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Man Ray e la sua musa

Man Ray, il grande giocherellone

Il fotografo che giocava con la luce, le donne e la vita: Man Ray in mostra a Milano. Da Kiki de Montparnasse a Lee Miller, 300 opere che raccontano un artista eternamente contemporaneo.

Ci sono cose che restano moderne per sempre e una di queste è sicuramente Man Ray. Quand’ero un giovane apprendista della pubblicità, Man Ray aveva già scattato i suoi capolavori da una sessantina d’anni eppure non c’era occasione, festival, edicola, rivista in cui prima o poi non ti saltasse fuori una sua fotografia. L’uomo di spalle con la pipa (un’altra mia passione, oltre alla fotografia) e con una stella rasata sul cucuzzolo , che all’inizio non sapevo essere Duchamp. 

Man Ray e la sua musa
Man Ray e la sua musa – Boomerissimo.it®

“Lacrime di vetro”, che fino alla mostra che abbiamo visitato per voi, noi redattori di Boomerissimo, non sapevo essere una pubblicità. Erano immagini ossessive, che spuntavano dappertutto. Ed erano dannatamente “moderne”. Duchamp, il soggetto, no: rappresentava un momento. I compagni di avventura di Man Ray, da Leger a Braque sono diventati classici. Helmut Newton, quasi onnipresente quasi come Man Ray non era moderno o avanguardistico: era contemporaneo. Era quello che stava accadendo in quel momento. In qualche anno è diventato vecchio. Un bel vecchietto arzillo, intendiamoci, ma non guardi Helmut Newton pensando a cosa inventerai domani. È una cosa che è già stata inventata ieri e sta bene lì, in una bacheca. Non così Man Ray, come mi sono reso conto passeggiando per il centro della rutilante Milano, quando improvvisamente è apparso il crapone stellato e iconico di Duchamp. Il solito cartellone, che ti prende come al solito un po’ di sorpresa, dopo che l’hai visto mille volte. Man Ray è ancora Man Ray, ci siamo detti in redazione, e occorre senz’altro entrare e dare un’occhiata per raccontarlo per invitare anche voi. 

Donne

Quello di cui è difficile rendersi perfettamente conto attraverso uno di quei libri di fotografie di Man Ray che tutti noi creativi possediamo, e che invece appare in modo plastico a chi si inoltra nella mostra è la gioia dell’arte di Man Ray. 

Le violon d’Ingres – Boomerissimo.it©

Non è una cosa così rara tra fotografi, che tendono ad avere con la propria creazione un rapporto meno tormentato dei loro colleghi pittori. Il fotografo si immerge nella vita, come Brassai. E se è fortunato la vive, come Man Ray. Poi, semmai la racconta. Nel 1924 Man Ray dipinge due “f” sulla schiena nuda di Kiki de Montparnasse, la regina della notte parigina che Man Ray ama in ogni sua forma, e non di un amore platonico. È tutto molto evidente nella sua famosa fotografia. Può essere che sia io ad avere una mente particolare. Ma non penso di essere l’unico che nel vedere i ritratti, il sorriso malizioso, il modo in cui Man Ray ne descrive e ne ritrae le gambe perfette, e poi quelle F sulla schiena, immagina duetti di un certo rilievo. La sensualit,à la libertà di costumi è cosa che Man Ray troverà sempre irresistibile nelle donne che amerà. ed è una teoria non da poco. E qui tra sorrisi, sguardi, ritratti sempre eleganti ma mai innocenti, nel turbine di idee, di tecniche, di stili, di muse, capisci (o almeno credo) l’essenza dell’arte di Man Ray: un uomo che gioca, che sperimenta che si gode tanto il viaggio quanto la destinazione, come si legge nelle cartine dei cioccolatini e come è indispensabile nell’amore carnale. 

Un Marcel Duchamp più dadaista del solito – Boomerissimo.it®

Per Man Ray non c’è differenza tra innamorarsi di una donna e innamorarsi di un materiale. Una solarizzazione accidentale, una ragazza nuova, un’idea per un film — è tutto lo stesso turbine vitale ed artistico. Kiki arriva prima, poi Lee Miller che inizia come sua assistente fotografica e finisce per co-scoprire con lui la solarizzazione mentre giocano in camera oscura insieme e poi Juliet Browner dopo. È un’opera che continua a trasformarsi con una inesauribile stessa energia erotica che diventa fotografia, film, a volte “rayogramme” e a volte tutto questo insieme, in una campagna di pubblicità per l’azienda elettrica parigina, o per un collirio (le famose “lacrime di vetro” sono esattamente questo: una campagna per un mascara waterproof, che ti consente di piangere a piacimento al cinema e a teatro.

Pubblicità! – Boomerissimo.it®

Guardando i famosi Rayogrammes, che per quanto celebrati nei pannelli come il prodotto più perfetto di quel genere di fotografia, inventato appunto per sfizio, uno non resta a bocca aperta dal risultato artistico. Ma è impossibile non pensare a quanto Man Ray si sia divertito a realizzarli, a sperimentare, delle volte senza senso (quello c’è sempre tempo per trovarlo, quando le cose funzionano).  Lo stesso vale per le famose solarizzazioni, inventate con Lee Mille,r fotografa, assistente, amante: infinite variazioni sul tema, un esperimento sessuale dopo l’altro con la luce, la pellicola, lo sviluppo. Per chi ha passato nottate in camera oscura come me (certamente con minore divertimento) è facile capire come quegli esperimenti che si inseguono uno dopo l’altro siano avventurosi, anche perché non ne conosci il risultato, fino a che tutto non è finito, e hai ripreso fiato e lucidità. Man Ray sperimenta, butta sale sale e pepe sulla pellicola per il suo film “Le Retour à la Raison” nel 1923, come quegli amanti che si ricoprono di cioccolato, di panna o di altre cose di loro gusto, per vedere che cosa ne viene fuori.  Breton, Tzara, Magritte, nel frattempo soffrono terribilmente. Scrivono manifesti, litigano, si odiano, cercano di dire qualcosa di importante al mondo. Man Ray, rotola nel letto, in camera oscura, cattura tutto quello che la mente umana è in grado di concepire, e probabilmente di più, con ogni donna e con ogni materiale di cui cade puntualmente innamorato. Sono cose che non si comprendono pienamente, o almeno io non le ho mai comprese, sfogliando pagine. È di gran lunga meglio entrare a “Forme di luce“, la grande mostra al Palazzo Reale nella quale stanza dopo stanza, quasi alcova dopo alcova si passa attraverso l’emozione di circa 300 opere: Kiki, Lee Miller, la sinuosa Ady Fidelin della Guadalupa, Meret Oppenheimer “la donna più disinibita mai incontrata”, Juliet Bowner, seconda e ultima moglie. Ma accanto alla girandola al femminile ci sono anche (pur se evidentemente meno interessanti) Duchamp, Picasso, Stravinskij. Anche loro compagni di giochi,  fotografati in modo strano, da angoli impossibili, con effetti di luce che trasformano i volti in apparizioni. E poi la pittura, la scultura, gli scacchi, un’altra passione divorante più dal punto di vista estetico che da quello della strategia (secondo Duchamp, Man Ray è un giocatore entusiasta ma primitivo). L’impressione che ti porti a casa è appunto quella di un grande giocherellone, che si preoccupa poco di incidere nella storia, ma proprio per questo lo fa. 

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Il grande giocherellone – Boomerissimo.it®

Nel 2022 una stampa originale del “Violon d’Ingres” è stata battuta per più di 12 milioni di dollari. L’eterno moderno, l’eterno giocherellone, ha creato immagini che non solo ci resteranno per sempre negli occhi ma si vendono a peso d’oro, e probabilmente molto di più. Una bella soddisfazione. Ma anche se non fosse successo, anche se qualche ricco collezionista di Shangai o di Dubai non lo avesse alla fine compreso nel suo giusto valore, Man Ray si sarebbe divertito un sacco lo stesso. 

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it

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