Il cinema ha i suoi eroi, i suoi antieroi. E poi c’è Steve Buscemi, che eroe lo è stato davvero, e non sullo schermo.
Come vi immaginate una star di Hollywood? Fisicamente imponente, charmant, o come diremmo dalle nostre parti “piacione”. Sguardo malandrino, temperamento canaglia.

Così sono gli eroi dello schermo, ognuno a modo proprio. Una razza che ha fatto della seduzione a mezzo immagine (e probabilmente non solo) il proprio indispensabile strumento di lavoro. Insomma, biondo, moro, rosso, italiano, irlandese o nero che sia, una star di Hollywood è quasi sempre il contrario di Steve Buscemi. Che però eroe lo è stato per davvero, tanto per marcare ancora una volta la distanza, spesso siderale, tra la realtà e la sua rappresentazione.
Steve Buscemi pompiere
Se Buscemi camminasse per strada, a New York, a Milano o a Menfi, la cittadina siciliana di cui è originaria la sua famiglia, nessuno lo noterebbe. Forse nemmeno lo vedrebbe.
Normale la corporatura, un metro e 75 che nel mondo del cinema confina già con “basso”. Normale la stazza: niente muscoli in evidenza, quadricipiti, niente occhio assassino e mascella quadrata. Dimesso nel portamento (il contrario di John Wayne, ad esempio, che stazza e camminata hanno trasformato in icona senza tempo). Steve Buscemi davvero non è “iconico”. È, diciamolo pure, la rappresentazione fisica della mediocrità e della trascurabilità. Che poi è stato quasi sempre il suo ruolo al cinema. Da Fargo a Le Iene ai Soprano, Buscemi ha mostratola grandezza della nullità, della mancanza di carattere, di integrità e di coraggio. Il che è la testimonianza della purezza del suo talento, perché Steve Buscemi nella vita è, ed è stato ripetutamente, esattamente il contrario. Steve Buscemi è stato un ragazzo italiano, cresciuto in un quartiere italiano di New York, Little Italy, con una famiglia molto italiana. “Mio padre lavorava in ospedale e disse che a 18 anni avrei dovuto trovarmi un servizio per cui prestare volontariato”. Che è esattamente quanto Buscemi figlio fece, diventando volontario vigile del fuoco alla caserma del suo quartiere. E poi vigile del fuoco effettivo e a tempo pieno.
“Non sapevo ancora che lavoro avrei voluto fare nella vita, ma tra i pompieri di New York ho trovato qualcosa di ancora più importante: la fratellanza”.
–Steve Buscemi
Per ben 4 anni, dal 1980 al 1984 Steve Buscemi ha combattute lo insidie di un quartiere difficile e pericoloso, vivendo nella vita le avventure che in seguito avrebbe interpretato anche sullo schermo (curiosamente, molti ruoli importanti di Buscemi sono stati proprio come pompiere, ad esempio ne Il Grande Lebowski). Nel frattempo il ragazzo la sua strada l’aveva trovata: l’attore. Cominciarono i corsi, le prime particine, finché un giorno l’impegno a salvare vite nella realtà e quello per uccidere sul palcoscenico non diventarono incompatibili, o quantomeno troppo gravosi per essere inseguiti insieme. La doppia vita cominciava ad essere pesante anche fisicamente.
“Decisi di prendermi una licenza, pensando che sarei tornato. E così infatti è stato”.
–Steve Buscemi
Un eroe invisibile a New York
l’11 Settembre del 2001, più di 17 anni dopo aver lasciato il suo lavoro di vigile del fuoco di New York, Steve Buscemi accese attonito la televisione. Un aereo dopo l’altro, un incendio dopo l’altro, stavano divorando il cuore della sua città, in un inferno di fuoco e di terrore.

Era un vigile del fuoco, lo sarebbe rimasto per sempre. E capì esattamente che cosa doveva fare.
“Acchiappai la mia vecchia roba, mi presentai sul posto e trovai posto in una brigata antincendio”.
–Steve Buscemi
Millenni di cattive esperienze ci hanno insegnato a non entusiasmarci troppo facilmente, a fare appello a quella vocina dentro di noi che dice che a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca. Questa volta sarebbe un tragico errore.
Se solo per un attimo vi è passato per la testa che quello di Buscemi sia stato un atto studiato dai suoi PR, a favore di selfie e di telecamere, tipo quello di un influencer qualunque, toglietevi immediatamente questa idea della testa. Per molto tempo nessuno ha mai saputo che quell’uomo che per giorni e giorni lavorò tra i suoi compagni in turni di 12 ore, in mezzo a polvere incendiaria che scavava la carne e fumi tossici che intasavano le maschere e bruciavano i polmoni, fosse uno dei più grandi interpreti, una star del cinema del nostro tempo. “Tra vent’anni saremo tutti morti” disse uno dei compagni di Buscemi. I vigili del fuoco sapevano cosa stavano rischiando Ma non per questo si fermarono. Quei fumi e quello polveri, vent’anni dopo, hanno ucciso molto più dell’attentato stesso.
Nel 2013, la Brotherhood of Fire ha ricordato così il coraggio di Buscemi:
“Riconoscete quest’uomo? Sapete il suo nome? Molta gente sa che è un attore e che il suo nome è Steve Buscemi: Quello che pochi sanno è che c’è stato il momento in cui è stato uno degli eroi di New York”.
–The Brotherhood of Fire
Nella celebrazione fu mostrata una delle rarissime foto che lo ritraggono in quei giorni in cui tolse lo smoking di Hollywood per lottare contro il fuoco, il fumo e la morte. Nessun fotografo, nessuna intervista fu concessa. Un eroe vero non si deve disturbare. È invisibile per tutti, tranne quelli che deve provare a salvare.
Antonio Pintér – Copyright boomerissimo.it®


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