Due protagonisti della storia televisiva dell’Italia che fu erano nemici, o forse no
Ci sono personaggi che da soli rappresentano un pezzo di cultura italiana, cultura pop, ma proprio per questa più vicina ai ricordi di chiunque.

Persone che hanno avuto il pregio di raccogliere per decenni il favore di un pubblico variegato, non troppo con il naso all’insù, d’accordo.
Uno si ricorda con il solo nome, Mike, l’altro con il cognome, Celentano.
Due storie diverse
Sono due storie diverse le loro, accomunate da una popolarità che per decenni non ha temuto rivali.

Sono di due generazioni diverse, uno del 1924 e l’altro del 1938 e con origini e formazione agli antipodi.
La famiglia di Mike era dell’alta borghesia. Il papà laureato a Princeton era un noto avvocato, impegnato in politica e presidente della Sons of Italy. La mamma era figlia di un industriale torinese. Ottime scuole per Mike, liceo classico e diploma, in un ambiente, quello della sua famiglia, cosmopolita. Il futuro presentatore era cresciuto tra due mondi: quello americano, moderno, e quello torinese, colto e borghese.
Tutt’altra storia per l’Adriano nazionale. I suoi erano emigrati da Foggia alla volta del Nord Italia nel 1927. Papà era rappresentante di biancheria e la mamma faceva la sarta a domicilio. Adriano prese il nome dalla sorella morta di leucemia.
Nessuna scuola prestigiosa per lui, dopo le elementari cominciò a lavorare a bottega da un orologiaio in via Cesare Correnti a Milano.
Poi la vita esplose nelle mani di entrambi e fece di loro due simboli dell’Italia post-bellica.
Se chiedeste a me, che di Foggia sono, quale dei due personaggi sia il mio preferito, ovviamente è…Mike. Mi piacevano i suoi modi cortesi, la disciplina nel lavoro. Del resto il mio compagno di merende di Boomerissimo, mi taccia di essere prussiana.
Quando c’è stata a Milano la mostra per i cento anni di Mike per me andarci è stato come il realizzarsi di un sogno.
Celentano non è nelle mie corde. La corte di cui si è sempre circondato, quell’aura santonesca che lo accompagna, cozza con il mio personale sentire. L’immagine che veicola è quella dell’uomo che parla dall’alto della sua torre d’avorio e che quando non parla, trasmette il messaggio tramite sua moglie. Poi, magari, nel privato sarà una persona totalmente diversa.
L’intervista di Mike
Ma non sono sola nella mia idea, ripeto personale e probabilmente falsata, se anche Mike Bongiorno aveva da lamentarsi sull’uomo Celentano.
In un’intervista che ad occhio e croce dovrebbe risalire agli anni Duemila, Mike si toglie qualche sassolino dalle scarpe.
Ascoltandola emerge un ritratto complesso del rapporto tra i due, in cui si alternano momenti di sostegno reciproco a difficoltà di comunicazione.
Nell’intervista incriminata, Mike Bongiorno non si mostra particolarmente tenero nei confronti di Celentano. Le sue parole sono piuttosto dirette: “Celentano … è un personaggio molto strano”, lamentandosi della sua inaccessibilità anche per gli addetti ai lavori e per i colleghi. “Lui vive là chiuso nella sua villa è impossibile parlargli. Qualche volta avevo da proporgli delle cose molto importanti…lui fa ti parlare dal segretario, il vicesegretario, la moglie…”.
Mike continua ripercorrendo il loro passato. Ricorda un Celentano agli esordi: “un giorno io l’ho visto cantare in un spettacolo organizzato da un quotidiano milanese qui a Milano… c’era lui e c’era Mina”. Ma anche Mike era all’inizio della sua carriera, o perlomeno non sapeva che stava per esplodere come fenomeno, aveva iniziato Lascia o raddoppia.
Era però in grado di riconoscere dei talenti quando se li trovava davanti. Predisse un futuro radioso sia per Adriano che per Mina. Aggiunse: “Portai Celentano a Lascia o raddoppia gli feci fare una cantatina”. Il cantante aveva anche delle difficoltà però: “Lui, tra parentesi, a malapena sapeva tenere in mano la chitarra. Mi ricordo che faceva suonare la chitarra al suo collega tra le quinte”.
Per amor di precisione, se è possibile rintracciare l’esibizione di Mina al quiz storico di Mike (la cantante all’epoca si faceva ancora chiamare Baby Gate), non è stato possibile trovare gli estremi di quella di Adriano. Il motivo è nella limitata tecnologia dell’epoca. Le 191 puntate del quiz erano tutte in diretta e una volta trasmesse, di loro non restava nulla.
L’ospitata di Celentano causò non pochi problemi a Mike Bongiorno. La direzione RAI di Roma non gradì affatto. Ricorda ancora il conduttore di essere stato severamente redarguito dai vertici Rai. Le parole esatte furono: “Ma chi era quello scimmione che lei ha presentato, che fra parentesi non ha mai fatto il provino, è stonato e non sa cantare”.
Mike amava scoprire talenti e offrire loro possibilità di emergere, come del resto molti nell’ambito dello spettacolo hanno confermato.
Un altro foggiano, Renzo Arbore, amava:”il suo candore, la sua perenne buona fede e la sua generosità verso colleghi e verso chiunque”.
Bongiorno conclude l’intervista con un sentimento di sincero rammarico: “Celentano queste cose se l’è dimenticate”. L’isolamento del cantante negli ultimi anni fu percepito, evidentemente, come una sorta di ingratitudine dallo storico conduttore.
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Nonostante le tensioni, quando Mike Bongiorno morì nel 2009, Celentano gli dedicò un commovente tributo. Celentano lo definì “un vero partigiano” e aggiunse: “Ci mancherai partigiano!… Ma la tua allegria, quella vera, è appena cominciata. E non avrà fine!”
Ma i tributi vanno manifestati in vita.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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