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Frank Sinatra Jaguar E-Type

Frank Sinatra e la Jaguar E-Type: due corse contro il tempo

Un debutto, due corse parallele: Frank Sinatra è un uomo a cui non è possibile dire di no.

Ho con la Jaguar E-Type due rapporti contrastanti. Il primo nasce, come per molti ragazzi della mia età, tra le pagine di Diabolik. Un sogno un po’ criminale e pieno di altri sogni, tutti proibiti.

Frank Sinatra Jaguar E-Type
Frank e la sua Jaguar – Boomerissimo.it

L’altro lato rappresentato da mio padre, uomo d’arte, di immensa cultura visiva e di design. Uno dai gusti interessanti ma severi: il design finlandese, il rigore. Per lui la Jaguar E-Type, una macchina disegnata a prescindere dalla sua essenza meccanica, una sportiva che (perlomeno a dire di mio padre) aveva mezzo metro di cofano vuoto per dare un’illusione di potenza, era una macchina inaccettabile.

Non che avessimo mai rischiato di potercela permettere, ma per lui sarebbe stato in ogni caso un grande NO. Non è affatto un paradosso o una classica espressione da “volpe e uva” dire che alla Jaguar E-Type lui preferiva di gran lunga la nostra fuoriserie, l’ “Orango Giallo”, la Fiat 128. Una macchina fatta con vero genio meccanico razionalistico da chi sapeva macchine e non oggetti di scena che a lui ricordavano i camion sovietici che aveva guidato in gioventù. Latta gonfia, senza vera sostanza, fatta per impressionare ma sempre, inevitabilmente, ferma. 

L’autorevole di parere di mio padre non era comunque condiviso da un novellino che di macchine non sapeva nulla, Enzo Ferrari, che la trovava “la più bella automobile mai fatta”. Né fu condiviso da un uomo di gusto sicuro, anche se forse non della stessa sicura di mio padre, e che comunque la E-Type se la poteva permettere. E decise di farlo in modo abbastanza rocambolesco.

Quando Sinatra parla: l’altra corsa contro il tempo della Jaguar E-Type

La Jaguar E-Type non era una macchina nata solo per stupire (cosa che riusciva a fare in modo sicuramente efficace) ma anche per correre. Lo dimostrò dalla sua nascita, segnata da una doppia corsa contro il tempo. Era una macchina su cui Jaguar stava scommettendo tutto e, alla ricerca della perfezione finì per arrivare in ritardo sul tempo per l’appuntamento che doveva rappresentare il suo debutto: il Salone di Ginevra del 1961.

Richard Burton, un altro grande appassionato di E-Type – Boomerissimo.it

I giorni passavano, e poi le ore. Mentre il Salone stava per aprire, la prima E-Type non aveva ancora messo il naso fuori da Coventry.

Partì la sera precedente all’apertura ufficiale: un ritardo drammatico. Arrivare in tempo in Svizzera era un’impresa disperata, che fu affidata a Bob Berry, responsabile delle pubbliche relazioni e, dobbiamo pensare, pilota di una certa abilità. Doveva portarla dal cuore dell’Inghilterra fino alla Svizzera, con un traghetto nel mezzo (non era ancora tempo di tunnel sotto la Manica) e attraversando mezza Europa a tavoletta, fermandosi solo per rifornire l’avido motore 6 cilindri in linea da 3.8 litri di cilindrata. 

Riuscì ad  arrivare solo venti minuti prima dell’apertura del Salone. Un mezzo miracolo, eppure le avventure della E-Type a quel salone non erano ancora finite. Appena il nuovo bolide apparì le richieste di test drive diventarono talmente incontrollate da richiedere d’urgenza la partenza di una seconda E-Type, ancora più in ritardo, ancora più destinata a sfrecciare col motore che urla attraverso le strade del Vecchio Continente. Per la cronaca, la guidò Norman Dewis ed era una E-Type roadster “77 RW”, in classico verde British Racing Green. Un’altra notte senza sonno per percorrere oltre mille miglia in undici ore, alla faccia dei Codici e dei limiti di velocità. Quando arriva, la Jaguar è già leggenda e ad attenderla c’è un’altra leggenda.

George Harryson e la sua Jaguar – Boomerissimo.it

Tra i visitatori del Salone c’è un uomo che ama vivere “larger than life”, e che sicuramente non trova sgradevole quel cofano “troppo lungo”. È Frank Sinatra, che davanti a quella linea filante, a quella carrozzeria che sembra disegnata dal vento, non si spreca in eccessivi comlimenti.

”Voglio quella macchina. E la voglio subito.”
–Frank Sinatra

Sinatra non è uomo da misurarsi troppo con quisquilie come il fatto che già in quel momento la domanda supera già di gran lunga l’offerta e le liste d’attesa sono lunghissime, perlomeno per chi è semplicemente un vip, ma non è Frank Sinatra. Anche Jaguar sa che non è il caso di fare troppe discussioni per lui, la Jaguar deve ripetere l’impresa compiuta due volte per arrivare a Ginevra: deve, arrivare prima di tutti.

Sinatra riesce ad ottenere la Jaguar a modo suo, ed è un’auto che amerà profondamente. Grigia scura, con interni di pelle grigia, lontanissima dalle bizzarie cromatiche apprezzate da altri proprietari della snella superstar inglese. Non è un’auto trofeo, di rappresentanza: le foto di Sinatra con la sua Jaguar sono rarissime. Lui la E-Type preferisce guidarla sulle strade di casa.

Perché la E-Type è un’auto fuori del normale

Benché sottovalutata a casa mia per il suo propulsore non sufficientemente fuori misura, la E-Type è tutto fuori che un auto comune. Costa decisamente meno della Aston Martin DB5, quella di James Bond. E comunque Sinatra non se l’è mai fatta fregare, come è successo alla spia più famosa del mondo.

CaratteristicaValore
Motore6 cilindri in linea, 3.8 L
Potenza265 CV @ 5.500 giri/min
Coppia353 Nm @ 4.000 giri/min
CambioManuale 4 marce
TrazionePosteriore
PesoCirca 1.115 kg
Velocità massima240-246 km/h
0-100 km/hCirca 7 secondi
FreniA disco su tutte le ruote
SospensioniIndipendenti ant. e post.
Prezzo all’epocaCirca 5.600 dollari USA

La Jaguar XJS V12: la nuova fiamma di Sinatra

Uomo dalle molte compagnie femminili, e dalle quasi altrettanto numerose mogli, Sinatra è stato poligamo anche con le auto del giaguaro.

Jaguar E-Type, un amore condiviso – Boomerissimo.it

Negli anni Settanta Frank riceve una XJS come regalo di nozze dalla moglie Barbara Marx. L’auto, verde British Racing Green, è un coupé elegante, con un motore V12 da 5,3 litri e 244 cavalli. È un’altra Jaguar eccezionale, la più lussuosa mai costruita fino a quel momento, pensata per viaggiare veloci e comodi sulle strade americane. Sarà un’altra auto amatissima, che il Chairman of the Board terrà per anni, usandola soprattutto a Palm Springs, dove diventa il suo mezzo di trasporto preferito. Nel 1989 fa il bis e ne acquista una seconda, praticamente identica, con la targa personalizzata “FAS II”. Sarà l’auto che lo accompagnerà  fino agli ultimi anni della sua vita.

Una gran turismo veloce ma comoda, silenziosa. Completamente diversa dalla pura sportività della E-Type. Un’auto per una vita Nice ‘n Easy, perlomeno quanto poteva esserlo un 12 cilindri a V da 244 cavalli.

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it

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