L’alba di Internet ha portato con sé non solo innovazione e connessione globale, ma anche metodi up-to-date per commettere crimini efferati
Molti dei serial killer più famosi, quelli che con una iperbole sinistra sono indicati come appartenenti “all’epoca d’oro”, si sono giovati di assenze. Assenza di coordinamento tra le varie forze di polizia, assenza di videosorveglianza, assenza di strumenti ed analisi scientifiche avanzate e assenza di internet, la rete che permette di condividere informazioni in tempo reale.

Poi ci sono personaggi che della capacità di entrare in contatto con persone in tempo reale si è giovata per trovare le sue vittime.
Un “pioniere” del male
Agli albori delle chat room, ancora prima delle app, si poteva incontrare chiunque. Non che sia poi cambiato moltissimo. Ancora oggi, sui vari social, devi fare bene la tara su quello che raccontano le persone, lasciare un buon margine all’inventiva. Uomini e donne si raccontano come si percepiscono, fornendo di sè un’immagine più o meno distorta, una sorta di desiderata. Non parliamo poi delle immagini offerte a rappresentazione della descrizione fornita. Se nella foto è raffigurata un’aquila di mare testabianca ad ali spiegate che domina il mondo dall’alto, va già bene se nella realtà si tratta del pulcino pio.

Uno dei primi criminali ad aver usato la rete per adescare le sue vittime è stato John Edward Robinson, guadagnandosi l’appellativo di “Internet Slavemaster”.
Robinson nacque nel 1943 a Cicero, Illinois, una città tristemente nota per essere stata il quartier generale di Al Capone, oltre che aver dato i natali ad un altro sinistro figuro, Paul Casimir Marcinkus. Robinson ha costruito la sua carriera criminale sul triangolo frode, manipolazione e omicidio.
Robinson incarnava il perfetto cittadino americano. Sposato con Nancy Jo Lynch nel 1964, padre amorevole, si impegnò come allenatore di baseball, capo scout e insegnante di catechismo, partecipando attivamente alle attività benefiche locali (diffidare sempre dei troppo bravi/buoni).
L’immagine era perfetta, la realtà marcia. Già nel 1969 fu arrestato per aver sottratto $33.000 dallo studio del medico dove lavorava come tecnico radiologo con credenziali falsificate. Nella sua “perfetta etica” intratteneva relazioni sessuali con il personale e le pazienti, vantandosi persino col figlio quindicenne del dottore della sua doppia vita.
Nel corso degli anni ’70 e ’80, Robinson perfezionò le sue capacità di truffatore. Nel 1977, arrivò persino a falsificare lettere per farsi nominare “Uomo dell’Anno” da un’organizzazione benefica locale, organizzando un pranzo di premiazione in suo onore. La sua abilità nel manipolare le persone diventava sempre più sofisticata.
L’upgrade
A metà degli anni Novanta, Robinson cominciò ad adescare ignare donne su internet. Aveva scoperto che esistevano chat online e siti web dedicati al BDSM, dove l’acronimo indica Bondage, Discipline, Dominance, Submission, Sadism, Masochism (schiavitù e disciplina, dominanza e sottomissione, sadismo e masochismo). Si tratta di un gioco di ruolo sia sessuale che psicologico tra adulti consenzienti. Il nostro adottò l’alias di “Slavemaster” e frequentò queste piattaforme per trovare le sue vittime. Ma frequentava anche siti di incontri “normali”.
Robinson si presentava come un ricco uomo d’affari/ filantropo offrendo posti di lavoro a giovani donne, o promettendo promettendo relazioni BDSM o dominante-sottomessa. In alcuni casi, si offriva di pagare spese mediche o fornire supporto finanziario a ragazze in difficoltà.
Grazie alla capacità di diversificare i suoi approcci, nella sua rete sono finite molte donne tra cui: Izabela Lewicka, un’immigrata polacca di 21 anni, alla quale aveva offerto un lavoro e successivamente un rapporto di bondage dopo averla conosciuta in una comunità BDSM online; Sheila Faith, a cui aveva promesso di pagare le spese mediche per la figlia disabile; a Suzette Trouten offrì un lavoro e una relazione dominante-sottomessa. Inoltre uccise Lisa Stasi e diede la figlia Tiffany in adozione, a pagamento, a suo fratello.
La cattura
La fine della sua carriera criminale arrivò nel giugno 2000, quando fu arrestato nella sua fattoria vicino a La Cygne, Kansas. Due donne lo avevano denunciato, una per violenza sessuale, l’altra per furto di sex toys. Sulla base di queste denunce la polizia ottenne i mandati di perquisizione per le sue proprietà. Quello che trovarono non fu molto diverso da ciò che era in casa di Jeffrey Dahmer: due corpi in decomposizione in fusti chimici nella sua fattoria, tre cadaveri in un deposito nel Missouri, oltre a numerose prove forensi che collegavano Robinson ad altre sparizioni.

Il processo a Robinson fu il più lungo processo penale nella storia del Kansas. Fu condannato per gli omicidi di Suzette Trouten, Izabela Lewicka e Lisa Stasi. Successivamente, ammise la responsabilità per altri cinque omicidi a seguito di un patteggiamento.
Al termine dei vari processi, Robinson ha totalizzato due condanne a morte in Kansas e cinque ergastoli senza possibilità di libertà condizionale in Missouri.
Una madre non molla mai
Determinante nella cattura di John Edward Robinson è stata la madre di Suzette Trouten. La donna, preoccupata per la scomparsa della figlia, ha collaborato attivamente con gli investigatori. Per qualche tempo la famiglia aveva ricevuto cartoline con la firma di Suzette, peccato che il nome dei suoi cani era sbagliato e lo stile di scrittura era completamente diverso.

Carolyn Trouten decise di chiamare Robinson per avere delle spiegazioni, ma non solo, registrò quelle telefonate.
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In quelle registrazioni, Robinson cercava di tranquillizzare la madre affermando che Suzette era “su una barca da qualche parte” e che per questo non poteva chiamare. Le sue bugie però non convinsero Carolyn, che continuò a fare pressione sulle autorità.
Oggi, a ottant’anni, John Edward Robinson è nel braccio della morte in Kansas, mentre il numero totale delle sue vittime resta incerto. Gli investigatori sospettano che ci siano altri corpi ancora da scoprire, ma Robinson mantiene i suoi segreti, esercitando l’ultimo controllo che gli rimane sulla sua eredità di terrore.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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