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Mike Bongiorno e la cultura alta

Mike Bongiorno e la cultura “alta”: scontro finale in TV

Mike Bongiorno, un uomo che quasi senza saperlo ha fatto la storia della cultura pop in Italia, spesso scontrandosi con quella “alta”. Ma non sempre perdendo…

C’è chi la storia della televisione l’ha fatta e chi più modestamente, come ma l’ha vista dal salotto di casa, prima in bianconero e poi a colori. Non proprio tutta, magari, perché ampi stralci della cultura pop che stava formandosi negli anni ruggenti di mamma Rai io me la sono persa.

Mike Bongiorno e la cultura alta
Mike Bongiorno e il poeta Giuseppe Ungaretti – Boomerissimo.it

A casa mia, salvo incidenti casuali ed eccezioni al merito dell’artista, il varietà, i programmi popolari, i “balletti” (leggere con espressione dispregiativa della bocca), le “canzonette” erano tabù. Passavano personalità di un certo spessore, o che stavano simpatiche a mio papà: Alighiero Noschese, Cochi e Renato, Jannacci. Tollerati Corrado e la Vanoni, deprecate Mina, Milva, la Zanicchi, disprezzata la Carrà, insultato come appariva sullo schermo Enzo Tortora. Si salvava, e non si è mai capito perché, Mike Bongiorno e il suo Rischiatutto. 

Era una cosa così pop che più pop non si poteva. Uno spettacolo così innocente e avvincente da travolgere  persino la resistenza del monarca assoluto del selettore (il telecomando era di là da venire e i programmi sul nostro Brionvega si sceglievano premendo bottoni e ruotando un rotella futuribile a scatti). Il giovedì era la serata di Mike e del suo circo: “Allegria!”. E per una sera pure a casa nostra si poteva guardare qualcosa di normale. 

Questa era la forza di Mike, probabilmente. Non solo quella che ho raccontato mirabilmente, ma con una certa degnazione Umberto Eco. 

E se Umberto Eco si fosse sbagliato?

Nel 1961 il grande snob (che però con i bestseller ci sapeva fare alla grande) scrisse un trattato che è diventato rapidamente una pietra miliare: “Fenomenologia di Mike Bongiorno”.

Mike Bongiorno e la cultura alta
Mike Bongiorno e Umberto Eco nella sua torre d’avorio – Boomerissimo.it

Eco guardava a Mike dal piedistallo dell’uomo di cultura. FIngeva di lodare la sua ordinarietà, la sua approssimazione, le sue gaffe, la sua evidente ignoranza. Erano le armi del suo successo, spiegava Eco. Perché erano proprio le caratteristiche dell’italiano medio: un asino, sostanzialmente, che in Mike poteva rispecchiarsi, sentirsi meno solo, e godersi l’illusione che il successo, la fama, la ricchezza fossero proprio a disposizione di tutti, anche dei più incapaci e mediocri. 

Con un colpo solo, una strizzata d’occhio e qualche colpetto di gomito ai suoi amici intellettuali. Eco aveva sistemato tutti: il fenomeno Mike e il suo pubblico: una folla di poveracci senza qualità che si spalleggiano a vicenda e si amano appassionatamente perché uniti dalla mancanza di qualsivoglia dote o talento. Un elogio quantomeno biforcuto, molto tipico di Eco, i cui messaggi avevano sempre almeno due chiavi di lettura. Quella per chi poteva (lui e pochi altri) e quella per gli altri, la massa: “loro”, i plebei. Ovvero noi. 

Può darsi che nell’analisi di Eco ci fosse del vero. Io, dalla mia bassa statura di plebeo, credo però che l’illustre semiologo abbia mancato il punto fondamentale, e posso dirlo dall’interno di quel curioso focus group che era casa mia. Un luogo in cui il massimo peccato, l’insulto peggiore, lo spauracchio di una vita di fallimento irrimediabile era la definizione di “mediocre”. Una croce che poteva a toccare a chiunque: la chiara fama non era una scusa. Mi è stato insegnato che è meglio essere un panettiere o uno stradino eccezionale che un pittore, un musicista o un CEO mediocre. 

Un Mike anni ’70 – Boomerissimo.it

Mediocre era tutta la generazione che aveva preso in mano la Mondadori dopo la scomparsa del genio Arnoldo. Mediocri erano quasi tutti i pittori appesi nei musei (che secondo mio padre avrebbero dovuto essere mandati al macero almeno nel 90 per cento dei casi). Decisamente, non era un uomo che amasse rispecchiarsi nella mediocrità. Eppure tutti i giovedì, scansate le altre trivialità della TV, mio padre ci aveva insegnato a divertirci con Mike.

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Avanzo l’autorevole ipotesi che Eco, nella sua degnazione condiscendente da torre d’avorio, si fosse perso qualcosa: l’eccellenza di Mike. Che aveva qualcosa in comune con quella di Paperino, un altro che di mediocre e di ordinario aveva poco. Non c’entrava nulla con la cultura “alta” (che, diciamocelo, non sempre è così eccezionale) ma nel suo campo, quello dell’intrattenimento popolare è stato un fuoriclasse di quelli che non si producono con la stampo. 

Un genio per caso incontra il Vate

Non starò qui a tentare un contro-saggio. Mike Bongiorno, l’americano della TV, in realtà in America aveva vissuto abbastanza poco. Nato nel 1924 in una famiglia italiana di New York, è abbastanza improbabile che avesse avuto modo di diventare un’autorità dello spettacolo televisivo a stelle e strisce, quando partì volontario per la Seconda Guerra Mondiale, non ancora diciannovenne. Si arenò abbastanza presto nella campagna d’Italia, fu fatto prigioniero, fece una visita antologica a tutti i più minacciosi campi di prigionia militare tedeschi. Ricadde in Italia, spaurito e smagrito a guerra quasi finita. Nel 1945 Mike Bongiorno è un americano che sa l’Italiano, e poco altro.  Riesce a trovare un lavoro alla radio delle Forze Armate Americane, che di gente bilingue ha bisogno: quella è la sua vera palestra. Ha ritmo, parlantina, magari non sempre sa quello che dice. Ma si destreggia tra una lingua e l’altra per non farlo notare troppo

Mike Bongiorno, il racconto – Boomerissimo.it

Forse è proprio quella scuola di improvvisazione radiofonica, quell’abilità da musicista di Big Band (mai fermarti quando sbagli, sempre avanti, guai a far inciampare lo show e la danza) il suo patrimonio più grande. In una Rai agli inizi, densa di educatori, di professori, di valletti dei nuovi principi dell’Italia democratica, di annoiatori, la figura caotica e genuina di Mike l’improvvisatore è dirompente.  È americano, gli si può perdonare tutto. Anche di non conoscere i suoi intervistati, persino quando sono, di fatto, i suoi padroni. Quelli che lo pagano.  L’ha raccontato Mike stesso ricostruendo i suoi inizi al suo primo show di successo “Arrivi e Partenze”, del 1953. Sgomenta i suoi colleghi di studio quando è evidente che non ha idea di chi sia Giulio Andreotti, un tipo buffo, del tutto sconosciuto al presentatore (e solo a lui), che viene sottoposto a una intervista surreale in puro stile Bongiorno. Mike si gode il successo, continua a non darsi troppo pensiero di studiare cartelline e dossier per architettare interviste ossequiose, di cui la nascente TV già straborda. È un animale da palcoscenico, è americano (o almeno così si dice), e la Tv gli lascia licenza di gaffe

Giuseppe Ungaretti – Boomerissimo.it

In questi panni avviene il suo primo, e il più simbolico scontro di Mike Bongiorno con la cultura “alta”, una sfera che il giovane fenomeno non ha alcuna intenzione di omaggiare. Nel video qui sopra ne vedete il risultato, ricostruito dalla viva voce del giovanissimo astro nascente della TV. Nel suo studio arriva un vero monumento di quella cultura, del tutto all’insaputa del presentatore. Lui capisce solo che sta entrando qualcuno di molto importante, perché è circondato da un codazzo di funzionari. Poco manca che dispongano le giacche ai suoi piedi, o che bacino il terreno dove passa.  Il presentatore non si impressiona per così poco. Comincia ad intervistare il misterioso personaggio senza avere la più vaga di chi sia. È come un sassofonista che comincia a suonare il suo assolo senza sapere ancora gli accordi, senza sbilanciarsi troppo, in attesa di scoprire qualcosa a orecchio, strada facendo. È come uno di quegli studenti geniali e imperdonabili che cercano di improvvisare pre-risposte plausibili su materie che non conoscono minimamente: un’arte sopraffina anche quella, che lo scrivente conosce da vicino. È una passeggiata sul filo, sullo strapiombo, pericolosa e adrenalinica. Racconta Mike che a un certo punto di questo gioco a rimpiattino con l’ignoto, il suo intervistato tiri fuori un libro da presentare. È già un indizio confortante, che dà al presentatore nuovo slancio.  Studiando di sbieco il libretto, quel Mike Bongiorno senza rete capisce dalle dimensioni smilze che si tratta di un libro di poesie. Un’altra sbirciata ed ha pure il nome dell’autore: Giuseppe Ungaretti, il mito della poesia italiana, venerato universalmente da tutti, tranne che da Mike, che lo sta scoprendo in diretta. Non abbiamo la registrazione di quell’intervista. Ma di interviste a Ungaretti le fonti online e streaming sono generose. Roba in genere abbastanza imbarazzante e noiosa (al contrario della poesia di Ungaretti), intervistatori inginocchiati al cospetto del Genio, che da quell’incontro magico non sanno trarre fuori altro che sbadigli. Quello di Mike Bongiorno è stato un momento sicuramente diverso: uno scontro di mondi e di culture che se non è stato educativo deve essere stato almeno piuttosto divertente, anche per Ungaretti.  Era questa la grandezza di Mike, un mix di incoscienza e di ritmo in uno spazio selvatico che aveva deciso di concedersi, e che era diventato il suo patrimonio esclusivo. Nessuno poteva toglierglielo  perché nessuno sapeva fare meglio di lui.  Probabile che Ungaretti l’abbia capito: era un vecchiaccio divertente anche lui. 

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Non così Umberto Eco. Grandissimo a celebrare se stesso, il sommo intellettuale  ha voluto giocare al divertissement fingendo di analizzare il “fenomeno Mike Bongiorno”.  Si è sistemato la palla sul dischetto. Ma il rigore, almeno secondo noi, l’ha calciato fuori. 

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it

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  2. Il controsanremo di Boomerissimo: 1981, Sterling Saint Jacques – Boomerissimo

    […] E poi le notizie diventano poche e frammentarie. Molte delle biografie presenti in rete, indicano il 1984 come anno del suo trapasso. Ma come è possibile vedere dal video che vi mostriamo, almeno fino ad un certo momento del 1984, Saint Jacques era vivo, vegeto e danzante per Incontri d’Estate – Boario Terme, rassegna canora estiva presentata da Mike Bongiorno. […]

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