Il caso Dozier è stato raccontato come un capolavoro investigativo senza ombre. Poi sono emersi i nomi, i metodi e il soprannome più inquietante di tutta la vicenda: professor De Tormentis
Immagino che molti, come me, abbiano imparato a leggere su Topolino. Le avventure Disney e i suoi personaggi appassionavano a tal punto da spingere l’infante a sforzarsi di decodificare quei segni.

Ho avuto una interessante conversazione con alcuni dei miei alunni in merito. Si, ho fatto la maestra pedante. Davanti all’esiguità del loro lessico, a cui è associata la difficoltà di leggere una parola per intero, ho chiesto loro perché non leggessero di più, non necessariamente L’idiota di Dostojevskij. La risposta è stata che loro guardano poco Tik Tok, risposta assolutamente inerente alla domanda. Uno ha tenuto a precisarmi: “anche perché sono finiti i soldi nel telefono di mamma”. E a questo punto ho mollato il colpo. Un po’ per riflettere e un po’ perché ho realizzato quanto il mio modo di pensare sia differente e antiquato rispetto al loro.
Alcuni dei personaggi Disney avevano anche un suono familiare. Paperon De’ Paperoni e Pico de Paperis soprattutto. Mia madre e mio nonno erano portatori sani di un cognome latineggiante, ultimo retaggio di un blasone decaduto. Per me, tutti coloro che portavano un simile cognome dovevano essere o ricchi o professori emeriti. Il tempo e la lettura mi avrebbero presto smentito.
Il rapimento Dozier
Siamo nel 1981, le BR non sono più all’apice della loro popolarità e potenza, ma non sono neppure residuali. E’ cominciata la fase di declino avanzato, ma conservano una notevole capacità offensiva.

Il generale James Lee Dozier, sottocapo di stato maggiore logistico presso il quartier generale delle forze terrestri della NATO nell’Europa meridionale, già compagno di scuola a Westpoint del generale Schwarzkopf (bidon, bidon per intenderci) viene prelevato nella sua casa a Verona da un commando di brigatisti, di cui fanno parte tra gli altri anche Barbara Balzerani e Pietro Vanzi. La moglie viene legata nel locale lavanderia. Arriva puntuale la rivendicazione che dice che il generale è “rinchiuso nel carcere del popolo e sarà sottoposto al giudizio del proletariato”. A parte l’ovvia e qualunquista affermazione di quando e come il proletariato avesse fatto esplicita richiesta di processo a tale personaggio, i brigatisti non sanno che non andrà a finire come con Moro. Lo trasferiscono a Padova dove passerà i 42 giorni della sua reclusione in una tenda da campeggio montata in salotto, con indosso sempre le cuffie con musica ad alto volume. Non c’è un vero e proprio scambio ideologico. Nessuno dei brigatisti parla inglese (vedi a non studiare), mentre il generale, detentore di silver star e di un Master of Science in ingegneria aerospaziale, si inventa un codice alfanumerico per prendere appunti. A fine gennaio i Nocs fanno irruzione e liberano il generale con un’operazione che dura un minuto, senza sparare un colpo. Tutti i terroristi sono arrestati.
Il professor De Tormentis e quelli dell’Ave Maria
Lodi sperticate per la brillante operazione di polizia che ha raggiunto un tale successo senza fare male a nessuno. Forse. Non è esattamente così, come verrà rivelato anni più tardi dal Secolo XIX e dall’Espresso.
All’indomani del rapimento, c’è fermento in questura a Verona. Il ministero si aspetta risultati, in fretta e positivi. C’è Reagan che chiama e da’ il tormento. Il prefetto De Francisci, capo dell’Ucigos (Ufficio Centrale per le Investigazioni Generali e per le Operazioni Speciali) autorizza la squadra con a capo Nicola Ciocia ad usare le maniere forti, lasciando intendere che ci sarà adeguata copertura. Nicola Ciocia, noto come professor De Tormentis non è nuovo a questo tipo di “operazioni”. Con i suoi fedelissimi, quelli dell’Ave Maria, ha già agito in passato per ottenere informazioni dalle BR e dai NAP, successivamente al sequestro Moro. Di lui esiste anche una foto che lo ritrae il giorno del ritrovamento del cadavere del democristiano, accanto a Cossiga. Il modo in cui ottiene le notizie che gli servono non sono la raffinata persuasione psicologica, ma qualcosa di più brutale. Prima che gli americani subissero lo stigma per l’utilizzo del waterboarding a Guantanamo, De Tormentis ne aveva già fatto uso diffuso. La sua variante del waterboarding prevede “acqua e sale” tramite imbuto o tubo in bocca con naso tappato, per simulare annegamento, con un vasto corollario di percosse, finte esecuzioni, scariche elettriche. Ciocia dirigeva personalmente gli interrogatori, con il diktat “nessuno parla tranne De Tormentis”. Così mentre i brigatisti entrano in contatto con il KDS bulgaro interessati all’ostaggio, de Tormentis si mette al lavoro.

Qualche giorno prima della liberazione del generale viene arrestato Nazareno Mantovani, fiancheggiatore BR, nonché autista del furgone che aveva trasportato Dozier in una cassa di legno. Portato in una villetta, viene spogliato e sottoposto alla tortura con acqua e sale. Sviene. Vengono poi arrestati Ruggero Volinia e la sua ragazza, Elisabetta Arcangeli. I due vengono separati in modo che non possano vedersi, ma solo sentirsi. Per lui lo stesso rituale. Per lei si raggiungono altri livelli di abiezione. La donna è seviziata sessualmente (pinze, manganello). Volinia sente le sue urla e crolla: “Il generale è tenuto prigioniero a Padova, in via Pindemonte 2”.
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I poliziotti autori delle torture sono condannati e poi amnistiati. Ma intanto il generale è libero, in visita da Pertini con il governo che ha ricevuto i complimenti di Ronald Reagan.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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