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Lambrusco e Villenueve

Lambrusco, Ferrari, Formula 1: amicizia improbabile, amicizia spezzata

Quando Enzo Ferrari chiamò Antonio Giacobazzi per sponsorizzare un pilota sconosciuto: così nacque una leggenda destinata a spezzarsi tragicamente.

Quando eravamo ancora giovani e ingenui, quando non avevamo ancora frequentato le sale macchine di agenzie di pubblicità, e nessuno ci aveva ancora reso partecipi dei grandi misteri della comunicazione, ancora non ci era chiaro quanto fosse fascinoso e assurdo un connubio che allora pareva assolutamente normale. 

Lambrusco e Villenueve
Gilles Villeneuve e Antonio Giacobazzi – Boomerissimo.it

Quello tra il vino, e per la precisione il Lambrusco Giacobazzi e la Formula 1, la Ferrari, la leggenda di Gilles Villeneuve. Crescendo, le rigide norme dell’autodisciplina ci insegnarono che mai e poi mai, per nessuna ragione, con nessuna giustificazione, alcool e motori potevano andare insieme.

Potevi bere etichette prestigiose e avere una macchina da sogno. Ma la macchina doveva restare ferma in garage, o parcheggiata nel vialetto, se bevevi. Borderline, trasportare in macchina whisky di malto da intenditori. Che però doveva restare per tutto il tragitto assolutamente chiuso. Figuriamoci se avremmo mai potuto concepire, già così educati all’autocensura (in questo caso non del tutto negativa) una follia come quella architettata dal Drake. Quella che gli permise di superare il trauma del divorzio da Niki Lauda.

La chiamata del Drake e la nascita di una leggenda

Era la fine del 1977 quando squillò il telefono nella cantina Giacobazzi di Nonantola. Dall’altra parte, una voce inconfondibile: Enzo Ferrari in persona cercava Antonio Giacobazzi, l’imprenditore che aveva conquistato l’America con il Lambrusco. La richiesta sembrava semplice: sponsorizzare un giovane pilota canadese sconosciuto. Il suo nome era Gilles Villeneuve, e da lì a poco sarebbe diventato decisamente più conosciuto.

Lambrusco e Villenueve
Lambrusco e Villenueve – Boomerissimo.it

Dietro quella telefonata c’era l’inizio di un’amicizia straordinaria, destinata a trasformarsi in tragedia. E senza nessuna responsabilità del vino (questo sia chiaro).  Il Drake aveva fiuto per i talenti, ma forse nemmeno lui poteva prevedere che quel sodalizio tra un produttore di vino e l’Aviatore più puro della storia del motorsport sarebbe finito in una delle pagine più drammatiche della Formula 11. 

Una storia dall’inizio assurdo, e che avrebbe avuto un finale inquietante. Prima di chiudersi nel dramma. Antonio Giacobazzi ricorda ancora quella telefonata che non è eccessibvo definire storica: 

“Antonio, corri qui, devi farmi una cortesia. Ho preso questo giovane canadese. Ha bisogno di uno sponsor. Non puoi rifiutare”
–Enzo Ferrari

 Il Drake non era tipo da aspetrarsi repliche. Anche perché era un vecchio amico, e un consumatore affezionato. 

Enzo Ferrari frequentava spesso la cantina di Nonantola, comprava Lambrusco per sé e per i suoi amici più cari, parlava di auto e Formula 1 con la passione che non l’ha mai abbandonato. Ma la sua scelta più importante la prese lontana dal calice di Lambrusco.

Niki Lauda in Ferrari – Boomerissimo.it

 Quando il rapporto con  Niki Lauda si ruppe definitivamente (e si potrebbero scrivere dei libri su chi ne sia stata davvero la cusa), la sua scelta fu immediata e istintiva: Villeneuve, un pilota che andava forte, rischiava molto e nessuno conosceva ancora ancora. Il Drake era stanco di star, voleva tornare a fare il talent scout. Voleva un pilota che nascesse in Ferrari, e portasse il suo marchio impresso nel profondo.

L’accordo fu suggellato in pochi minuti, senza contratti complessi o lunghe trattative. Nacque così una delle sponsorizzazioni più strampalate ed efficaci della Formula 1, quella che avrebbe trasformato il logo Giacobazzi in simbolo di velocità pura.

Un nome di Lambrusco, su una tuta di Formula 1, e perdipiù sulla tuta del simbolo del genio e anche della sregolatezza. Quel Gilles Villeneuve che incarnava tutto ciò che Ferrari cercava: talento, coraggio, genuinità.

Didier Pironi – Boomerissimo.it

Anche fuori dalla pista, l’Aviatore era sempre l’Aviatore, fedele al suo carattere e alla sua natura ribelle di genio rischiatutto. 

Se ne accorsero a Imola, il 22 aprile 1982, quando Gilles sbarcò dal suo elicottero a e si diresse verso Maranello con la sua Ferrari 400 azzurro metallizzato, regalo personale del Drake1.

Il vigile Roberto Mantovani vide sfrecciare un missile e lo fermò per eccesso di velocità: multa da 12.000 lire, pagata immediatamente senza proteste. L’agente non sapeva di aver multato il purosangue più puro del Circus.

Ma fu durante un pranzo fatale che si consumò il destino di un’altra amicizia leggendaria della Formula 1. Didier Pironi quel giorno si trovava a zonzo con amici in zona-Giacobazzi. Era -come tutti sappiamo- oltre che il secondo pilota Ferrari, anche il migliore amico di Gilles. Un’amicizia vera, in un mondo talvolta abbagliato dai lustrini.

Didier e la sua compagnia, uno sconosciuto francese, furono prondamente invitati in casa Giacobazzi, per uno di quei momenti conviviali che hanno fatto la storia Ferrari. Si scoprì durante il pranzo che l’accompagnatore era un mago. 

Il mondo della velocità confina da vicino con quello della sorte e a Giacobazzi venne spontaneo chiedere al mago, convenuto a sorpresa, quello che tutti si stavano chiedendo, alla vigilia del Gran Premio di casa, il più importante per gli equilibri Ferrari.

“Chi vince domenica a Imola?”, chiese scherzando, l’Antonio del Lanbrusco. La risposta del veggente fu secca e inquietante: “Pironi”. Non Gilles, quello che tutti vedevano come il vincitore designato. Quella profezia tagliente come una lama colpì tutti i presenti. Tutti risero della battuta, ma Villeneuve rimase visibilmente turbato 

Il giorno della gara, Pironi tradì l’accordo tra compagni di squadra. Non rispettò il cartello “slow” esposto dal muretto Ferrari e superò Villenueve alla Tosa, nell’ultimo giro decisivo. Villeneuve era furioso, completamente distrutto dal tradimento inaspettato del compagno di squadra. 

“Non voleva andare sul podio. Lo costrinsi”, ha ricordato in seguito un Antonio Giacobazzi che anni dopo non aveva ancora superato l’emozione. 

“Andò ma era piegato, senza sorriso. Tornò al camper e gettò il piatto del premio”
–Antonio Giacobazzi

Tredici giorni dopo, l’8 maggio 1982, Gilles Villeneuve morì tragicamente a Zolder durante le prove di qualifica. Con lui finì un’epoca e si spezzò per sempre un filo magico della Formula 1. 

Villeneuve e il Lambrusco: un binomio vincente – Boomerissimo.it

Quel filo di follia che aveva permesso a un vino di troneggiare sulle tute della più grande squadra del mondo, del campionato di velocità più importante del mondo era finito per sempre. Ci restano le benzine, i pneumatici, i fondi di investimento.

Ma le bollicine del Lambrusco se ne sono andate per sempre, con Gilles.

Antonio Pintér – Boomerissimo.it

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