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Fanfani orecchie
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La caduta di Fanfani, questione di orecchio

La straordinaria ascesa e la dura caduta di Amintore Fanfani: l’inventore della politica spettacolo aveva l’orecchio per le masse, ma lo perse nel modo più umiliante

È il 9 maggio 1979, quando una primavera romana già avanzata cerca di disippare il gelo di una occasione pesante e tragica: la messa di suffragio per il primo anniversario dell’uccisione di Aldo Moro.

Fanfani orecchie
Amintore Fanfani quel giorno rischiò le orecchie – @boomerissimo.it®

È pesante perché la prigionia di Moro è stata lacerante dentro la Democrazia Cristiana, ha spinto il suo presidente prigioniero a restituire la tessera. Ma è un’altra, decisamente meno tragica, la lacerazione che il vertice DC rischierà da lì a poco: sta per colpire Amintore Fanfani. Ex padrone, ormai rovesciato, del partito-stato italiano. L’uomo che un tempo era stato capace di mostrare straordinaria sensibilità per i sentimenti profondi del paese, il suo “orecchio politico” lo aveva perso da tempo. In questa strana e assurda giornata rischiò di perderlo anche quelle strettamente fisiche.

Le orecchie di Fanfani

Ha 71 anni, è stato “confinato” lontano dalle leve di potere del partito, alla carica di Presidente del Senato. Veterano di quarant’anni di battaglie politiche, Fanfani è seduto tra le prime file della chiesa con il volto solenne. Accanto a lui, le più alte cariche dello Stato, i leader della DC, una rappresentanza dell’Italia istituzionale venuta a commemorare la vittima più illustre degli Anni di Piombo.

Fanfani orecchie
Fanfani alla caduta di un governo Moro del 1966 (Public Domain) – @boomerissimo.it®

Sullo sfondo c’è Angelo Gallo, 51 anni, consigliere comunale DC di Acri, paese di 20.000 anime sui monti della Calabria cosentina. Da mesi cerca di ottenere un incontro con Fanfani per discutere della disoccupazione giovanile nel Meridione, ma le sue lettere restano senza risposta, le sue richieste di udienza ignorate. Quello che succede immediatamente dopo sembra uscire da una commedia all’italiana, ed esattamente come la commedia, segna un momento in cui  la storia cambia direzione senza preavviso. Gallo si alza dal suo posto. Si muove con passo deciso lungo la navata laterale della chiesa, i fedeli lo guardano incuriositi mentre si dirige verso le prime file. Fanfani è assorto nella preghiera, inconsapevole di quello che sta per accadere. Quando Gallo raggiunge la prima fila. Si avvicina alle spalle di Fanfani con la naturalezza di chi sta per salutare un vecchio amico. Poi, con un gesto che sembra quasi paterno, afferra le orecchie del Presidente del Senato e inizia a tirarle energicamente. “Amintore, rifonda la DC col pungolo dell’amore!” grida Gallo a voce alta, mentre Fanfani spalanca gli occhi terrorizzato, voltandosi di scatto senza riuscire inizialmente a liberarsi dalla presa. Le autorità presenti restano paralizzate per alcuni secondi di incredulità totale. È un gesto così inaspettato, così surreale nel contesto solenne della commemorazione, che nessuno sa come reagire.

Quel fotografo malandrino

C’è solo un uomo che quella mattina non è affatto sorpreso da quello che sta accadendo. Angelo Palma, fotografo dell’agenzia ANSA, è posizionato in un punto strategico della chiesa con la sua macchina fotografica già pronta. Quando Gallo afferra le orecchie di Fanfani, Palma scatta una raffica di foto che immortalano l’esatta sequenza dell’evento. È  l’unico fotografo presente in quel punto specifico della chiesa e le cronache dell’epoca riportano i sospetti degli ambienti vicini a Fanfani: “Secondo alcuni il fotografo era stato avvisato del gesto e si era appostato“.

Il momento topico – Boomerissimo.it

Si arriva addirittura a sospettare che l’episodio sia stato orchestrato dagli avversari interni di Fanfani nella DC. Gli stessi che avevano orchestrato la sua “trombatura” da Presidente della Repubblica a colpi di schede che recavano la scritta, decisamente poco corretta politicamente “Nano maledetto non sarai mai eletto”, che Fanfani dovrebbe essere costretto a leggere in diretta TV. Michele Gallo, figlio di Angelo, ha confermato anni dopo questo sospetto: “La sua carriera politica fu bruciata da quel gesto”. Un prezzo troppo alto per una protesta spontanea. Troppo conveniente per i nemici di Fanfani per essere casuale. Forse, un kamikaze ben organizzato e lanciato all’attacco dell’uomo più amato e più odiato della politica italiana. 

Fanfani, il grande polarizzatore, l’inventore della politica spettacolo.

A rendere la foto immortale ci pensa “Il Male”, che la trasforma in un surreale manifesto elettorale DC. Ma è solo la ciliegiena su una torta che, per essere sinceri, Fanfani si è preparato da solo, e da lungo tempo. Come Moro, Fanfani nasce all’interno del rapporto tra regime fascista e fasce di cattolicesimo politico che decidono di non essergli ostili, ma anzi di legittimarlo. È una adesione che al contrario di quella di molti altri (valga per tutti il caso di Dario Fo) non sarà dimenticata e lo accompagnerà nelle contestazioni degli anni ‘70. Dove tra i molti che vengono indicati come fascisti, il nome di Fanfani non è del tutto fuori luogo. 

Fanfani orecchie
Fanfani vota il referendum sul divorzio del 1974 (Public Domain) – @boomerissimo.it®

Ma appunto, il caso di Fanfani è talmente poco isolato, nella nuova classe dirigente “antifascista” che non è questo che lo caratterizza.  A disegnare la figura di Fanfani come qualcosa di moderno e di straordinariamente anticipatore è la sua capacità di parlare direttamente alle masse, saltando tutte le mediazioni politiche e giornalistiche. Accumula cariche, si azzuffa con i giornalisti che lo contrastano. Inventa Tribuna Politica, una trasmissione che gli consente di creare un rapporto a tu per tu con gli spettatori, che verrà perfezionati da personaggi del futuro, tutti – e forse non a caso – altrettanto odiati, all’unanimità dalla stampa. E non solo. Forse non è solo l’Italia ad essere tentata, ed al contempo a temere le leadership carismatiche. Quel che è certo è che in questo campo siamo stati capaci di segnare la strada, e non solo con Mussolini. Fanfani porta questo conflitto nella politica democratica, il suo orecchio per ciò che il paese richiede, una guida forte, che esca dai bizantinismi della Prima Repubblica si scontra rapidamente con la guerra totale del suo partito. Il conto arriva nel già ricordato 1971. Fanfani si è sostanzialmente autocandidato alla presidenza della Repubblica, dopo aver ricoperto tutte le altre cariche istituzionali e di partito, talvolta contemporaneamente.  Ma i franchi tiratori, orchestrati (almeno si dice) da Giulio Andreotti lo fucilano per sei scrutini consecutivi.

“Nano maledetto, non sarai mai eletto”
Dalle schede delle elezioni presidenziali 1979

Sandro Pertini, Presidente della Camera, che siede accanto a Fanfani e assiste imbarazzato allo spettacolo dell’umiliazione del collega. Al settimo scrutinio, quando ormai Fanfani si è ritirato dalla corsa, appare la scheda finale: “Te l’avevo detto/Nano maledetto/che non venivi eletto”. È in quel momento, ben otto anni prima che le sue orecchie vengano messe a rischio anche fisicamente che la parabola di Fanfani si esaurisce. L’uomo che “sentiva” mostra davanti all’Italia di avere perso il suo orecchio proverbiale. Il Palazzo vince, l’aspirante Leader Maximo perde. E come succede in questi casi, quando l’indice della bilancia si sposta senza possibilità di recupero anche gli amici diventano nemici.

I lazzi del 1979, in cui un consigliere comunale di belle speranze viene indotto a giocarsi definitivamente la carriera sono solo la conclusione di un cerchio narrativo, in un modo che però non è caratteristico della commedia, almeno per quanto ho avuto modo di studiare nei miei corsi di sceneggiatura: è la sconfitta definitiva dell’Eroe. Altri suoi successori ed epigoni, consapevoli o meno, hanno nel tempo vissuto le stesse esperienze. Tutti sono caduti in una trappola di simboli, chi sulle mazzette in ospizio, chi sulle “cene eleganti”. Altri restano per ora sulla scena, odiatissimi e amatissimi, perseguitati da stampa e colleghi ma in almeno apparante sintonia con la “gente comune”. Sono indubbiamente convinti di avere un orecchio finissimo. Solo il tempo ci dirà se farà la stessa fine di quelli di Fanfani.

Antonio Pintér – Copyright Bomerissimo.it®

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