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Sinatra e lo Shah

Frank Sinatra in Iran: voce, vita, libertà

La missione segreta di Frank Sinatra a Teheran  tra glamour hollywoodiano e diplomazia culturale

Prima della rivoluzione del 1979, c’è stato un periodo in cui l’Iran era un paese aperto al mondo e alla cultura, non solo quella islamica.

Sinatra e lo Shah
Frank e lo Shah – Boomerissimo.it

Con questo non voglio certo dire che il regime dello Shah fosse rose e fiori, ma personalmente nutro una certa repulsione per i regimi in cui le donne subiscono assurde restrizioni della libertà personale.

Le donne in Iran

Secondo il Codice civile iraniano, le donne sposate non hanno voce in capitolo sul luogo dove vivere, è una decisione che spetta al marito. Le donne iraniane sono altamente scolarizzate, ma il marito può impedire loro di svolgere il lavoro che vogliono se ritiene che sia contrario ai “valori della famiglia”.

Le donne coniugate non possono viaggiare fuori dal Paese, a meno che non abbiano il permesso scritto del marito. Nella repubblica islamica dilaga la violenza domestica. Secondo le statistiche ufficiali tra il marzo del 2021 e giugno del 2023 sono state uccise dai maschi della famiglia almeno 165 donne.

Sono inoltre soggette alla polizia morale che per una qualsiasi banale infrazione può decidere per l’arresto con conseguenze anche tragiche come quello di Mahsa Amini.

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In epoca pre Khomeini e successori, l’Iran era aperto all’occidente anche dal punto di vista della moda e della musica. Non era difficile vedere in giro ragazze in minigonna con i capelli sciolti sulle spalle, così come era possibile assistere a Teheran ad un concerto di Frank Sinatra.

1975: Frank a Teheran

Nel 1975 Ol’ Blue Eyes fu invitato a prendere parte a un’iniziativa benefica pianificata dall’Organizzazione Nazionale iraniana del Welfare per i Ciechi. Lo Shah ci teneva che la capitale fosse teatro di eventi culturali cosmopoliti. Sinatra accettò l’invito con entusiasmo.

Il vecchio volpone vide nell’Iran un palcoscenico prestigioso. La sua partecipazione non era solo un gesto di beneficenza, ma era evidente che avesse interesse per i mercati internazionali durante un periodo di intensa attività concertistica. Nel 1975, infatti, Sinatra tenne ben 140 spettacoli in 105 giorni, includendo concerti a New York, Londra e appunto Teheran.

La mattina del 24 novembre 1975, Sinatra atterrò nella capitale persiana a bordo del suo jet privato, accompagnato dalla sua orchestra di trentacinque elementi. L’organico includeva anche il suo manager personale e, dettaglio che rivela l’attenzione maniacale per l’immagine, persino il suo parrucchiere personale. I posticci dovevano essere sempre in ordine.

Frank e Vigen Derderian – Boomerissimo.it

Uno dei musicisti dell’orchestra era il trombonista irlandese Bobby Lamb. Le autorità iraniane sapevano che sarebbero arrivati con Sinatra cinquantasei cittadini americani. All’aeroporto, quando videro il passaporto irlandese di Lamb, i funzionari dell’immigrazione lo trascinarono in una piccola stanza con una lampadina nuda, un tavolo e una sedia. Interrogatorio in piena regola, mentre l’autobus con l’orchestra aspettava fuori e non poteva partire senza di lui. La situazione si risolse solo dopo lunghe trattative diplomatiche.

Durante il soggiorno dell’artista di Hoboken all’Hilton Hotel, si verificò uno degli incontri musicali più significativi della storia della musica iraniana. Frank Sinatra incontrò Vigen Derderian, conosciuto come il “Re del pop iraniano” e il “Sultano del jazz”. Vigen era considerato una sorta di Frank Sinatra dell’Iran e si esibì durante la festa di gala organizzata in onore della star americana.

Due Concerti: Palazzo e Stadio

Frank tenne due concerti a Teheran. Il 23 novembre si esibì nella “splendida cornice” di Rudaki Hall, davanti all’imperatrice Farah Diba e ad una ristretta audience di privilegiati. Bobby Lamb (scampato alla polizia) descrisse il palazzo come “il luogo più sontuoso mai visto”.

Il concerto a Teheran – Boomerissimo.it

Il giorno seguente, il 24 novembre, si tenne l’evento vero e proprio all’Aryamehr Stadium. Lo stadio, con una capienza di 24.000 spettatori, fu trasformato per l’occasione: un enorme palco fu costruito al centro dell’arena, permettendo a Sinatra di muoversi sui quattro lati e coinvolgere tutto il pubblico. 

La scaletta dello show fu la seguente:

  • “At Long Last Love”
  • “My Kind of Town”
  • “But Beautiful”
  • “Didn’t We”
  • “Something”
  • “They Can’t Take That Away From Me”
  • “My Way”
  • “Nancy (With the Laughing Face)”
  • “That’s Life”
  • “I’ve Got You Under My Skin”
  • “Pennies From Heaven”
  • “Fly Me to the Moon”
  • “The Lady Is a Tramp”

Tra il pubblico di quella notte memorabile c’era anche Bahman Nassiri, che sarebbe poi diventato produttore cinematografico. Secondo il suo racconto, durante il concerto incontrò Homeira Ashtiani, un’agente segreta che lavorava per la SAVAK, il servizio segreto del Paese. Nassiri rimase colpito dalla borsa insolitamente grande della signora, borsa che molto probabilmente conteneva un’arma. 

Sinatra a Teheran – Boomerissimo.it

Secondo i racconti di coloro che hanno avuto la fortuna di assistere a quell’esibizione il Paese accolse Sinatra con entusiasmo, apprezzandone la musica.  Era un Iran aperto al mondo, dove la musica occidentale non solo era tollerata, ma celebrata.

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Dopo la Rivoluzione Islamica del 1979, la musica occidentale è stata bandita dalle stazioni radio e TV statali, le donne non possono cantare da sole in pubblico, e artisti come il rapper Toomaj Salehi rischiano la condanna a morte per aver sostenuto le proteste per la libertà.

Oggi i giovani si ritrovano in club clandestini per ascoltare musica proibita. 

A distanza di mezzo secolo, l’idea di un crooner americano che canta sotto il cielo persiano sembra una barzelletta raccontata male. O forse una speranza.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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