Bonnie e Clyde sono diventati il simbolo della vita criminale, vita che è terminata in un’auto, una Ford crivellata di colpi.
“Nemici pubblici”. Così negli anni Venti e Trenta venivano chiamati i fuorilegge pericolosi, gente con la pistola sempre carica e l’omicidio facile.

Il numero uno era Al Capone, ma a ruota, nell’immaginario popolare, c’era la coppia Bonnie Clyde.
Bonnie Elizabeth Parker e Clyde Chestnut Barrow
La leggenda li ha dipinti come assassini sanguinari e senza scrupoli, ma la realtà, come al solito, è un po’ diversa. Entrambi venivano da famiglie in difficoltà, tanti figli, poche sostanze. Bonnie aveva perso il padre molto piccola. A neanche sedici anni si sposa con Roy Thornton. Non fu un matrimonio felice, anzi quasi non lo fu affatto. Roy spariva di casa per lunghi periodi, prima di essere arrestato nel 1929.

Clyde era il quinto di otto figli di una famiglia di agricoltori poverissimi. I suoi primi crimini non erano proprio da nemico pubblico, piuttosto da ladro di polli: non riconsegnò un’auto a noleggio e rubò dei tacchini. Durante uno dei suoi primi soggiorni a spese dello stato uccise un altro detenuto. Le cronache narrano che costui lo molestava sessualmente. Per evitare il duro lavoro in carcere, Clyde si tagliò due dita del piede sinistro, tra cui l’alluce. L’amputazione gli costò problemi nella deambulazione per il resto della sua breve vita.La loro fu l’unione tra due giovani con alle spalle già un passato difficile.
L’auto fatale
Diversamente da quanto si crede non erano le banche i loro obiettivi principali, in realtà prediligevano come obiettivi negozi e stazioni di servizio. Da sfatare un’altra leggenda metropolitana, Bonnie non ha partecipato a tutte le rapine e non era quel mostro sanguinario dipinto dai giornali dell’epoca, anzi era una donna con una grande sensibilità che scriveva poesie

Clyde per portare a termine i colpi era solito usare delle auto “prese in prestito”, ma non le sceglieva a caso, le sue preferite erano le Ford. Le considerava affidabili e veloci. Pare che abbia scritto anche ad Henry Ford per lodare le auto, anche se l’attribuzione della missiva, datata 1934 è controversa. Eccone un estratto:
“ I have drove Fords exclusively when I could get away with one. For sustained speed and freedom from trouble, The Ford has got ever[y] other car skinned and even if my business hasn’t been strictly legal it don’t hurt anything to tell you what a fine car you got in the V-8.”
La mattina del 23 maggio del 1934, la polizia tese un’imboscata ai rapinatori lungo la Louisiana State Highway 154, a Bienville Parish, in Louisiana, decisi a non dar loro scampo. Erano circa le 9.15 quando i due incontrarono la morte a bordo di una berlina Ford Model 40 B Fordor Deluxe del 1934. L’auto era di colore marrone chiaro e dotata di un motore Flathead V8 da 3,6 litri e di un cambio manuale a maglie scorrevoli a 3 velocità. La Ford era molto più veloce della maggior parte delle auto della polizia dell’epoca, raggiungeva i 130 km/h, rendendola un veicolo di fuga ideale per il famigerato duo.
Bonnie e Clyde stavano andando a casa dei Methvin, membri della banda. Quello che non sapevano è che Ivy Methvin aveva fatto un accordo con la polizia, la loro vita in cambio della clemenza per suo figlio Henry.
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Quando l’auto apparve sulla strada la squadra di uomini delle forze dell’ordine composta dallo sceriffo Henderson Jordan, il suo vice Prentiss Oakley e quattro uomini di legge del Texas, Frank Hamer, Maney Gault, Bob Alcorn e Ted Hinton la investì con una valanga di proiettili. Nessun “alt” fu intimato, solo piombo esploso.

Al termine del conflitto a fuoco, sulla Ford si potevano contare 112 fori di proiettile su 167 esplosi. Nel corpo di Clyde furono trovati diciassette proiettili, su quello di Bonnie ventisei. A lei, già morta, furono elargiti altri colpi da Frank Hamer. L’auto, ridotta a un colabrodo, per un po’ di tempo fu portata in giro per gli USA in fiere ed esibizioni come macabra attrazione. Oggi è esposta al Primm Valley Resort & Casino a Primm, vicino Las Vegas. L’ingresso è libero, no imboscata.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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