x

Il meglio, il peggio, il curioso degli anni 80 (e oltre)

Pubblica un Guest Post sponsorizzato con Boomerissimo.it®


TUTTI GLI ARTICOLI
Boom age / News/ PODCAST / Sport / Style / TV e spettacolo /
Amin Presidente Cannibale

In cucina con Idi Amin: tutta la verità sul presidente cannibale

Idi Amin, il dittatore che si cibava di carne umana. Un incubo che dura da decenni, alla ricerca di una verità che forse è troppo spaventosa per essere raccontata.

Poche cose toccano le corde profonde del terrore umano quanto il cannibalismo. Il tabù più terribile, il confine netto e invalicabile tra civiltà e una barbarie di cui non vogliamo ammettere, o di cui vogliamo cercare di dimenticare l’esistenza. 

Amin Presidente Cannibale
Amin, presdidente e cannibale – Boomerissimo.it

Eppure il cannibalismo è una realtà con cui l’uomo convive, e non solo nelle sue periferie più sperdute, che hanno visto scomparire rampolli di dinastie miliardarie, inghiottiti dal senso dell’avventura, ma anche da una ritualità che in questo caso non è eccessivo definire “selvaggia”. Il cannibalismo ha toccato e sconvolto civiltà avanzate, modernissime, con un caso come quello del cannibale giapponese Issei Sagawa, scampato alla non meno avanzata giustizia europea in modo allucinante, e infine diventato influencer e personaggio di culto nel suo paese, in una vicenda che lascia attoniti e che qualunque cosa se ne pensi, si trova appunto al confine tra orrore del vuoto e ammirazione dell’abisso, tra passato ancestrale e futuro post moderno deformato dalla follia social.

Non stupisce che di un personaggio come Idi Amin, il presidente cannibale sia spesso stato agitato lo spauracchio, ma raramente raccontata la vicenda.

Il grande macellaio dall’accento british

Normalmente rifuggiamo dalla tentazione di caricarci sulle spalle, come occidentali, l’intero fardello dei mali del mondo. Resta il fatto che alcune delle personalità più inquietanti dell’universo post coloniale, come Saddam Hussein, di qualche complicità occidentale hanno goduto.

Amin ufficiale ugandese – Boomerissimo.it

difficile separare la figura grottesca e spaventosa di criminali come Bokassa, dalla politica africana francese. Ancora più difficile sarebbe ignorare la mano inglese nell’ascesa al potere di un personaggio come Idi Amin, il dittatore ugandese che ha lasciato dietro di sé una scia di sangue e di orrore che ancora non è stata esplorata storicamente nella sua interezza. 

Ti piace Boomerissimo? Sostienilo con una piccola offerta a questo link

Idi Amin nasce nel 1925 tra i Kakwa, un’etnia minoritaria di confine, tra Sudan meridionale e Uganda. È proprio questa origine periferica, gradita ai reclutatori britannici, che lo porta nel 1946 tra i King’s African Rifles: non è lui a scegliere l’esercito, è l’esercito che sceglie lui. Fa parte di un gruppo povero, isolato, ma marziale. È fisicamente imponente (una montagna di muscoli da 1 metro e 93, diventerà rugbista e pugilatore), i 30 scellini al mese della paga di soldato sono una fortuna nell’Uganda del tempo.

Il giovane Amin tra i King’s African Rifles – Boomerissimo.it

Nelle truppe coloniali inglesi fa tutta la strada che è prevista per un nero, dal grado di caporale a quello di maresciallo, reprime rivolte in Kenya, schiaccia faide in Uganda. 

Nella repressione della rivolta dei Mau Mau si segnala per i metodi che ne segneranno anche lo stile di comandante in capo: interroga i sospetti trascinandoli con la jeep e aiutandosi con un coltello arroventato. I superiori inglesi, diligentemente, annotano:

 “Zelante, leale, ma poco incline alle sottigliezze”
Memo di valutazione interna dei King’s African Rifles

Nel 1962 diventa ufficiale, e da lì comincia la scalata al potere vero e proprio, che nel 1966 lo vedrà comandante in capo delle forze armate. Amin sostiene il suo esercito e il suo reddito personale trafficando in avorio e oro, aprendo conti in Svizzera insieme al presidente Obote. Nel 1966, spinto dalla manona inglese che sta riordinando i suoi affari africani, Amin esegue l’ordine più sanguinoso della sua carriera: attacca il palazzo reale di Kampala con una forza di 1500 militari e mezzi pesanti, lo trasforma in un colabrodo.

Il re parte in esilio, Obote viene promosso a “Presidente Esecutivo”, Amin è “Comandante Supremo”. È l’antipasto del golpe del 1971, ancora una volta realizzato sotto la regia britannica. 

Obote, secondo il classico schema del tempo (che abbiamo visto anche con Bokassa) viene invitato a Londra a un vertice Commonwealth a distanza di sicurezza (Singapore). Amin a Kampala prende il potere per “salvare la democrazia”, o almeno così annuncia Radio Uganda alla popolazione. 

Divoratore di uomini (e di donne)

Amin comincia a servire subito il suo menù del terrore: distrugge l’economia del paese espellendo immediatamente 80.000 asiatici, spina dorsale del paese. 

Amin Presidente Cannibale
Amin all’apice della sua gloria – Boomerissimo.it

Ammazza 300mila persone, principalmente scelte tra i gruppi etnici che considera ostili. La maggior parte troverà una fine orribile nei sotterranei del suo palazzo, ad opera dei suoi squadroni della morte

Il cannibalismo

Amin divora e fa divorare carne umana. È un ingrediente chiave del suo terrore

Gli oppositori politici vengono gettati in pasto ai coccodrilli del Nilo. Nel 1976, durante la crisi degli ostaggi di Entebbe una donna israeliana, Dora Bloch viene letteralmente data in pasto ai maiali.

L’ossessione di Idi Amin per il terrore fisico e psicologico raggiunse vette macabre, con accuse di cannibalismo e atti di violenza estrema che ancora oggi sollevano interrogativi. Interrogativi che non toccano la sostanza, ma le modalità. Per qualcuno, come per il biografo ed ex ministro Kyemba si tratta di un cannibalismo “sperimentale”, per altri è invece una pratica sistematica, una architrave del suo potere. 

«Ho mangiato carne umana, è più salata di quella di leopardo»
Idi Amin, riportato da Henry Kyemba 

Numerose testimonianze hanno raccontato la raccapricciante collezione di teste umane conservate nei freezer del palazzo presidenziale. Vengono utilizzate come “gentile” strumento intimidatorio durante i banchetti. Amin festeggia, e fa capire chi comanda, e come.

Amin non nasconde il cannibalismo, lo usa, trasforma il tabù in un’arma politica. 

La morte della moglie: un delitto ancora irrisolto  

La sorte di Kay Adroa, una delle mogli di Amin, rimane uno dei casi più emblematici della diittatura di Amin. Il suo corpo smembrato viene ritrovato nel bagagliaio di un’auto a Kampala: Le parti anatomiche sono state accuratamente separate, come in un’esecuzione minuziosa, a freddo, premeditata.

La versione ufficiale attribuisce la morte ad un aborto clandestino eseguito da un medico-amante, che si sarebbe successivamente suicidato. Ma i sospetti ricadono immediatamente su Amin. Secondo lo studioso Albert Mohler è proprio il dittatore ad ordinare l’uccisione della moglie (e del medico) una volta scoperto il tradimento. I pezzi della donna “scoperta” nel bagaglio vengono ricuciti per un macabro funerale spettacolo, che mostra in modo plastico alla popolazione che nessuno deve considerarsi al sicuro, nemmeno i familiari, nemmeno la madre di alcuni tra i suoi 39 figli. 

Amin apprezza l’effetto e istituzionalizza lo smembramento come pratica di stato: gli oppositori politici vengono fatti pubblicamente a pezzi da squadroni della morte. Il vescovo Luwum soffre invece di uno strano incidente d’auto, che lascia il corpo crivellato di colpi e mutilato. 

Un incidente che ricorda suicidi più moderni, avvenuti nella Russia putiniana, con ufficiali “suicidi” nel proprio ufficio, con una decina di colpi di fucile sparati nel petto. Tutto si trasforma, poco cambia davvero al mondo. 

Un boccone più grande di lui

Nel 1978, dopo 7 anni di terrore assoluto, Amin commette l’errore che mette fine alla sua “carriera”. Attacca la Tanzania, che reagisce, sostenuta dai ribelli ugandesi ormai numerosi in esilio, che avanzano fulmineamente verso la capitale. 

Idi Amin, il presidente cannibale

Amin fugge in elicottero, verso la Libia dell’amico Gheddafi, mentre nella capitale i suoi palazzi vengono saccheggiati e i suoi orripilanti frigoriferi vengono mostrati al mondo. Ma Amin è un ospite troppo ingombrante persino per uno come il dittatore libico, che sulla ferocia non ha mai risparmiato. Ripara in un posto che crede più adatto, l’Irak di Saddam, che però dopo pochi mesi lo congeda. 

Ti piace Boomerissimo? Sostienilo con una piccola offerta a questo link

Dopo un penoso tentativo di rientro in Uganda, fermato dal presidente Mobutu, Amin è morto nel 2003 in Arabia Saudita, senza un funerale, che i sauditi gli negarono per difendere il buon nome dell’Islam. 

Anche senza essere islamici, è difficile dare loro torto.

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it

PUBBLICA UN GUEST POST SU BOOMERISSIMO.IT®

Rispondi

Comments (

0

)

Translate »

Scopri di più da Boomerissimo

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere