Una ricostruzione inedita del caso Moro attraverso testimonianze oculari dimenticate che svelano il vero percorso seguito dai sequestratori.
Le prigioni di Aldo Moro furono più d’una e ve lo proverò.
Ma prima di arrivare a dove lo portarono, è bene precisare dove non lo portarono.

Moro prigioniero non fu mai a via Massimi 91.
Moro prigioniero non fu mai a via Gradoli 96.
Moro prigioniero non fu mai a via Montalcini 8.
Moro prigioniero non fu mai a via Massimi 114.
Le testimonianze oculari che smentiscono la versione ufficiale
Le prove : abbiamo agli atti della prima commissione d´inchiesta due testimoni oculari d’eccezione : la signora Iole Dordoni sta passeggiando col cane all’angolo tra via Carlo Belli e via Marcello Casale De Bustis, quando vede sopraggiungere a grande velocità il convoglio dei terroristi : una grande scura (la 132) seguita da due piccole (le due 128, blu e bianca).
Arrivano alla catena che chiudeva De Bustis, la manipolano, la superano e proseguono dritti passando a destra della quercia che stava un tempo in mezzo alla strada dopo la svolta a sinistra per il tratto di via Massimi dove c’è il 91. La Dordoni vede bene che il convoglio non gira a sinistra per quel tratto di Massimi : va dritto, passa la quercia a destra, non gira a destra dove c´é oggi (ma non al 16.3.78) l’università Loyola dei gesuiti. Superano Villa Rossini, che sta dopo la svolta per Massimi 91 e dopo la svolta per la Loyola.
Insomma : i terroristi non portano Moro a via Massimi 91, né al 114 (Loyola). Vanno dritti giù per il tratto di Massimi (una via con due tronconi) che arriva a via Serranti.
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Tutto ciò è confermato indipendentemente dall’altra oculare preziosa, la fu signora Anna De Luca in Angelini, che abita proprio prospiciente la catena di De Bustis. Anche lei vede il convoglio proseguire dritto giù verso via Serranti.
Dovete vedere, osservare i luoghi, toccarli con mano per capire, e potete farlo in questo mio documentario.
Il vero percorso del sequestro: verso sud, non verso Gradoli
Cosa succede ora ?
Succede che, pochi secondi di macchina dopo Villa Rossini, la grande scura svolta da sola in via Giancarlo Bitossi, vista dall´oculare signora Elsa Maria Stocco che abita lì e sta rientrando : la macchina si ferma davanti a casa sua, ne esce un tizio che lei riconoscerà in Gallinari, butta un borsone ed una 24 ore in un furgoncino che lo attendeva, guidato da uno che la Stocco riconoscerà in Corrado Alunni.
E le due 128 ? Con ogni probabilità, hanno proseguito dritto, svoltando poi a sinistra per via Serranti e raggiungendo la vicina piazza Madonna del Cenacolo dove avviene il trasbordo di Moro su pulmino 850 Fiat chiuso. Che non è il furgone di Bitossi, che la Stocco descriverà come uno di quelli per mozzarelle, dunque dalla foggia completamente diversa dal modello pulmino.
A questo punto : sia che Moro fosse nella 132, sia nella 128 bianca (di questo vi parlerò in un prossimo articolo), da piazza Madonna Moro è nel pulmino e questo scende giù per via della Balduina che diventa via Ugo De Carolis e porta a Largo Damiano Chiesa.
Due testimoni oculari vedono questo furgone : l’ultimo si chiama Giuseppe Schiavone, fa il calzolaio a via Romeo Rodriguez Pereira quasi angolo Damiano Chiesa, esce dal negozio attratto dal suono inconsueto della sirena e vede l´850 passare in direzione Pineta Sacchetti.
Purtroppo però, coperto dall’angolo dei palazzi, non vede se va dritto nella Pineta o se gira.
E questa è l’ultima testimonianza indipendente sul percorso di Moro sequestrato. Da qui in poi abbiamo solo le fole dei terroristi, peraltro risibilmente contraddittorie tra loro.
Siamo in direzione totalmente opposta a via Gradoli, che sta sulla Cassia a Nord: largo Damiano Chiesa sta a Sud. Moro dunque, non fu mai a Gradoli 96.
Nei prossimi articoli vi smonterò la fabula di Montalcini, e vi illustrerò le più probabili ubicazioni delle vere prigioni.
Aleth – copyright Boomerissimo.it®
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