contro gli angloamericani dopo la resa. Ma tutti costoro, come anche Junio Valerio Borghese, furono salvati dall´OSS, il servizio segreto militare americano antesignano della CIA, e riciclati in funzione anticomunista fin dal ´45.
    Successivamente nel 2018, D´Adamo pubblicò il libro Coup d´état in via Fani, con James Hepburn Jr, Pendragon Bologna 2018, dove ampliò e sviluppò le sue fondamentali ricerche.
    La Moro2 ed in particolare Gero Grassi, si appropriarono dei suoi studi ma la commissione finì con l´insabbiarle e smentirle, facendo leva su alcuni errori minori commessi dall´autore che non ne inficiavano affatto le conclusioni principali.

    Aleth

  3. Anonimo

    Anche la Mini Cooper verde dal tettuccio nero fu messa in posizione strategica, davanti al bar Olivetti, per nascondere terroristi alla vista del convoglio di Moro che sopraggiungeva : il testimone oculare Alessandro Marini ad esempio, ne vede due sbucare tra due macchine parcheggiate ibidem, che altro non possono essere se non la Cooper e la 127 rossa contromano dopo di essa per chi come Marini osservi la scena da Fani bassa ; e sono questi due ad uccidere Iozzino a raffiche di mitra sempre stando a Marini, confermato qui da due nuvole di bossoli repertati tra le due macchine dalla Scientifica : B e K.

    Abbiamo dunque solo 3 vetture parcheggiate nel segmento dell´agguato, dove si spara : l´Austin appartiene al figlio di un ex agente segreto filoinglese, ed è intestata alla Poggio delle Rose che lavora con la Fidrev, società di auditing del ministero dell´interno e dei servizi fin da epoca fascista ; la Mini Cooper è di ex ufficiale della decima mas ; la 127 rossa è di autorità deviate, come si evince dalla targa e come spiegherò dopo.

    Questa è LA linea di ricerca che porta alla verità sul caso Moro, e che io ho ripreso e sviluppato scoprendo di Lanfranco e di altri che dirò.

    Aleth

  4. Anonimo

    Ringrazio questo sito della cortese ospitalità, non invasiva perché non richiedente registrazione, non censurante : un unicum sul web oggi.

    Cosa fa pensare, che moscardi e bonanni furono complici del golpe di Fani ? Cosa li accomuna, oltre alla posizione strategica in cui parcheggiarono la sera prima ? Li accomuna il fatto che entrambi domiciliavano all´epoca al 109 (il civico del bar Olivetti), dotato di comodo garage condominiale : perché dunque parcheggiare in strada da parte di entrambi, a rischio di farsi rubare la macchina, col garage a pochi passi ? In verità, non tutti gli interni del 109 avevano posto macchina riservato in garage : me lo disse l´inquilina di allora Marta Baliva. Il criterio era : monocamera, niente parcheggio : infatti lei aveva monocamera e doveva parcheggiare la sua 500 in strada. E per inciso, aggiunse che trovava sempre da parcheggiare sotto casa la sera quando rientrava dal lavoro, tranne il 15 marzo : dal che dedusse che i criminali avevano occupato tutti i posti, per poi togliere le vetture non strategiche la mattina presto.
    Invece gli appartamenti più grandi avevano il posto in garage : e quello di moscardi era grandicello, me lo disse l´ex cognata del figlio dell´intestataria. Anche la portiera 5 anni fa mi confermò tramite la Baliva, che il B 18 al III piano ha posto in garage. Perché dunque moscardi la mise fuori la sua cooper ?
    Che bonanni poi, avesse più di un monocamera, mi pare ovvio sia perché era il figlio del costruttore del 109 lanfranco, palazzinaro (l´ex agente segreto) ; sia perché sua cugina acquisita Lina Procopio che pure abitava al 109 lo aveva, figuriamoci lui.

    Aleth

  5. Anonimo

    Per capire il caso Moro bisogna visualizzare i luoghi, sia come apparivano allora, sia oggi ; osservarli bene : a tal fine, ho curato un documentario che potete vedere gratis qui, in edizione ridotta :



    e qui, in edizione completa :
    https://www.facebook.com/61570435947624/videos/1918504318679607
    https://www.facebook.com/61570435947624/videos/1129847274827777
    Aleth

    1. Antonietta Terraglia

      Grazie. Lo guarderemo!

      1. Anonimo

        Grazie a voi, siete davvero unici !

        Aleth

      2. Anonimo

        Gentile Sig.ra Terraglia,

        visto che Lei ha scritto un articolo, questo sopra, ben documentato sul caso Moro, segno che Lei è persona seria e studiosa ; visto che il caso Moro sta morendo, in mano a cassettari e vulgatari di regime che impazzano sul web, sui libri, al cinema e tv ; e visto infine, che se ben comprendo, il vostro sito si rivolge ai boomer, che ovviamente per motivi generazionali e demografici, sono molto interessati al caso Moro e sono milioni ; visto tutto questo, e la Sua disponibilità democratica ad ospitare ricerca seria senza censure e timori reverenziali ; volevo allora proporvi di creare una sezione speciale di questo vostro sito dedicata esclusivamente al caso Moro, alla quale io, che studio il tema da 7 anni, potrei volentieri collaborare con le mie ricerche ; il Suo collega potrebbe curarne la documentazione visiva (foto, video, riproduzione documenti etc.). Manca infatti un punto di aggregazione, un forum di discussione critica e costruttiva libero e serio per l´approfondimento di questa tragedia epocale della nostra storia.
        Cordiali saluti e buon pomeriggio,
        Aleth

      3. Antonietta Terraglia

        Ci contatti per mail usando la mail che trova sul sito. Grazie

  6. Anonimo

    È una storia che tutti dovrebbero conoscere : tra il 2010 e il 2014 grosso modo, lo studioso Carlo D´Adamo scopre gli agganci della Poggio delle Rose con la Fidrev e quindi con i servizi ; e che la Cooper era di un ex decima mas. Nel 2014 inizia i lavori la Moro2, proprio quando esce il primo libro del D´Adamo citato supra. A qusto punto, anzi già dal 2013, Carlo ha un´altra brillante idea : rende edotta delle sue scoperte la nota giornalista stefania limiti, che le cita in un suo libro. E la limiti passa la soffiata alla Moro2, in particolare a gero grassi, che la fa sua – per modo di dire.
    Nel senso che a questo punto, il vaso di Pandora è aperto e spalancato, ma il signor fioroni presidente di commissione è lì pronto con paletta e secchiello : non fa audire direttamente né il bonanni (vivente) né la vedova del fu moscardi, tale iannaccone maria (vivente) : no, li fa “escutere” da collaboratori in divisa, compiacenti e sanificatori, che non pongono la domanda-chiave a nessuno dei due : perché non parcheggiaste in garage la sera del 15 marzo 1978 ?

    E fu così che la grande scoperta di Carlo D´Adamo finì insabbiata dalla Moro2.
    Amen.

    Aleth

  7. Anonimo

    Fatto.

    Aleth

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