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Andreotti, seppellito il dottore

Giulio Andreotti, la salute non logora chi non ce l’ha: seppellito il dottore

L’incredibile resistenza di Giulio Andreotti. Il ragazzo che doveva morire giovane ma è soprassivissuto a tutti, compreso il suo dottore

Per noi che abbiamo vissuto una stagione passata (il tempo dirà se gloriosa) della Repubblica Italiana, Andreotti è innanzi tutto un’icona. La gobba, le orecchie a punta, i tratti che Sorrentino ha trasferito nel film “Il Divo” venivano dritte dalla penna di un vignettista oggi un po’ dimenticato, Alfredo Chiappori. 

Andreotti, seppellito il dottore
Andreotti,e i dottori – Boomerissimo.it®

Lo so, perché a Panorama, come a Epoca, e a molta della produzione Mondadori in cui mio padre lavorava eravamo abbonati. Incluso, ovviamente, Topolino e tutta la produzione Disney. Col tempo, Topolino rimase un grande favorito, ma cominciai ad affiancargli anche il resto della vasta edicola di famiglia. Epoca, prima di tutto ma anche i femminili su quali scoprii la pubblicità di quello che sarebbe stato il mio padre professionale, Marco Mignani. Panorama lo sfogliavo, ma per me era un po’ troppo militante, troppo politico e di un tipo di politica che apprezzavo poco. E poi, con la vignetta di Chiappori in quarta di copertina, che spesso rappresentava il Grande Malvagio ingobbito, era pure un po’ inquietante. Andreotti cominciai a conoscerlo così. Aveva l’aspetto di un personaggio fragile ma tosto, una strana forma di villain. E anche prima che potessi immaginare che un giorno sarebbe nato Boomerissimo®, i villain li ho sempre trovati interessanti.

Andreotti, seppellito il dottore
Le vignette di Alfredo Chiappori – Boomerissimo.it

La fragilità non era solo apparente. Chi conosce qualcosa di Andreotti sa del suo sonno difficile, delle sue emicranie. Pochi sanno che quella salute malferma, che non gli avrebbe impedito una lunghissima sopravvivenza, non solo politica, Andreotti se la portava dietro dalla nascita. Giulio Andreotti nasce a Roma, in via dei Prefetti 18, nell’anno del Signore 1919. È l’ultimo dei tre figli di un maestro elementare e di una casalinga. È debole, malaticcio, tutti si preoccupano che possa sopravvivere. 

“Considero il sopravvivere una grazia di Dio”
—Giulio Andreotti

Di grazie, evidentemente, uno dei politici più resistenti a tutto della Prima Repubblica, deve averne ricevute parecchie. Suo padre Filippo Alfonso muore nel 1921 di “spagnola”, quando il bimbo ha solo due anni. La madre, Rosa Falasca, si ritrova vedova a 31 anni con tre bambini: Francesco del 1915, Elena del 1916, e il piccolo Giulio. La pensione da maestro elementare non basta a comprare nemmeno le aspirine, tirare su tre figli appare un miraggio.

“Sei mesi di vita”

La famiglia sopravvive grazie a una zia, che Andreotti ha definito una “papalina sfegatata, con proprio un risentimento verso i piemontesi”. Tutti i pomeriggi il ragazzo viene portato in chiesa, dove acquisisce quella religiosità che è il primo tratto della sua personalità. A margine assorbe anche il secondo: la saggezza e il distacco popolare romano. Tutto, in qualche modo, si aggiusta sempre. Quasi tutto si può risolvere con una battuta. 

Il giocane Andreotti – Boomerissimo.it

A 15 anni perde anche la sorella e pure lui, gracile e malaticcio, non sta troppo bene. Al momento della visita di leva, il verdetto del medico militare, il Dottor Ricci del Celio, arriva come una mazzata. Giulio si presenta con la sua “costituzione fisica particolarmente gracile”. Il medico lo esamina e la diagnosi è spietata: “oligoemia e deperimento organico”. Non solo viene ritenuto non  idoneo al servizio militare ma il Dottor Ricci aggiunge che, a causa del profondo deperimento organico, al ragazzo non restano più di sei mesi di vita. La vendetta arriverà qualche anno dopo, quando il ragazzo che il Dottore aveva condannato a morte diventa ministro della Difesa. Adesso è lui il capo di tutto l’apparato militare, e pensa di saldare il conto con una delle sue battute

Andreotti e il dottore – Boomerissimo.it

 “Quando diventai ministro della difesa lo chiamai per dirgli che ero ancora vivo, ma era morto lui!”. 
–Giulio Andreotti

Si tratta di un destino simbolico, e forse non solo, per molti di quelli che gli hanno sbarrato la strada. Noi, dopo decenni di processi confusi, di film, di documentari, confessiamo di non aver capito assolutamente della vicenda di quello che, comunque lo si voglia vedere, resta una delle figure che hanno dato la propria impronta alla Prima Repubblica. Mai da solo, sempre in equilibrio cangiante e talvolta precario con personaggi non meno tragici (e non meno discussi in vita, come Aldo Moro).

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Rispetto a Moro, Andreotti è sempre rimasto un cattivo, ambiguo e misterioso. Indipendentemente da quanto lo fosse davvero (e non saremo noi a rifare inchieste che sono terminate con tutte le varianti di sentenza possibile), due certezze rimangono: essere amici o nemici era comunque pericoloso. E “tirare a campare è meglio che tirare le cuoia”. Un momento inevitabile per tutti, ma che il Divo Giulio è riuscito a rimandare contro ogni pronotistico e ogni avversità.

Antonio Pintér – copyright Boomerissimo.it®

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