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Niki Lauda e la Brabham ventilatore

Niki Lauda e l’aspirapolvere che fece tremare la Formula 1

In Formula 1 esistono leggende che hanno ballato una notte sole. Non è sicuramente il caso di Niki Lauda, ma è quello della Brabham BT46B, soprannominata “l’aspirapolvere

La Formula 1 è fatta di leggende del volante, ma anche delle macchine che guidano. A parte rari casi, che si sono fissati nella memoria, e a parte un manipolo numeroso ma non oceanico di appassionati che di tecnica sanno tutto, è pero raro che sia una macchina a occupare i nostri ricordi e le nostre fantasie. Specialmente se quella macchina ha finito per correre un Gran Premio solo. 

Niki Lauda e la Brabham ventilatore
Niki Lauda e la Brabham ventilatore – Boomerissimo.it®

Una delle fortunate è la  Brabham BT46B, soprannominata “l’aspirapolvere”. E personalmente, pur non essendo stato mai un appassionato di ingegneria automobilistica, me la ricordo benissimo. 

Una domenica pomeriggio, davanti al televisore, a vedere uno strano Gran Premio di cui era protagonista una macchina ancora più strana, a dir poco assurda. Una Brabham che al posto della presa d’aria posteriore, aveva una specie di elica, un ventilatore tipo Dyson, una di quelle diavolerie amate dalle nostre figlie (per quanto mi riguarda, l’aspirapolvere per eccellenza resta il mitico e costosissimo Vorwerk Folletto). 

Quella specie di diavoleria ventilata mi regalò un paio d’ore di noia inconsueta persino per la Formula 1 che, checché se ne dica, e nonostante i lampi di assi del volante come James Hunt e Gilles Villenuevue, resta uno sport che anche ai tempi d’oro competeva con il ciclismo per mancanza di apparente spettacolarità.

Era il Gran Premio di Svezia del 1978, e Niki Lauda, il mio pilota preferito lo vinse correndo praticamente da solo, in un’altra categoria. Una di quelle corse che gli appassionati di ippica definiscono “un canter”. Una di quelle corsette d’allenamento cavalcate a ritmo blando, almeno nel caso del vincitore, perché il resto dei partenti arranca invece a distanza, nonostante il massimo impegno. 

Niki Lauda sbatte la porta alla Ferrari

Meno noiosa, quella vittoria clamorosa doveva apparire ai box Ferrari, il Cavallino che Niki aveva lasciato pochi mesi prima, causando un terremoto in Formula 1. 

Uno scontro di caratteri non facili, quello di Lauda e di Enzo Ferrari. Dopo l’incidente del Nürburgring del 1976, e dopo un percorso eroico verso il rientro (e la sconfitta di misura nel Campionato Mondiale), Lauda si aspettava forse un “grazie”. Enzo Ferrari, da parte sua, non era tipo abituato a ringraziare per un secondo posto. Morire in pista faceva parte del gioco, in qualche modo dei doveri di un pilota che aveva il privilegio di guidare le sue macchine. Essere sconfitto non era previsto, per nessuna ragione. 

Il Drake con la sua sola presenza era capace di dare il tono a tutta la sua squadra. Non aveva nemmeno bisogno di parlare. Man mano si creò un clima ostile che Lauda chiuse col botto, il giorno dopo la vittoria al Gran Premio d’Olanda del 1977.

Lauda su Brabham-Alfa Romeo BT46B

Entrò nell’ufficio di Enzo Ferrari già col titolo mondiale in tasca e, senza nemmeno sedersi, dichiarò: “Ho deciso che per voi non corro più.” Ferrari rimase di sasso. 

“Ci lascia per passare a un mediatore di salami”
Enzo Ferrari

Lauda era irritato, ed era anche un uomo che sapeva fare i suoi conti. Passava alla Brabham di Bernie Ecclestone (gonfia dei miliardi Parmalat che Calisto Tanzi elargiva con generosità) attratto da una enorme offerta economica, ma anche dalla promessa di innovazioni tecniche radicali, che avrebbero cambiato per sempre la Formula 1.

Ce n’era bisogno perché la Lotus 79 e le sue minigonne da lì a poco avrebbero cominciato a dominare grazie all’ “effetto suolo”. Per Gordon Murray, geniale progettista della Brabham,  si prospettava un inizio in salita. Da questo groviglio stava per nascere la Brabham BT46B, una macchina destinata a scuotere, almeno per un giorno, il mondo della Formula 1.

Il ventilatore che fece il vuoto

La prima volta che la Brabham BT46B venne accesa ai box, i meccanici furono testimoni di un fenomeno straordinario: il ventilatore posteriore collocato al posto della presa d’aria, risucchiava l’aria da sotto la vettura e creava un tale risucchio che la monoposto si abbassava fino a toccare terra. Quando si dice “inchiodata alla strada”.

Il ventilatore della Brabham Bt46B – Boomerissimo.it

Uno spettacolo sovrannaturale, mai visto, che confinava un po’ con i cartoni animati. Il capomeccanico Alfa Romeo ne fu impressionato più di altri.

“Era inquietante! La macchina sembrava incollarsi al pavimento.” 
Ermanno Cuoghi, capo dei meccanici Brabham – Alfa Romeo

L’effetto aerodinamico era così potente che si dovettero cambiare tutte le molle delle sospensioni e montarne di molto più rigide per evitare che la monoposto strisciasse sull’asfalto durante le prove.

La macchina era talmente superiore a qualsiasi altra avesse mai corso, e talmente strana, che Gordon Murray si trovò ad affrontare le prove cronometrate con il problema opporto a quello che i team affrontano di solito: doveva cercare di rallentare la sua macchina per evitare di dare troppo nell’occhio. 

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Sulla vettura di Lauda fece caricare il pieno di benzina e montare gomme dure sulla vettura di Lauda, senza però riuscire a evitare del tutto la curiosità perplessa degli avversari, tutti come sempre armati di regolamento, per fermare ogni innovazione tecnologica capace di avvantaggiare il nemico in modo poco meno che regolare.

La genialità regolamentare di Gordon Murray

Che la Brabham non fosse una macchina “normale” lo vedeva anche un cieco, con quelle pale alle spalle di Lauda. 

Le regole dell’epoca vietavano ogni dispositivo mobile con effetti aerodinamici, e sul fatto che quelle pale lo fossero, c’era poco da discutere. 

Niki Lauda e il bolide “ventilato” – Boomerissimo.it

Ma Murray aveva previsto il problema, e intendeva sfruttare una scappatoia del regolamento. I dispositivi sono vietati “a meno che la loro funzione primaria sia diversa” da quella aerodinamica.

Murray dichiarò ai quattro venti che il 12 cilindri Alfa Romeo aveva bisogno di un raffreddamento extra, e per questo aveva collocato il ventilatore proprio lì, sopra il cambio. La FIA approvò il nuovo sistema di “raffreddamento” di Murray.

In realtà, il senso del ventilatore era invece quello di creare un’enorme deportanza, risucchiando l’aria da sotto la vettura, sigillata tutta intorno da bandelle flessibili (le famose “minigonne”).

“È stata la vittoria più facile della mia carriera. Era come guidare sui binari” 
Niki Lauda

Lauda sorpassò subito Mario Andretti, fino a quel momento leader indiscusso della stagione, e lo fece con una facilità disarmante. Il resto fu la noia di quel pomeriggio passato a guardare una macchina sola, che trotterellava per la pista senza sforzo apparente, a una velocità doppia delle altre. 

Il trionfò scatenò il finimondo nelle scuderie che si lanciariono tutte all’attacco legale. La FIA fu praticamente costretta a rimangiarsi l’approvazione, e bandire la vettura dai circuito. 

Lauda e il suo ventilatore – Boomerissimo.it

Bernie Ecclestone, allora proprietario della Brabham era una figura piuttosto influente della Formula 1. Avrebbe potuto provare a impugnare la decisione, fare ricorso forte della prima approvazione, e tenersi un vantaggio incolmabile sulle avversarie. Decise invece di ritirare la macchina per evitare ulteriori polemiche.

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Il Gran Premio si Svezia, il più noioso della storia, sarebbe rimasto comunque nella memoria di tutti, per merito di quella stampalata macchina. Un gran premio unico, dominato da quella Brabham che corse una volta sola.

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it

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