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James Bond Aston Martin fregata

Quando a James Bond rubarono l’Aston Martin

Anche un agente speciale, addestrato e pagato per opporsi al crimine internazionale più sofisticato ha i suoi momenti no. Se a volte vi siete sentiti dei polli, pensate a quando James Bond si fece rubare l’Aston Martin che guidava in Goldfinger.

Una delle ragioni per vedere un film di James Bond, da Goldfinger in poi, è il parco auto a dir poco mozzafiato dell’agente segreto. Macchine velocissime, ovviamente, perché i criminali vanno inseguiti (o in altri momenti è necessario sfuggirgli).

Anche i migliori a volte si fanno fregare la macchina – Boomerissimo.it

Ma soprattutto macchine incredibilmente charmant, quando lo deve essere un’ automobile nelle mani di un personaggio come 007. Se poi aggiungiamo un po’ di armi segrete, mitragliatrici nascoste, seggiolini eiettabili, fumogeni e apparati spargiolio, il fascino di una bondcar si completa e raggiunge apici difficilmente immaginabili, capaci di sedurre chiunque, dagli esperti di meccanica più navigati ai bambini, che le macchine di Bond le hanno avute o almeno desiderate, come modellini.

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Non sarò mai invidioso di qualcuno come lo ero del mio amico Stefano, che a casa sua aveva due oggetti del desiderio per me irraggiungibili: l’ Allegro Chirurgo con i suoi ossicini da estrarre senza far suonare il cicalino e la macchina di James Bond, con tutti gli annessi e connessi: lame, armi a ripetizione e seggiolini a molla.

La macchina era un siluro d’argento neraviglioso e solo in seguito avrei scoperto che quella che per me era semplicemente la “macchina di 007” era una Aston Martin DB5 (superleggera), il modello usato nel film Goldfinger, e da quel momento diventato inseparabile dall’agente, almeno finché accordi commerciali e di sponsorizzazione non lo dotarono di bolidi realmente in commercio, che necessitavano di un influencer fuori dal comune.

Quell’Aston Martin rubata ai Caraibi

Una di quelle Aston Martin che Bond aveva guidate da Sean Connery proprio nel film Goldfinger ha avuto un destino decisamente sfortunato.

Aston Martin Db5
L’Aston Martin Db5 di James Bond – Boomerissimo.it

Benché proprietà di un agente immaginario è logico supporre che fosse guardata da un apparato di sicurezza molto reale, che non impedì però a dei malintenzionati di impadronirsene. Una tragica notte del 1997, mentre la macchina riposava in un garage aeroportuale, in quella striscia di isole amata da Hemingway, che dalla Florida punta verso Cuba, qualcuno se ne impadronì misteriosamente.

Le modalità del furto non sono mai state chiarite. Se è logico pensare che non sia stata la Spectre in cerca di vendetta, altrettanto ovvio è che non si trattava di innocui topi d’auto, visto che la macchina è sparita senza lasciare tracce e non se ne è saputo più nulla per oltre venti anni.

Sgominato il villain, forse

Ma rubare un’ auto di James Bond non è un’impresa da poco e non c’è da aspettarsi che un simile paladino della giustizia, o quantomeno della sicurezza mondiale, si faccia fregare senza mettere in moto un intrigo che finirà per far trionfare il bene. Cambiano i modi, ma la sostanza è sicura, e non cambia mai. Anche stavolta il tempo non è passato invano. Anni di indagini e appostamenti, macchinari segreti in azione. Un lavoro paziente ma inesorabile, che ha portato al risultato previsto: l’auto è stata individuata in una località segreta del Medio Oriente. Al momento non è dato sapere se si tratti di montagna fortificata, isola o caverna subacqua.

Sean Connery e l’Aston Martin DB5 – Boomerissimo.it

Quel che è certo, almeno secondo AutoClassics, che ha riportato la notizia, è che Art Recovery, un’ agenzia investigativa specializzata nel recupero di tesori artistici è riuscita nel suo compito. Pare che l’agenzia di investigazioni sia stata assunta dall’assicurazione a cui spettava rimborsare il furto: un valore che si stima in circa 13 milioni di dollari. Sembra che le informazioni che hanno portato al recupero, come si usa nei film, siano state ottenute attraverso una abbondante unzione di ruote nel sottomondo dei commercianti di tesori rubati. Qualcuno ha “cantato” e la macchina è stata individuata.

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Agli investigatori resta ora il compito di non fare le fine dei pifferi di montagna (quelli che andarono per suonare ma furono suonati). Per dei ladri di un certo calibro è tutt’altro che impossibile dare una “sistemata” alle stampigliature sul telaio per trasformare una “normale” Aston Martin DB5 nel prezioso esemplare guidato da (e rubato a) James Bond. Ma noi siamo tranquilli: inconvenienti di questo tipo possono succedere a noi comuni mortali, non certo all’agente più famoso del mondo.

Farsi rubare la macchina è stato già abbastanza, non finirà anche per ricomprarne una falsa. Vero?

Antonio Pintér

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Comments (

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