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Fallaci intervista Khomeini

Fallaci contro Khomeini: la battaglia decisa da una mosca

L’intervista che divenne leggenda: Fallaci contro Khomeini, tra traduzioni sabotate e un insetto sulla barba. Quando capì che non poteva vincere.

Nel caldo appiccicoso di una stanza di Qom, Oriana Fallaci e l’ayatollah Khomeini stanno combattendo una battaglia di civiltà. In quel settembre del 1979, a poche settimane dalla vittoria della rivoluzione islamista (e occidentale) contro lo Shah di Persia, due mondi si stanno scontrando, senza cautele diplomatiche, senza esclusione di colpi, nel più puro stile di una giornalista d’assalto e di un Ayatollah che ha il dono della pazienza, ma non quello della pietà.

Fallaci intervista Khomeini
Fallaci e Khomeini – Boomerissimo.it®

Lì, in mezzo a quello scontro infuocato, improvvisamente,  una mosca si posa pigra sulla mano sinistra dell’Ayatollah Khomeini. Sale lenta, fino alla barba candida, cammina tra i peli bianchi, “tutta contenta”. Lui non la scaccia, nemmeno un gesto. È in quel momento, davanti a quell’insetto indisturbato, che lo scontro si decide

La mia battaglia con Oriana

Ero un ragazzo quando tutto questo avveniva. Eppure, persino un ragazzo in temporaneo confino di studio agricolo in un paesone della Lombardia comprendeva la portata storica di eventi nei quali, 47 anni dopo, ci stiamo ancora avviluppando. Lo comprendeva forse meglio dei grandi inviati di quotidiani che leggevo con un misto di stupore e di orrore, come ho raccontato qui, proprio su Boomerissimo®.

Fallaci intervista Khomeini
Oriana Fallaci nel 1980 (Wikimedia Commons) – Boomerissimo.it®

Oriana Fallaci, a quel tempo, era ancora ampiamente al di fuori del mio campo visivo. Mi occupavo di studiare il meno possibile, compatibilmente con un’accettabile pagella, di suonare il mio sax, di cavalli, di approfondire (senza costrutto) i misteri della pesca sportiva. La politica internazionale l’avrei scoperta solo molti anni dopo, più o meno in coincidenza con l’ultimo periodo di attività della giornalista fiorentina, quando, ormai consapevole di essere alla fine della sua vita, lanciava appelli rabbiosi e disperati contro l’avanzare dell’Islamismo. Oriana non mi piaceva. Non sono, e non sono mai stato, un seguace del politicamente corretto. Ma forse perché faccio parte di una minoranza che dalle guerre di religioni tra cristiani ed islamici non ha mai guadagnato niente, trovavo i suoi toni disturbanti e il suo allarme eccessivo. C’era già stato l’11 settembre, comprendevo l’allarme dal punto di vista militare ma non mi sembrava il caso di farne anche un caso culturale, religioso, di scontro di civiltà. Inutile dire che i fatti si sono incaricati di stabilire chi avesse ragione, tra la profetessa inascoltata, un po’ narcisista, e noi, che ci giravamo volentieri dall’altra parte, sforzandoci di credere che tutto sarebbe andato comunque bene. Oriana Fallaci aveva scelto di lottare già quando il mondo salutava l’avvento della rivoluzione dei Mullah, fingendo che fosse una svolta spiritualista e persino un po’ gandhiana. In quella stanza di Qom, con quel tappeto bianco e azzurro, si era precipitata con rabbia, già sapendo da che parte di stare. Quel giorno stava già lottando da ore. 

Intervista con matrimonio incorporato

In quel settembre 1979, l’Iran è già da mesi nelle mani della rivoluzione islamica. Khomeini è tornato dall’esilio parigino accolto da folle in delirio (molti tra i celebranti, non sospettavano che sarebbero diventati molto presto le prime vittime del nuovo regime). Un movimento inarrestabile, e che comunque nel mondo nessuno intende arrestare.

Fallaci intervista Khomeini
Khomeini al rientro in Iran (Wikimedia Commons) – Boomerissimo.it®

Lo Shah è fuori moda, il suo regno non sembra sufficientemente stabile. Tutti (o quasi, non certamente io) decidono di guardare con entusiasmo, piuttosto mal riposto, alla barba lunga che ha piazzato i testi sacri sul trono del Pavone. È il personaggio del momento: oscuro, lontano, irraggiungibile. Il personaggio ideale per Oriana Fallaci, la giornalista del momento, impegnata e irriverente. Una che ha molti difetti, come tutti, ma non quello di belare in gregge. Vuole intervistarlo: per dovere, per curiosità, e “forse anche un pizzico di polvere di narciso, che è uno dei grandi combustibili delle carriere memorabili”. Per arrivare a Khomeini, la Fallaci deve attraversare un inferno di regole assurde. Deve indossare il chador, e a questo è preparato, per quanto riluttante. Ma per indossare il chador in presenza del suo interprete, Baghir Nassir Salami, deve essere sposata, cosa che la Fallaci non è e non ha intenzione di diventare. Le regole islamiche prevedono però una scappatoia: il “matrimonio a tempo”, o sighe. Altrimenti sarebbe considerata “impura” e l’intervista salterebbe. Non sono del tutto certo della mia competenza in materia, ma credo sia lo stesso tipo di istituto che consente a uomini sposati di avere relazioni mercenarie con professioniste del mestiere, senza creare turbamenti di tipo religioso. Comunque sia, la giornalista acconsente alla curiosa procedura che tuttavia non si svolgerà del tutto senza incidenti. Il mullah officiante, forse innervosito di avere a che fare con un’ospite della temuta santità iraniana, sbaglia persino i nomi: anziché sposarla con l’interprete, la “sposa” con se stesso. Oriana si ritrova paradossalmente moglie del religioso, in una farsa che racchiude già tutto l’assurdo di quei giorni. Settembre a Qom può essere torrido. Oriana vorrebbe una birra, ma le norme islamiche gliela negano. Vorrebbe sistemarsi i capelli per prepararsi a un momento storico, che tutta la stampa mondiale le invidierà, ma anche andare dal parrucchiere è un dramma in un Iran in cui i capelli sono equivalenti alla nudità. La sensazione è quella di essere una disperata, una reietta, fuori posto dappertutto, una “Maria Vergine che cerca con san Giuseppe un albergo, una stalla dove partorire”. Quando finalmente viene ammessa alla presenza di Khomeini, Oriana è già logora. E, per usare le sue parole, “ incazzata”.

L’interprete sabotatore

Nella stanza di Qom, seduto a gambe incrociate sul tappetino, c’è Ruhollah Khomeini: “il più bel vecchio” che Oriana abbia mai incontrato (del resto, come spesso ripetiamo su Boomerissimo, i gusti sono gusti). Il volto è scolpito, ieratico, la barba candida e michelangiolesca, le sopracciglia sono quelle severe di un vecchio falco. Ma soprattutto la Fallaci è colpita da quegli occhi che non si vedono, perché tiene “le palpebre semiabbassate, lo sguardo ostentatamente fisso sul tappetino, quasi volesse dirmi che non meritavo nessuna attenzione”.

Fallaci intervista Khomeini
Bani Sadr, interprete infedele (Wikimedia Commons) – Boomerissimo.it®

Accanto al vecchio sommo sacerdote siede Abolhassan Bani Sadr, intellettuale alla moda, futuro presidente dell’Iran, che si è imposto come traduttore. È un uomo disinvolto, pieghevole, machiavellico. Anche troppo. È lì per disinnescare un’intervista che può essere importante per l’immagine del nuovo Iran, ma che non deve uscire dai binari. Oltretutto non è mai opportuno irritare Khomeini, un uomo che fa distribuire condanne a morte con larghezza, sin dai primi giorni del suo regno. Sadr si insinua nelle domande impertinenti della Fallaci e le traduce in una specie di soffietto all’italiana all’anziano leader. Nulla di quello che la Fallaci cerca di usare per irritare Khomeini e strappargli qualche reazione appare funzionare, anche perché a Khomeini non arriva. Quando Oriana chiede se Khomeini sia “il nuovo dittatore, il nuovo tiranno, il nuovo scià”, Bani Sadr traduce: “Sì, la sconfitta del tiranno ci ha portato un’epoca densa di valori…”. Sembra una delle classiche interviste in ginocchio al leader del momento che sono diventate una specialità del giornalismo italiano, ma Oriana se ne accorge. Succede grazie ai cenni imbarazzati del suo interprete Salami, quello che avrebbe dovuto sposare. Oriana mette bruscamente da parte Bani Sadr e si china su Khomeini, affrontandolo in un mix disperato di italiano, francese e inglese: “No, Imam, no! Il signor Bani Sadr non mi traduce. Ho detto che oggi è lei il dittatore, il tiranno, lo scià!”. Finalmente, le palpebre di Khomeini si sollevano: “Un lampo feroce mi trafiggeva con la violenza di una coltellata”, racconta la Fallaci. Per un istante lei vede i suoi occhi: “intelligentissimi, duri, terrificanti”. Poi Khomeini torna a fissare il tappeto, sibila qualcosa a Sadr, che diventa grigio e comincia a sudare copiosamente. La mano dell’ayatollah si leva, con un gesto teatrale. Sadr è destituito e Salami prende il suo posto.

L’incassatore perfetto

Da quel momento, l’intervista diventa un duello. Oriana lo attacca alla sua maniera, con domande taglienti: le esecuzioni sommarie, il fascismo islamico, la repressione dei curdi, le donne fucilate per adulterio. E Khomeini risponde con due armi rarissime: l’imperturbabilità e la sincerità. “Non riuscivo a scomporlo”, racconta Fallaci. “E non ci riuscivo perché credeva fermamente in ciò che diceva: credendoci, non aveva bisogno di ricorrere alle furbizie o alle bugie con cui si difendono sempre gli uomini di potere”. Resta immobile come una statua. La voce fioca, quasi un sussurro. Lo sguardo fisso sul tappeto. Non muove un dito, non cambia espressione. Risponde a ogni accusa con la resistenza di “un campione che riesce a schivare qualsiasi colpo cattivo o imprevisto”. E poi arriva la mosca.

Il simbolo dell’impotenza

Mentre Khomeini parla delle esecuzioni – “Se un dito va in cancrena, bisogna tagliarlo” – una mosca si posa sulla sua mano sinistra. Comincia a grattarsi il capino con le zampette, si abbandona a capriole e danze. Poi sale fino alla barba candida e lì gioca “tutta contenta fra i peli bianchi”.

La mosca malandrina – Boomerissimo.it®

Lui non fa nemmeno il gesto di liberarsene. Oriana la guarda, ipnotizzata e furiosa. “Mi faceva impazzire perché mi distraeva e perché stava diventando il simbolo della mia impotenza”. Quella mosca, nella sua imperturbabilità, che riflette l’assenza di reazioni di Khomeini, è tutto: è la prova che l’ayatollah non può essere scalfito. Non da un insetto, non dalle sue domande, non dalla sua rabbia occidentale. Quella mosca che gioca, quel vecchio prete che la ignora, la sopporta, non fa nemmeno lo sforzo di scacciarla, è  l’immagine vivente del muro contro cui sta sbattendo da giorni. “Possibile che non barcollasse almeno un poco, che non si arrabbiasse almeno per un secondo?”. Sì, è  possibile: Khomeini non si muove, non si distrare. Oriana capisce che il suo armamentario questa volta non serve, e che non può vincere. Ha un’ultima carta, quella della disperazione. Dopo aver parlato dello Scià, delle esecuzioni, della giustizia islamica, Oriana torna a sfidarlo sul chador. “Perché le costringe a nascondersi sotto un indumento così scomodo e assurdo?”. Qui, incassa almeno un successo parziale:  per la prima volta, Khomeini alza gli occhi su di lei. Tutti, in coro la guardano, replicando lo sguardo dell’anziano ayatollah. “Mi buttarono addosso uno sguardo molto più cattivo di quello che m’aveva trafitto all’inizio”. La voce di Khomeini, fino a quel momento fioca, diventa “sonora. Squillante”.

“Se la veste islamica non le piace, non è obbligata a portarla. Il chador è per le donne giovani e perbene”

Poi ride. E allora, per la prima volta, ridono tutti. Ridono Ahmed, Bani Sad. È l’insulto finale. Oriana risponde: “Grazie, signor Khomeini. Lei è molto educato, un vero gentiluomo. Me lo tolgo immediatamente questo stupido cencio da medioevo”. Il chador si affloscia sul pavimento “in una macchia oscena di nero”. È allora che Khomeini si trasforma. “Si alzò con uno scatto così svelto, così improvviso, che per un istante credetti d’esser stata investita da un colpo di vento. Poi, con un salto altrettanto felino, scavalcò il chador e sparì”. L’ottantenne che per un’ora era rimasto immobile come una statua d’un tratto si muove “come un gatto giovane“. Scavalca il velo e fugge.

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E quel chador nero afflosciato sul tappeto resta lì, a terra, come l’ultima parola di una battaglia che tutti abbiamo perso. Ma in cui, quantomeno, Oriana Fallaci ha provato a segnare un punto.
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®

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