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Frank Sinatra A MAn and His Music

Frank Sinatra, rivoluzionario raffreddato: lo show perfetto che quasi non si fece

Novembre 1965: un raffreddore, un pugno sul pianoforte e uno show quasi cancellato. Dalla furia di Sinatra nacque il suo capolavoro televisivo assoluto.

Forse sono uno strano animale musicale, rock e musica “per voi giovani”, li ho sempre frequentati piuttosto poco. A 14 anni ero già un malato di jazz “moderno” (il jazz di Charlie Parker, che moderno lo è ancora, ma che aveva cominciato a esserlo 35 anni prima), più avanti venne Frank Sinatra.

Frank Sinatra A MAn and His Music
Frank Sinatra, un raffreddore che non ci voleva – Boomerissimo.it®

Di Sinatra ho sempre adorato tutto. Non era proprio jazz, ma quasi. Non era un disperato come Bird e molti dei miei eroi fino a quel momento, anzi. Era uno che mi insegnò tutto: a vestire, nei limiti del possibile a comportarmi (per me che sono tendenzialmente timido il modello era quasi irraggiungibile, ma ci provavo). E aveva quell’ossessione per la perfezione che nessuno è riuscito mai a inculcarmi, ma che ho provato a inseguire da solo, a modo mio. Non ero più un bambino quando morì all’improvviso, ma la sua scomparsa mi devastò. Passai un mese difficile, ripercorsi tutto quello che si poteva ripercorrere in un momento storico in cui internet era ancora bambina, anche la meraviglia del satellite era abbastanza di là da venire, e per rivedere vecchi film e vecchi show dovevi spingerti in negozi di videocassette da maniaci, sfogliare cataloghi internazionali. Lessi tutto, ordinai tutto, affogai nella sua musica e in dosi da cavallo del suo Jack Daniels. E della enorme collezione che accumulai (ormai del tutto inservibile, ora che i videoregistratori sono diventati pezzi da museo) vidi qualsiasi cosa. Cose grandi, cose un po’ di servizio, finché non rimasi letteralmente abbacinato da una gemma, un capolavoro assoluto. Un enorme diamante che mi ricordava il racconto di Francis Scott Fitzgerald “un diamante grosso come l’Hotel Ritz”. Una di quelle rare occasioni in cui il lusso estremo sposa una quantità sovrabbondante, uno show incredibile e fatto praticamente di nulla, se non la presenza di Sinatra, a colori. Perfetto. Commovente. Avevo scoperto “A Man and His Music”, lo show del 1965 su cui Sinatra aveva scommesso tutto, vincendo a mani basse. E in quella serie di show, c’è quello che ho sempre considerato il suo capolavoro assoluto (quantomeno in video): You are Nobody Until Somebody Loves You. Quando conobbi Antonietta, la mia compagna di avventure boomerissime, fu una delle prime cose che la costrinsi a vedere. Poche settimane fa, la mia sodale, chiusa in casa per una di quelle rare e preziose giornate solitarie, ha cominciato a mandarmi link della musica che stava ascoltando. A Man, and His Music. The Man, and The Music. Era chiaro che occorreva mettere a parte di questo segreto, non poi così segreto, anche voi, lettori di Boomerissimo®.

Falsa partenza

Novembre 1965, nello Studio 1 della NBC a Burbank, Frank Sinatra, è impegnato a mettere insieme quello che deve essere il suo capolavoro. Il testamento musicale molto anticipato di un cinquantenne che non ha nessuna intenzione di arrendersi alla musica rock che sta squassando le scene, dopo la rivoluzione dei Beatles e dei Rolling Stones.

Frank Sinatra A MAn and His Music
A Man and His Music (screenshot Youtube) – Boomerissimo.it®

Ma Sinatra è pallido, è sotto le luci roventi, circondato da quarantatré musicisti dell’orchestra di Nelson Riddle, la troupe televisiva, tecnici, guardie del corpo, costumisti, persino la signora delle sue parrucche. Un piccolo esercito che attende nervosamente. Qualcosa non va, è evidente. Frank ha appena cantato “Nancy” con tutto quello che ha nella sua voce quel giorno. Ma quel tutto non è abbastanza: il raffreddore che lo tormenta da giorni sta vincendo. Sinatra è nervoso, insoddisfatto, sale nella cabina per rivedere il girato insieme al regista prodigio Dwight Hemion, fresco di Emmy. Ma bastano cinque minuti. Sinatra scuote la testa: è un no.

 “Dimentica tutto. Stai solo sprecando il tuo tempo. Quello che vedi lì è un uomo con un raffreddore”

–Frank Sinatra riportati da Gay Talese per esquire.

Torna nella sala prove, un pugno colpisce il pianoforte. Il botto risuona, nonostante le pareti insonorizzate. Bill Miller, il pianista, prova a calmarlo, ma l’ordine è già partito: cancellare tutto, rimandate, non ci sarà nessuno show il 24 novembre. È uno di quei momenti che chi ha vissuto nei paraggi del mondo dello spettacolo teme come la peste. Il palinsesto che crolla, i contratti pubblicitari che saltano. Immagino, per aver vissuto sulla mia pelle momenti del genere, che la pressione su Sinatra sia immensa. Dopotutto Sinatra è sempre Sinatra, ed è probabile che solo lui sia in grado di accorgersi che qualcosa nella sua performance non giri come dovrebbe. Ma basta, e Sinatra non è uomo a cui la pressione faccia paura. Ci sono soldi già spesi? Ci sono penali da pagare? Poco importa, è il suo show, e lo show salta, punto. 

Ossessione per la perfezione

In quel 1965, a cinquant’anni, Sinatra vive un momento cruciale, uno dei molti -a dire il vero- della sua movimentata carriera. Ha rinnovato il repertorio, rinfrescandolo ma senza arrendersi al pop come altri crooner. Ha la sua età e nonostante una certa propensione al narcisismo, non la nasconde. Anzi, ha appena pubblicato “September of My Years”, un album di riflessione sull’invecchiamento arrangiato da Gordon Jenkins che parla di mortalità con onestà brutale.

Frank Sinatra A MAn and His Music
A Man and His Music II (screenshot Youtube) – Boomerissimo.it®

Un altro centro pieno: con “It Was a Very Good Year” vincerà il Grammy per Best Vocal Performance, e l’album stesso conquisterà l’Album of the Year. Sinatra non molla, continua a ruggire e quello show, “A Man and His Music” non deve essere solo una celebrazione ma, come costume del personaggio, deve essere una dichiarazione di guerra. On “The Top of the Hill” c’è sempre lui, il leone di Hoboken, e deve essere chiaro a tutti. Per sottolineare il concetto, Sinatra ha abbracciato senza esitazioni la rivoluzione tecnologica del momento: la televisione a colori. Proprio in quell’anno la NBC sta convertendo tutto il palinsesto alla nuova idea. Ed è un’idea che fa paura: lo schermo a colori rende tutto visibile—ogni imperfezione della pelle, ogni ruga, ogni sfumatura di colore che gli amati-odiati parrucchini potrebbero evidenziare. Sinatra li indossa per amore del suo pubblico, che può vederlo invecchiare, ma non diventare pelato, ora il colore rende ancora più difficile la sfida. Ma il controllo assoluto che Sinatra pretende su se stesso manca nel suo elemento più importante: la voce. Il maledetto raffreddore si è messo di mezzo, e a pagarne le conseguenze è appena stato l’incolpevole pianoforte colpito con una violenza che fa male, da tutti i punti di vista. 

Lo show: semplicità rivoluzionaria

Ma i raffreddori passano, le penali si pagano, e quando Sinatra si riprende, la NBC e le orchestre sono di lì ad aspettarlo. Lo  special viene registrato tra il 15 e il 17 novembre in due sere diverse.

You are Nobody… Il capolavoro dell’edizione 1966 – Boomerissimo.it®

Rivederlo oggi è sconvolgente e istruttivo perché Il formato è di una semplicità disarmante, diciamo pure agli antipodi della cialtronata che la TV contemporanea ha sposato senza riserve. Non è un patchwork di giochi, di danze, di battute (quello che mia nonna chiamava “spirito di patata”). C’è solo Frank Sinatra, al centro della scena, assurdamente dietro un leggio e due orchestre dirette da Nelson Riddle e Gordon Jenkins. Solo carisma e musica, senza filtri e senza rete. Quello spazio vuoto, immenso, impossibile per chiunque altro viene interpretato con la maestria che mi sono visto e rivisto mille volte con infiniti rewind da un regista che non esito a definire geniale: oggi so anche che si chiama Dwight Hemion. La sua macchina da presa gira nello spazio con marchingegni che, decenni dopo, sono ancora fantascientifici, e che allora dovevano essere totalmente sperimentali. Il regista non ha nulla se non luce, ritmo, movimenti nello spazio, intorno ad entità fisse e immobili. Le sue telecamere accompagnano Sinatra con dei movimenti da direttore d’orchestra, a volte ampie, a volte scendono in basso e stringono da sotto, sottolineano l’atmosfera di ogni frase, a volte nel quasi buio, a volte letteralmente danzando intorno all’orchestra e all’interprete. È una magia che non so esprimere meglio di così, e che vi suggerisco di scoprire di persona, grazie al fatto che lo show è oggi interamente disponibile su YouTube, senza incursioni in ambigui bugigattoli, né la necessità di ordini postali. Sinatra sul suo show ha scommesso tutto, ha scelto la via più difficile, quella della sostanza pura, e ovviamente -come suo costume- vince. Quando lo show va in onda il 24 novembre 1965, il trionfo è totale: ‘Emmy per Outstanding Music Program e un Peabody Award. Il giovane e talentuoso regista Hemion (Sinatra è uomo che non ha mai temuto di circondarsi del meglio, non è uno di quei capi costretti a selezionare mezze tacche per cercare di sembrare migliori) vince l’Emmy come produttore, e Lon Stucky è il numero 1 per le luci di quello straordinario 1965. Lo show ha un successo talmente devastante che diventerà un format. Un concetto in generale temibile, ma non quando lo interpreta Frank Sinatra. Nascono così “A Man and His Music Part II” che va in onda il 7 dicembre 1966, stavolta con Nancy Sinatra e i suoi Boots Made for Walkin’. L’anno dopo arriverà “A Man and His Music + Ella + Jobim”. Ovviamente da qualche parte li conservo tutti anche se non saprei più come rivederli. Ma senza nulla togliere a Nancy, a Ella, a Jobim, il primo della serie, quello cominciato con un pugno sul pianoforte e contenente puro Sinatra al 100%, senza alcun additivo, è il capolavoro assoluto. Non credo sia possibile pensare che venga mai superato. Se non c’è riuscito Sinatra, gli altri possono tranquillamente abbandonare ogni velleità.

La gemma: “You’re Nobody til Somebody Loves You”

Però c’è un però, nella superiorità inscalfibile di quell’assoluto, ed è esattamente il pezzo di cui ho parlato in apertura, una specie di educazione sentimentale della redazione di Bomerissimo.

È proprio nel sequel del 1966, che Sinatra toccherà il culmine: “You’re Nobody til Somebody Loves You” è infatti un pezzo della seconda edizione, potenziato dall’ arrangiamento esplosivo di Billy May. Sinatra canta con una sicurezza spudorata, mentre l’arrangiamento di May esplode intorno a lui, e la macchina da presa scende sulle schiene degli orchestrali e arriva su di lui, di sbieco, dal basso. Al cambio di tonalità vengono letteralmente i brividi: non ci si crede. Anche in questo caso gli ascolti separati e a distanza, miei e della Fondatrice, producono ogni volta gli stessi risultati: pelle d’oca in senso tecnico, non metaforico. E se non ci credete, fate l’esperimento sul vostro braccio, YouTube è generosa anche in questo caso. Si dice talvolta (io me lo ripeto spesso) che il meglio è nemico del bene, e che la perfezione non è di questo mondo. Era però del mondo di Frank Sinatra, e nessun raffreddore doveva provare a mettersi di mezzo. Ne sa qualcosa un certo pianoforte…

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it

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