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Tony Bennett disco da dimenticare

Tony Bennett, il disco da dimenticare: vinse la guerra ma perse contro la pop music

Era un uomo che amava profondamente la sua musica e l’American Songbook. Vi raccontiamo la storia di una sconfitta drammatica, e dolorosa per tutti

Tony Bennett è morto. Aveva 96 anni. La notizia non giunge inaspettata. Ma dopo che abbiamo perso, e spesso da lungo tempo, tutti i crooner che hanno popolato il paesaggio fantastico tra le nostre orecchie, Bennett era rimasto l’ultimo baluardo di un’epoca e di una canzone tanto più perduta quanto più si cerca di riprodurne versioni in silicone quasi-simili (si tappino le orecchie gli appassionati di Michael Bublé e simili). 

Tony Bennett disco da dimenticare
Tony Bennett – Boomerissimo.it

Gente come Tony Bennett aveva con sé qualcosa di più di una tecnica sopraffina (e nel suo caso superiore a quella dei suoi colleghi, anche leggendari). C’era in Tony Bennett qualcosa di ancora più importante della capacità di trarre da una canzone dell’ American Songbook tutto quello che l’autore aveva in mente (Frank Sinatra sosteneva che Bennett ne tirasse fuori persino qualcosa di più). 

“I saw men die there… All the innocence goes out of you”

–Tony Bennett

Tony Bennett aveva con sé lo spirito del tempo. Di un tempo in cui i suoi coetanei, quelli per cui cantava, erano nati nella Depressione. Avevano cercato di trarre gioia in tempi ed in mezzo ad esperienze spesso drammatiche, prima di precipitare nella seconda guerra mondiale, dopo solo un breve ventennio di quasi pace.

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Questa sarebbe stata una guerra che gli Stati Uniti avrebbero combattuto in tutti i continenti e in tutti gli elementi; dalle profondità sottomarine all’alto dei cieli. A Tony Bennett, immigrato calabrese del Queens, sarebbe toccato aprirsi la strada attraverso l’Europa. Un “posto in prima fila sull’inferno”, come lo definì nella sua autobiografia “The Good Life”. Anthony Benedetto (questo era il suo vero nome) fu tra i soldati che liberarono Dachau e lo spettacolo di devastazione e morte di quei campi si aggiunse all’esperienza sanguinosa e scioccante della guerra, facendo di Bennett un uomo, prima ancora che un cantante, ferocemente determinato a fare tutto quello che era in suo potere, perché nulla di tutto ciò si ripetesse mai più.

Tony Bennett nel suo momento magico – Boomerissimo.it

Furono decenni spensierati e disimpegnati, gli anni ‘50. Il mondo aveva bisogno di divertirsi e di distrarsi. Anche questo era spirito del tempo. Ma quello di Bennett era diverso. All’esercito Bennett doveva l’esperienza più tragica della sua vita e anche il suo riscatto. Cominciò a cantare in Europa, poi tornato in America studiò canto classico e operistico grazie a un programma per reduci. Sviluppò anche così quella finezza tecnica che pochi suoi colleghi potevano vantare. Diventò un cantante. Ma lo spirito del suo tempo, quello delle battaglie che aveva combattuto metro per metro, ne fecero un cantante che vent’anni dopo si sarebbe definito “impegnato”. Allora quella parola non esisteva nemmeno. 

Amava la giustizia tra gli uomini e la pace con la stessa passione fiammeggiante con cui amava il grande American Songbook. E non è dire poco, per un artista che l’American Songbook l’ha analizzato, sviscerato, scandagliato e raccontato come nessun altro. 

Ma lo spirito del tempo a volte soffia contro le nostre convinzioni e le nostre passioni. Ci giriamo e da un giorno all’altro cominciamo a non riconoscere il mondo in cui viviamo e in cui siamo cresciuti. Verso la fine degli ‘60 l’America cominciò a non riconoscere l’uomo che la cantava. La sua musica non era ancora un classico e non era più di moda. Il terremoto del rock, le sue onde sismiche partite dai ghetti neri, passate per Elvis, erano arrivate in Inghilterra. E dopo i Beatles e i Rolling Stones nulla sarebbe mai più stato come prima. C’è chi, come Miles Davis fuggì in avanti. La maggior parte degli artisti più in voga, modernizzò il proprio repertorio e magari finse pure di farlo volentieri. Il loro spirito del tempo diceva questo. 

Sconfitto dallo spirito del tempo

Quello di Tony Bennett no. Continuò testardamente a cantare l’American Songbook, mentre le sue vendite scivolavano sempre più in basso, finché la CBS, a forza di insistere lo costrinse, praticamente col fucile puntato, a scendere in studio per interpretare “The Great Hits of Today”. L’avevano già fatto artisti di grande spessore prima di lui. Forse artisti dalle convinzioni meno tetragone di Bennett. In alcuni casi anche con passabile successo. Qualcuno, come Barbra Streisand, si inventò una seconda carriera dopo la rinfrescata. Non così accadde a Bennett.

Tony Bennett il disco da dimenticare
Tony Sings The Great Hits of Today! e la sua orribile copertina – Amazon – Boomerissimo.it

Già vedere la copertina del disco inciso nel 1969 è un’esperienza quasi dolorosa. Un Bennett irriconoscibile, illustrato a guisa che vorrebbe essere pop, ma rende più l’idea di un pagliaccio, giace sdraiato sorridente ma arreso. Completamente fuori dal suo mondo e da ogni possibile tempo, anche contemporaneo. Un prigioniero, un ostaggio. 

Siccome a cantare c’è pur sempre Tony Bennett, ascoltare il disco è un’esperienza un poco meno traumatica. Ma solo poco meno. Bennett lotta contro un repertorio ostile, arrangiamenti sconclusionati che vogliono essere alla moda, e non ci riescono minimamente.

“È il cantante che riesce a far arrivare quello che il compositore aveva in mente. E forse anche qualcosa di più”
–Frank Sinatra

Bennett lotta con tutte le sue forze ma, ahimé, perde. La pop music prende la meglio e gli passa sopra come un carro armato. L’onore resta, ma la sconfitta è evidente. Il disco è orribile, e a maggiore scorno sarà anche un insuccesso clamoroso

Bennett non ne vorrai mai più sapere nulla. La CBS che l’ha voluto, nemmeno. “Tony Sings the Great Hits of Today!” giace da allora dimenticato, senza avere mai goduto l’onore di una ristampa. 

La rivincita dell’artista Bennett

Per scrivere questo articolo, per pura necessità scientifica, siamo riusciti ad ascoltarlo in streaming, l’unica forma in cui il disco “maledetto” sia mai tornato disponibile. Non vi raccomandiamo di fare lo stesso. Non per risparmiarvi un trauma (abbiamo tutti ascoltato di molto peggio, e l’abbiamo pure pagato), ma  in onore alla memoria di un uomo e di un artista che credeva alla sua musica e un giorno fu costretto a violentarla

Tony Bennett disco da dimenticare
Tony Bennett, Bill Evans album. Clicca la copertina oppure qui per ascoltarlo su Spotify – Boomerissimo.it

Ascoltate magari uno dei frutti, tanto magici quanto involontari, di quello scempio. Dopo quel disco e quella autentica violenza, Bennett ruppe con la CBS e si avvicinò di un altro passo al jazz, realizzando quello che molti considerano il suo capolavoro. “The Bill Evans Album”. Cliccando sulla copertina potete ascoltarlo su Spotify. Cliccando questo link invece acquistarlo in una forma più evergreen, il CD audio su amazon.

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Un omaggio che l’ultimo crooner del nostro tempo si merita. E non ce ne sarà un altro, di Tony Bennett.

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it

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