Per quanto possa apparire assurdo ai nostri occhi, c’è stato un tempo in cui le corse si correvano in pista e non su Instagram. I campioni del volante sapevano di olio, di benzina, a volte di birra. Erano piloti sicuramente non adatti per la Fashion Week. Ma avevano attributi da vendere, se si trattava di mettere il muso davanti. Ecco la nostra galleria di immagini indimenticabili.
Diciamolo chiaramente, la Formula1 di cui parleremo non aveva nulla di perfetto. Era rude, approssimativa, pericolosa. I piloti che salivano in macchina non sapevano mai se ne sarebbero scesi vivi.

Erano gladiatori, e questo certamente faceva parte di un fascino che aveva poco bisogno di sciarpine e dettagli fashion. Ma quel fascino si pagava caro, e non abbiamo nessuna intenzione di rimpiangerlo. Una Formula1 più scientifica, in cui l’imprevisto certamente esiste ma si tenta di ridurre al minimo. Una Formula1 un po’ sterilizzata e un po’ troppo computerizzata, ma resa meno feroce dalla lotta dei piloti, che hanno imposto sicurezza nelle macchine e nelle piste è sicuramente preferibile.
Preferiamo accendere il computer e vedere chi vincerà, piuttosto che la TV, per aspettare di sapere chi morirà. Detto tutto questo, e precisato che non rimpiangiamo niente e non auspichiamo il ritorno di nulla, è il momento di dire una grande verità.
Ma quanto erano belli i piloti di una volta?
Sì, forse non era gente che si curava troppo della manicure, e difficilmente riusciamo a immaginarli mentre si interrogano sul giusto spessore e la perfetta angolazione delle sopracciglia.
E forse per questo, al nostro occhio, lo ammettiamo, un po’ datato, affezionato a uno stereotipo maschile forse inadatto a un’epoca così cangiante e sempre piena di sorprese, quei piloti ruvidi e mascolini hanno un fascino che i fotomodelli del volante non riescono nemmeno ad avvicinare.
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Per chi è cresciuto in un immaginario fatto di Hemingway, toreri, incontri di boxe, eroismo e pericolo, quei piloti erano la cosa che un pilota doveva essere. Certamente lo era James Hunt, con la sua testa sempre fuori controllo (e non si parla semplicemente di taglio di capelli…
Lo erano duri di poche parole come Jody Sheckter (che abbiamo ritrovato in posa nature e con capigliatura semincolta che ricorda i momenti migliori di Elliot Gould) e Jackie Ickx, il belga roccioso capace di vincere ben otto edizioni della gara più massacrante del mondo: la 24ore di Le Mans.
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Era gente che sprizzava testosterone, che facciamo fatica ad immaginare con i risvoltini e che anche quando si curava dell’estetica (e non accadeva spesso) lo faceva col piglio del gladiatore, e ne siano dimostrazioni leggendari basettoni di Jackie Steward ed Emerson Fittipaldi, che hanno segnato un’ epoca.

In mezzo a tanti campioni testosteronici e muscolari, sregolati e appassionati, c’è sempre stato un pilota un po’ fuori dagli schemi, che era difficile inquadrare in questa schiatta. Gelido calcolatore, introversa, poco noto alle cronache rosa, Niki Lauda era una mosca bianca, almeno fino alla tragedia del Nurburgring, che rivelò quanto anche il gelido austriaco fosse fatto della materia di qui sono fatti gli eroi.

Più vicino all’estetica e alla personalità “classica” del pilota, un po’ matto, un po’ trasandato, un po’ sciupafemmine, era il suo scopritore, e poi rivale di Ferrari, Clay Regazzoni. Un pilota forse meno veloce di Lauda, ma talmente quintessenzale nella sua sregolatezza e nel suo ardore per il genere femminile da esasperare persino Enzo Ferrari, il Drake. Che ne aveva già viste un bel po’
Cosa resta di quella Formula1 che si correva nei circuiti storici che hanno fatto la storia dell’automobile? In cui i piloti da corsa vivevano sospesi tra vita e morte, come forse prima di loro avevano fatto solo gli assi dell’aria? Non molto. Il mondo delle corse ad aria condizionata, telemetrate e griffate è davvero un’ altra cosa. Forse, una volta tinto dallo spessore degli anni e dei ricordi, anche questo circus avrà lo stesso fascino che ha avuto quello puzzolente, diabolico, rumoroso e romantico di cui vi abbiamo mostrato una galleria.
La Formula1 griffata
Nel frattempo, prepariamoci un ricordo. Mettiamo in naftalina questa immagine di uno dei più acclamati uomini veloci di oggi. Un campione che come pochi riesce a rappresentare la Formula1 contemporanea, e l’antitesi con quella di ieri.
Ecco a voi Sir Lewis Hamilton, dal suo personale account Instagram, che vanta la cifra record di 32milioni di follower. Pilota, influencer, arbiter elegantiae (?), Hamilton ha un grande futuro davanti, anche fuori dai circuiti, nei quali comunque sa farsi rispettare.
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Non è detto che un pilota acchittato, incipriato, instagrammato e risvoltinato, sia per questo meno pilota. A ognuno il suo. Per noi, James Hunt, Jackie Stewart e Niki Lauda. Grazie.
Antonio Pintér


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