Un assassino senza nome, una sfida che continua da più di cinquant’anni, un mistero, almeno parzialmente, svelato
Su Boomerissimo parliamo molto di true crime. Privilegiamo le vicende antiche e risolte, in cui, in qualche modo, si sia giunti alla parola fine.

Questa volta, invece, parliamo di un mistero che va avanti irrisolto dalla fine degli anni Sessanta. In molti ne hanno scritto, hanno indagato e ipotizzato. Ma niente, fino al 2020, quando una piccola luce si è accesa, per rivelare quello che era già sotto gli occhi di tutti.
Zodiac
È il 20 dicembre 1968, mancano pochi giorni a Natale. David Faraday arriva a casa della sua nuova fidanzata, Betty Lou Jensen. Sedici anni lei, diciassette lui. E’ il loro primo appuntamento. I genitori di Betty Lou pensano che stiano andando alla festa di Natale della scuola. Lui guida verso Lake Herman Road, una lover’s lane, il genere di posto dove i giovani andavano per avere un po’ di intimità nella Bay Area di fine anni Sessanta.
Non sanno che qualcuno li segue. Intorno alle 23 un automobilista vede l’auto parcheggiata. Dieci minuti dopo, un altro si ferma. Ha visto due corpi. Betty Lou è morta, cinque proiettili calibro 22 l’hanno raggiunta alla schiena mentre tentava di scappare. David è ancora vivo, colpito alla testa. Morirà poco dopo mezzanotte. La polizia ha nulla in mano, né testimoni, né impronte. Sarà stato un pazzo.

Il 4 luglio del 1969, giorno dell’Indipendenza americana, Darlene Ferrin, una madre di ventidue anni, esce con Michael Mageau, diciannove anni. I due si accorgono di essere seguiti. Raggiungono il parcheggio deserto del Blue Rock Springs Park, a soli 3 chilometri da dove erano stati uccisi David e Betty Lou. Un’altra lover’s lane. L’auto misteriosa si ferma. Riparte. Poi torna e si posiziona lato passeggero. Intorno alle 00:10 del 5 luglio, l’uomo spara con una Luger 9 mm. Michael viene raggiunto al braccio destro, Darlene al collo. Michael tenta di uscire dall’auto, ma non riesce. L’assalitore spara altri due colpi a ciascuno di loro. Nove proiettili. Michael sopravvive. Darlene no. Passa mezz’ora, il telefono della centrale della polizia di Vallejo squilla. Una voce maschile, calma, dice: “Voglio denunciare un doppio omicidio. Se andate un miglio a est su Columbus Parkway verso il parco pubblico, troverete dei ragazzi in un’auto marrone. Sono stati colpiti con una Luger da 9 millimetri. Ho ucciso anche quei ragazzi l’anno scorso. Arrivederci.” L’operatrice Nancy Slover non dimenticherà mai quella voce. Mesi dopo, quando un impostore chiamerà in diretta un programma televisivo spacciandosi per Zodiac, Nancy dirà immediatamente alla polizia: “Non è lui.” Un giorno di settembre di quello stesso anno, Bryan Calvin Hartnell, vent’anni, e Cecelia Ann Shepard, ventidue anni, studenti del Pacific Union College, vanno a fare un picnic al Lake Berryessa. Verso le quattro Cecelia si accorge che un uomo li osserva da lontano, poi si avvicina. Ha indosso una cappa nera, come quella che vestivano i boia. Sul petto un simbolo bianco: un cerchio con una croce, in mano ha una pistola. “Non voglio soldi,” dice mostrando anche un coltello da caccia. Poi ordina a Cecelia di legare Bryan, la corda l’ha portata lui. Controlla i nodi e li stringe. Il ragazzo legato pensa ancora che sia una rapina quando l’uomo inizia a pugnalarlo. Bryan viene colpito sei volte alla schiena. Cecelia dieci. Dopo circa cinque minuti il ragazzo si rende conto che l’uomo misterioso se n’è andato. Si liberano e chiamano aiuto.

Prima di andarsene, il killer ha disegnato sulla portiera dell’auto dei ragazzi il suo simbolo: il cerchio con la croce e ha scritto: Vallejo 12-20-68; 7-4-69; Sept 27-69-6:30 by knife. Le date dei suoi crimini precedenti. Cecelia riesce a fornire una descrizione dettagliata dell’aggressore prima di perdere conoscenza. Non si riprenderà. Muore due giorni dopo. Bryan sopravvive.
Dopo un mese, intorno alle nove e trenta di sera, un uomo ferma un taxi sulla Geary Street di San Francisco. L’autista è Paul Lee Stine, ventinove anni, marito e studente di dottorato alla San Francisco State University. Fa l’autista per pagarsi gli studi. Il passeggero chiede di andare a Presidio Heights. Non è una lover’s lane. Non è un’area isolata. Una volta arrivati il passeggero spara a Paul alla testa con una pistola semiautomatica da 9 mm.

Paul muore sul colpo. Poi, il killer strappa un pezzo insanguinato della camicia di Stine, ruba le chiavi dell’auto e il portafoglio e se ne va. Tre giovani hanno visto la scena e chiamano la polizia. Qualcosa non funziona nella comunicazione. La centrale diffonde per errore la descrizione di un uomo di colore. Un’auto di pattuglia incrocia un uomo bianco, che corrisponde alla descrizione corretta, ma non lo ferma perché stanno cercando un uomo afroamericano. Qualche settimana dopo il pezzo di camicia arriva al San Francisco Chronicle insieme a una lettera: “Qui parla Zodiac. Sono l’assassino del tassista vicino a Washington & Maple Street la notte scorsa. Per provarlo ecco un pezzo insanguinato della sua camicia.” È la prima volta che compare il nome “Zodiac”.
Il codice rivelato
Poco dopo l’omicidio di Darlene Ferrin, il killer invia lettere a tre giornali diversi della Bay Area: il San Francisco Chronicle, il San Francisco Examiner, e il Vallejo Times-Herald. Ogni lettera contiene un terzo di un cifrario da 408 simboli. “Nel codice,” scrive, “c’è la mia identità.” Due insegnanti di Salinas, Donald e Bettye Harden, risolvono il codice in pochi giorni usando l’analisi della frequenza delle lettere. Il messaggio decifrato recita: “Mi piace uccidere le persone perché è così divertente. È più divertente che uccidere animali selvatici nella foresta, perché l’uomo è l’animale più pericoloso di tutti.” Il messaggio continua con un’ossessione inquietante per l’aldilà: “La parte migliore è che quando morirò rinascerò in paradiso e tutte le persone che ho ucciso diventeranno miei schiavi.” (il testo originale contiene degli errori di ortografia, come “paradice” invece di “paradise”)
Ma non rivela il suo nome. Ha mentito. Gli ultimi 18 simboli del cifrario restano incomprensibili. L’8 novembre 1969 arriva una nuova lettera con un nuovo cifrario: 340 simboli disposti in 20 righe da 17 caratteri ciascuna. Stavolta non promette l’identità, ma il tono è di sfida: “Pensate di prendermi? Provate a decifrare questo”. Il codice Z340 diventa una sorta di chimera. Centinaia di tentativi, strumenti informatici, teorie di tutti i generi: niente. Anche quando negli anni Duemila nascono software avanzati di criptoanalisi come AZdecrypt, il Z340 resiste. Alcuni iniziano a ipotizzare che non contenga alcun messaggio, solo l’ennesima beffa.
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David Oranchak, un informatico della Virginia, è un veterano del codice. Nel 2020 collabora con Sam Blake, un matematico australiano, e Jarl Van Eycke, un programmatore belga. Usano un approccio diverso: ipotizzano che Zodiac abbia complicato il codice 340 non solo con sostituzione omofonica (più simboli per la stessa lettera), ma anche con una trasposizione, cioè spostando le lettere del messaggio prima di cifrarle. Testano circa 650.000 diverse “direzioni di lettura”. Niente. Poi, il 3 dicembre 2020, compaiono le parole: “GAS CHAMBER” (camera a gas). È troppo specifica per essere casuale: in California, negli anni Sessanta, la camera a gas era il metodo di esecuzione capitale.
La chiave. Emergono altre frasi: “HOPE YOU ARE”, “TRYING TO CATCH ME”. Oranchak invia la soluzione all’FBI. Il giorno dopo arriva la conferma ufficiale: dopo 51 anni, il cifrario 340 è stato decifrato.
Il testo completo (con gli errori ortografici originali di Zodiac mantenuti) recita: “Spero che vi stiate divertendo nel tentare di prendermi. Quello in tv non ero io, il che solleva un punto su di me: non ho paura della camera a gas perché mi manderà in paradiso prima. Ora ho abbastanza schiavi che lavorano per me, mentre tutti gli altri non hanno niente quando arrivano in paradiso, quindi hanno paura della morte. Io non ho paura perché so che la mia nuova vita sarà facile in paradiso [della] morte.” (“I hope you are having lots of fan in trying to catch me that wasnt me on the tv show which bringo up a point about me I am not afraid of the gas chamber becaase it will send me to paradlce all the sooher because e now have enough slaves to worv for me where every one else has nothing when they reach paradice so they are afraid of death I am not afraid because i vnow that my new life is life will be an easy one in paradice death”) Ancora una volta nessun nome, nessun riferimento geografico, nessuna confessione. Per mezzo secolo, il codice Z340 è stato trattato come il codice Da Vinci della crittografia criminale. Quando viene decifrato c’è solo un altro tassello dell’autobiografia di un narcisista.
Zodiac non usava i codici per nascondere informazioni, li usava per creare il suo personaggio, tenere vivo l’interesse dei giornali e della TV. Zodiac è stato uno dei primi “content creator” del crimine: creava aspettative, distribuiva i suoi messaggi tramite i media e aspettava la reazione del pubblico. I codici Z13 e Z32 sono ancora irrisolti. Nel primo, afferma ci sia il suo nome, nel secondo, dove c’è anche una mappa del Monte Diablo, dovrebbe indicare la posizione di una bomba. Il codice è svelato, ma l’identità di Zodiac rimane un mistero.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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