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Bokassa Harem, Giscard e diamenti

L’harem di Bokassa: tra 19 mogli e l’amico Giscard, solo una ce l’ha fatta

Se una volta per i bambini c’era l’orco, o l’uomo cattivo, da un certo punto degli anni ‘70 il ruolo del cattivo ai limiti del mostruoso, feroce, sadico e senza sfumature è stato assunto da un curioso personaggio centrafricano. Un soldato di colore innamorato (forse troppo) della Francia e della sua storia, al punto di credersi Napoleone. 

Bokassa Harem, Giscard e diamenti
Bokassa e le sue mogli – Boomerisimo.it

Una manifestazione psicologica che si considera con qualche ragione sempre preoccupante, e che ha condotto molti aspiranti napoleoni alle mani esperte degli infermieri di un reparto psichiatrico.

Jean Bedel Bokassa: eroe francese di una famiglia antifrancese

Noi che amiamo trattare di serial killer (e Bokassa indubbiamente lo era) amiamo spesso indagare sui traumi che hanno influenzato (non giustificato) il loro comportamento criminale. Bokassa di traumi ne aveva in abbondanza figlio di una famiglia umile aveva visto il padre ucciso dalle forze francesi di cui respingeva la dominazione. La madre si era in seguito suicidata dal dolore, incapace di sopravvivere al vuoto. 

Bokassa, l’incoronazione – Boomerissimo.it

Il piccolo Bokassa, un po’ per bisogno, un po’ per quei contraccolpi di cui sono piene le biografie, decise nel 1938, non ancora raggiunta la maggior età, di arruolarsi nelle forze coloniali francesi. Nel complicato, e per molti incomprensibile, caleidoscopio di forze che la fulminea sconfitta contro la Germania di Hitler determinò, i francesi si trovarono a combattere su entrambi i fronti della guerra. Bokassa entrò da volontario nell’esercito della Francia Libera, comandato da De Gaulle e con il grado di sergente partecipò allo sbarco in Provenza del 1944, prima di raggiungere d’un balzo le Alpi Austriache e partecipare alla conquista di quello che era stato il “Nido d’Aquila” di Hitler in Baviera. Ne ricavò la Legion d’Onore e la Croce di Guerra, con le quali fece ritorno in Africa. La Seconda Guerra Mondiale era finita. Per lui cominciava la storia vera. 

Soldato di professione, partecipò di nuovo alle campagne francesi, stavolta in Indocina. Non vogliamo sospettare l’esercito francese di razzismo, ma Bokassa riuscì a raggiungere il grado di capitano solo nel 1961, oltre 15 anni dopo i primi combattimenti e le prime medaglie. Una carriera militare piuttosto lenta, vicina però a una rapida accelerazione politica. 

Nel 1966 organizzava un colpo di stato contro il cugino presidente David Decko, con l’aiuto di uno spezzone delle forze armate: uno schema che in Africa si è ripetuto molte volte. E quasi sempre con la partecipazione attiva o passiva della grande sorella Francia. 

Bokassa era un grande sincretico: non solo le sue conversioni religiose, dall’agnosticismo al cristianesimo, all’Islam al ritorno cristiano, sono state numerose e sempre politicamente motivate. Ma anche la sua stella polare politica era, come dire, molteplice. 

Si proclamava gaullista, ammiratore e alleato della Francia. Un grande democratico quindi, che però abolì subito tutti i partiti tranne il suo per procedere alla nazionalizzazione (o meglio sarebbe dire alla personalizzazione) della produzione di diamanti. Un tocco provvidenziale per garantirsi lo stile di vita che desiderava, pagare il suo matrimonio e la sua incoronazione a imperatore in stile napoleonico, e last but not least, tenere oliate le alleanze politiche, prima fra tutte quella con la Francia.

Bokassa concepiva la sua vita personale e quella politica come un unico variopinto e inarrestbile harem, di cui facevano parte ben 19 mogli e un amico molto speciale, il Presidente Francese. 

Una bulimia amorosa esagerata, che finì per costargli la carriera (anche se per sua fortuna non la vita)

L’harem di Bokassa: una vita sentimentale eccentrica

Bokassa regnava, spendeva e spandeva e amava con stravaganza. La sua corte ricordava un incrocio, ancora una volta sincretico, tra quella di un principe, di un imperatore neoclassico e quella di un Pascià. 

Bokassa imperatore – Boomerissimo.it

Uccideva senza remore ma anche senza troppi eccessi. Gli eccessi li riservava più alla vita amorosa: del suo vastissimo harem si occupava con regolarità (il calcolo dei figli riconosciuti supera i 40, ignoti quelli meno ufficiali). Tra tutte le consorti e concubine, la sua preferita era Catherine Denguiadé, che aveva sposato nel 1964 quando lei aveva solo 15 anni e che durò nelle sue grazie (non era facile) fino a venire incoronata imperatrice. Un’incoronazione contemporanea alla sua, una delle pù costose della storia. Pare che la somma delle spese ammontò a un quarto del pil nazionale, che i diamanti rendevano più che rispettabile.  

L’amore per Cathrine (e per le stravaganti spese di corte) finì per costare la vita a oltre 100 studenti, nel 1979. Bokassa aveva imposto loro l’uso di uniformi costosissime, che del tutto casualmente produceva l’azienda di sua moglie. Gli studenti si ribellarono, non riuscendo a sostenere le spese, lui li fece ammazzare. Eravamo ormai agli sgoccioli del suo impero e forse più del massacro, tragico ma tutto sommato minore in confronto a quelli di altri dittatori della storia, forse più dell’amore sconfinato per le sue mogli, amanti e concubine, pesò il rapporto con un amico, che i casi della vita e dei diamanti avevano drammaticamente incrinato. 

Giscard d’Estaing, un amico prezioso ma infido

Dagli inizi del suo regno come presidente, prima ancora di scoprirsi imperatore con tanto di aquila, Bokassa aveva compreso che depredare la ricchezza diamantifera centrafricana poteva garantire introiti considerevoli, non solo amorosamente ma anche politicamente spendibili. 

Bokassa Harem, Giscard e diamenti
Bokassa e Giscard: una cascata di diamanti – Boomerissimo.it

Per un dittatore africano, l’amico più importante è sempre stato il presidente della Francia, che dal 1974 era Valery Giscard d’Estaing, nobiluomo politicamente liberale ma non per questo indifferente al luccichio di quelle pietruzze che il paese di Bokassa produceva in abbondanza. 

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Lo scandalo dei diamanti fa ancora parte dei ricordi di chiunque abbia vissuto quel periodo. In sostanza si trattò di questo: Bokassa donava diamanti in quantità, Giscard li riceva, pur avendo sempre sostenuto di non saperne nulla. Qui in Italia, dove molti politici hanno ricevuto case in dono (ne ricordiamo una con vista Colosseo) ma a quanto pare senza saperlo, questo possedere ricchezze a propria insaputa non è poi così strano. Ma in Francia, un paese più formalmente puritano, la cosa esplose in uno scandalo fuori misura, come pochi se ne erano visti.

Giscard d’Estaing – Boomerissimo.it

La reputazione del presidente Giscard ne fu macchiata ma anche la soluzione al problema fu tipicamente francese. I rapporti con l’Impero Centrafricano si guastarono, e la manona francese favorì un nuovo colpo di stato, che questa volta rimosse Bokassa. L’ “Operazione Barracuda”, questo il nome in codice del blitz che esautorò Bokassa mentre era in visita in Libia, restaurò al potere il cugino Decko, asautorato dal primo colpo di stato, quello originale. 

Bokassa fu condannato a morte ma non prese mai la cosa troppo sul serio. Visse un po’ in Costa d’Avorio, poi con un’ampia selezione di mogli e di figli si trasferì addirittura in Francia, dove nel frattempo l’amico Giscard diventato nemico era stato a sua volta esautorato, ma democraticamente, dalla vittoria di Francois Mitterand

Una moglie abitava uno chateau francese, Catherine la ex imperatrice una proprietà nella svizzera francofona, con nove dei suoi figli. 

Nessuno si preoccupò troppo degli studenti uccisi o di eventuali vittime del molto eventuale cannibalismo di Bokassa (mai dimostrato). Nessuno si preoccupò troppo nemmeno di ritrovare e tantomeno restituire i diamanti.

Le amicizie soffrirono un po’. Ma la bulimia economica e quella amorosa, come sappiamo spesso abbastanza collegate, poterono continuare senza troppi ostacoli.

Morso dalla nostalgia, e ormai anziano, Bokassa tornò nel suo ex regno imperiale, dove fu prevedibilmente arrestato. Trascorse qualche anno in carcere e poi torno alla sua Bangui, dove è morto nel 1996

Gli sopravvissero molte delle sue giovanissime mogli, e specialmente l’imperatrice Cathrine dotata di fantasia e qualità imprenditoriali: commerciante di diamanti, coltivatrice di fiori una volta tornata in patria, oggi possiede una piantagione di manioca, ed è decorata con la Medaglia d’Onore di Stato dal 2010.

Nel disordine d’amore di Bokassa, negli impicci delle amicizie finite nel fango, tra figli dispersi (e un paio di figlie vendute) almeno qualcuno ce l’ha fatta. Onore a Catherine Denguiadé, sopravvissuta a una vita complicata e a una selezione davvero difficile, quella dell’harem di Jean Bedel Bokassa.

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®

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