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Frank Sinatra e il Rat Pack, come nasce un nome assurdo

Frank Sinatra e il Rat Pack: come nasce un nome assurdo

Per molti di noi Rat Pack è il brand di una elegante e sofisticata allegria cameratesca. Pochi si sono chiesti come nasce questo nome e chi ne fossero i fondatori. Le sorprese non sono poche.

Non so se a voi sia mai capitato di passare qualche tempo della vostra vita immersi nella filmografia e nella concertografia (si dirà così?) di Frank Sinatra e della sua allegra banda di amici: Dean Martin, Peter Lawford, Sammy Davis jr, Joey Bishop. Belle donne, qualche bicchiere di troppo, una propensione bruciante a vivere la vita nel modo più eccitante e più piacevole possibile.

Frank Sinatra e il Rat Pack, come nasce un nome assurdo
Il Rat Pack degli anni ’60 – Boomerissimo.it

Non era tutto, certo. C’era anche una propensione altrettanto maniacale alla perfezione e un talento sovrabbondante, tracimante, tenuto a bada dalla pratica puntigliosa e ossessiva. Questo lo avrei scoperto durante penosi karoke quando, immerso nella filmografia, concertografia e pure televisionografia (i grandiosi special televisivi di Frank Sinatra, Dean Martin e Sammy Davis jr., sono pietre miliari della storia del costume, e certamente della mia), avrei realizzato che cantare le canzoni del Rat Pack non era affatto facile. Sembravano disinvolti e casual, e lo erano, spesso le registrazioni dal vivo denunciano anche un eccessivo consumo di Jack Daniel’s. Erano allegri, in quelle registrazioni clandestine, erano anche parecchio approssimativi e sgangherati. Ma cantare con loro restava come inseguire con una bici quattro Ferrari, per quanto scarburate. 

La prima sorpresa: un Rat Pack al femminile

Il Rat Pack che abbiamo conosciuto negli anni ‘60 e riascoltato infinite volte non era una invenzione di Sinatra, né di Dean Martin o Sammy Davis jr. Se Sinatra fa certamente parte della formazione originale, quasi tutti gli altri associati al nome hanno cominciato a farne parte successivamente, a cose fatte. Sono stati innesti in una specie di All Stars del divertimento, già in pista da lungo tempo e con una formazione piuttosto imprevedibile, alla luce di quello che abbiamo conosciuto poi. 

Un momento del Rat Pack diretto da Quincy Jones – Boomerissimo.it

Nel Rat Pack, così come nacque e si sviluppò intorno a Hollywood, le donne avevano un ruolo se non predominante, quantomeno decisamente importante.  Fu all’inizio una selezione di quanto di meglio la città del cinema e dei lustrini avesse da offrire. Sinatra ne fece parte sin dall’inizio. Ma non ne era né il leader né il fondatore, solo un elemento (seppure di spicco).  Il primo Rat Pack aveva un leader, che era però un personaggio almeno apparentemente opposto a Ol’ Blue Eyes: era il taciturno, apparentemente misurato e carismatico Humphrey Bogart. Per molti questo fatto potrà risultare sorprendente. Com’è possibile che la guida spirituale di un chiassoso manipolo di star hollywoodiane fosse un uomo silenzioso e solitario che apparentemente non voleva avere nulla a che fare con Hollywood? Le cose decisamente non sono sempre quello che sembrano e là ad Holmby Hills, un danaroso quartiere nei dintorni di Hollywood c’era ben poco che non ruotasse attorno alla stella di Bogey e a quella di sua moglie Lauren Bacall. Una coppia perfetta, che poi così perfetta non era come abbiamo raccontato qui, ma che funzionava come irresistibile polo di attrazione per una galassia di star che nessuno oggi immaginerebbe legati a quello che da allora in poi si chiamò “Rat Pack”. Era una compagnia in grandissima parte femminile: da Angie Dickinson (che per Sinatra ha avuto un debole durato per tutta la vita) a Judy Garland, alla Bacall stessa. E con notevoli quanto insospettate guest stars come David Niven.

Il Rat Pack e il suo nome molto poco classy: chi lo inventò?

Sinatra & co. avrebbero fatto di quel nome un vero marchio di fabbrica. Ma non furono loro a creare l’idea. L’idea fu tutta di Bogie: era un semplice quanto ambizioso programma.

“Lo scopo era semplice: il sollievo dalla noia e l’affermazione dell’indipendenza”. 
-Humphrey Bogart

In fatto di indipendenza nessuna aveva nulla da insegnare a un maestro assoluto come Bogie, che si stagliava sul panorama di Hollywood come un gigante. 

Humphrey Bogart in Casablanca – Boomerissimo.it

L’originario Rat Pack era una specie di confraternita con ruoli molto ben definiti. “Pack Master” (il Maestro) era Frank Sinatra, Lauren Bacall era “Den Mother” (che potremmo tradurre la Regina della Tana) mentre Judy Garland doveva accontentarsi del ruolo di “Vice President”. Insomma un raggruppamento tutt’altro che ossessivamente (anche se ironicamente) maschilista: le donne avevano il ruolo predominante. Bogart guidava la congrega dalle retrovie, con speciali incarichi di pubbliche relazioni.

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Il nome “Rat Pack” fu un’invenzione di Lauren Bacall “Den Mother”. Nel 1955, dopo un party impegnativo e bevute più che abbondanti, osservò il suo gruppo di amici piuttosto devastati, accasciati su sedie, tappeti e divani, e li apostrofò con sarcasmo: “sembrate un dannato branco di ratti”.

“You look like like a goddamn rat pack”
–Lauren Bacall

Era una battuta acida, sì. Ma scherzosa, quasi innocente. Per quanto innocente potesse essere una regina dark dello schermo come la Bacall. Rimase una battuta leggendaria, che sarebbe riecheggiata per sempre.

Ironia e autoironia

“Rat Pack” era un definizione esplosiva che il branco lo adottò subito, se ne fecero realizzare uno stemma araldico, con un ratto che azzannava una mano. Forse poco nobiliare ma il tormentone era partito. Come ogni gruppo di amici con molto tempo da perdere, dedicati a impiegarlo sbevazzando e ridendo, anche loro avevano un loro linguaggio particolare, le loro sigle, i loro simboli. E ovviamente il loro motto. “Never rat on a rat” che grosso modo potremmo tradurre “Mai fregare un ratto”. 

Frank Sinatra e il Rat Pack, come nasce un nome assurdo
Frank Sinatra e Lauren Bacall, gente che sapeva divertirsi – Boomerissimo.it

L’autoironia caustica divertiva molto Bogart e la Bacall, ma non è mai stata il forte di Frank Sinatra, che ereditò il titolo di leadership spirituale alla morte di Bogie, nel 1957. Il nome c’era e Sinatra, che era anche un abile uomini d’affari e d’immagine, ne fece un brand che avrebbe accompagnato la sua carriera e quella dei suoi amici quasi fino in fondo.  Quasi, perché nel 1987, in una delle ultime riunioni della compagnia per una tourneé che venne battezzata “Together again”, Sinatra si stizzì con un reporter entusiasta per la riunione del Rat Pack. Uno scattò che rivelò quanto malvolentieri avesse portato per tutti quegli anni un nome che non era stato lui ad inventare, eche poco gli piaceva.

“Non usate mai più quella stupida frase”
–Frank Sinatra

Sinatra per tutta la vita aveva cercato di ribattezzare il suo gruppo di amici, in un altro modo. Ma non ce l’aveva fatta, e perdipiù il nome dei suoi desideri fu “rubato” da un ambizioso e molleggiato cantante italiano che già negli anni ‘60 aveva ribattezzato il suo gruppo “Clan”.  Era il nome che sarebbe piaciuto a Sinatra. Ma quello creato dal genio di Lauren Bacall non aveva ceduto. Il Clan è rimasto quello di Adriano Celentano

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Frank Sinatra, Dean Martin, Sammy Davis & Co, rimarranno per sempre il Rat Pack. E probabilmente è bene così.

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it

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