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Batman. Khomeini e Joker

Batman in Iran: morte violenta per 72 voti

Esiste una storia di Batman in cui Robin muore per 72 voti telefonici. Il telefono, la tua morte 

I fumetti hanno accompagnato tutta la mia vita. Da bambina i “cartoni animati” non avevano una piattaforma dedicata. C’era qualche Braccobaldo, Napo Orso Capo e poco altro, più tardi sarebbe arrivato Goldrake. Ma per continuare a vivere avventure di fantasia c’erano i fumetti. Penso di averne letti a centinaia, forse ho imparato a leggere con loro.

Batman. Khomeini e Joker
Batman. Khomeini e Joker nella stessa storia – Boomerissimo.it ®

Era tanta la voglia di capire le storie, di non aspettare che mio padre avesse il tempo di leggermeli (cosa che adoravo perché mi faceva le voci) che, quando fu il mio primo giorno di scuola sapevo già leggere e scrivere fluentemente e nei tre caratteri. Infatti, i primi mesi nella sana istituzione furono una barba mortale: paginette e paginette di segni grafici che conoscevo perfettamente.  Con i miei cugini ci scambiavamo i fumetti. Loro depositavano a casa nostra carichi e carichi di supereroi vari e Tex e noi elargivamo Topolino. Una volta letti, i preziosi beni tornavano ai legittimi proprietari. E’ lì che mi sono fatta una cultura. Fra i superdotati, non ho mai fatto mistero, neanche qui su Boomerissimo, che uno dei miei preferiti sia l’uomo pipistrello. Non potevo certo immaginare che potesse diventare anche uno strumento della Guerra Fredda.

Jason Todd, Robin n.2

Nel 1988 il mondo dei comics americani stava cambiando pelle. Frank Miller aveva già consegnato The Dark Knight Returns e il Batman che tutti conoscevano aveva cambiato pelle. Al  posto del coloratissimo e casalingo Batman interpretato da Adam West nella serie tv anni Sessanta, comparve un cinquantenne violento, politicamente scomodo, che picchiava duramente gang e sodali superquasiamici. L’aria era cambiata. Le storie di supereroi si erano fatte adulte, cupe, scomode.

Adam West nella serie di Batman degli anni Sessanta – Boomerissimo.it ®

In questo clima nacque Batman: A Death in the Family, numeri 426-429 della serie regolare. Scritto da Jim Starlin, disegnato da Jim Aparo, inchiostri di Mike DeCarlo, copertine di Mike Mignola. In quattro numeri cambiò la mitologia del Cavaliere Oscuro per sempre.

Dick Grayson era Robin. L’originale, il preferito, quello che i lettori amavano. Jason Todd era il sostituto, introdotto dopo che Grayson era diventato Nightwing. Jason non piaceva a quasi nessuno. Era impulsivo, duro, poco empatico. Jim Starlin lo vedeva come un personaggio inadatto all’era post-Miller. La soluzione c’era ed era semplicissima: eliminarlo.

Jason Todd e Batman – Boomerissimo.it ®

L’editor Dennis O’Neil trasformò questa intenzione in un esperimento editoriale senza precedenti. Prese spunto da uno sketch di Saturday Night Live  e attivò due numeri telefonici a pagamento, una call-to-action in piena regola. Uno per votare la vita di Jason, l’altro per decretarne la fine. Trentasei ore di chiamate. Il risultato fu 5.343 voti per la morte contro 5.271 per la sopravvivenza. Settantadue voti di differenza. Jason Todd morì per settantadue voti. Era la prima volta che i lettori decidevano il corso di una storia mainstream. La DC fu accusata di cinismo commerciale. USA Today ne parlò. Le agenzie internazionali ne parlarono. Un grande successo (se una condanna a morte può definirsi tale) considerando che ogni chiamata costava 50 cent.

Etiopia, Joker e un piede di porco

La trama si muove su due binari. Il primo è il dramma personale: Jason, bambino di strada, reso ancora più spigoloso dagli eventi di Crisis on Infinite Earths, parte per l’Etiopia a cercare la sua vera madre, Sheila Haywood. Questa storia si innesta in una più ampia in cui Joker evade da Arkham. L’uomo col ghigno perenne si dirige in Medio Oriente con l’idea di vendere un missile nucleare a gruppi terroristici.

Il fumetto originale
A death in the family, n.426 (ebay.it) – Boomerissimo.it ®

I due rami della storia si incrociano quando Joker trova Jason. Sheila è una operatrice umanitaria. Joker la ricatta, sa del suo passato (aveva falsificato documenti medici) e si offre di non rivelarlo in cambio della sua collaborazione per far entrare l’arma nel paese. Jason la trova, ma Sheila, terrorizzata, lo tradisce. Il Principe del Crimine cattura sia Jason che la madre e li lega in un magazzino abbandonato.  A quel punto inizia la sequenza più famosa e brutale: Joker lo colpisce con il calcio della pistola. Non pago, prende un piede di porco e lo picchia selvaggiamente.  La scena è resa da Aparo con una violenza grafica fatta di tratti netti e decisi. Mentre lo massacra ride e dice frasi come: «This is going to hurt you a lot more than it does me» ,«You’ve been a bad boy», «But let me tell you right from the start… this is going to hurt you a lot more than it does me.»

Joker si appresta ad uccidere Jason Todd – Boomerissimo.it ®

Il pestaggio serve a umiliarlo, a spezzarlo fisicamente e psicologicamente, ma soprattutto a mandare un messaggio a Batman. Joker sa che colpendo Robin ferisce il Cavaliere Oscuro nel modo più doloroso. È la sua vendetta personale. Dopo averlo ridotto in fin di vita, con il volto tumefatto e sangue ovunque,  lega madre e figlio, piazza una bomba a tempo e se ne va ridendo. Jason muore nell’esplosione mentre tenta di proteggere la madre. Batman arriva troppo tardi. La tavola in cui tiene tra le braccia il corpo del ragazzo, è diventata leggendaria. Non è solo la fine di un personaggio. È la fine di un’epoca. Da quel momento Batman diventa più solo, più ossessivo, più vicino all’immagine dark che il pubblico conosce oggi. Jim Starlin e Jim Aparo volevano che il lettore sentisse tutto il peso di quella violenza, e ci sono riusciti. Il piede di porco è diventato il simbolo della morte di Jason Todd. Anni dopo, da Red Hood, Jason userà lo stesso oggetto per vendicarsi di Joker.

Da Gotham a Teheran

A questo punto la storia prende una piega che oggi non sarebbe possibile neanche pensare, ma nel 1988 era pura cronaca trasfigurata in fumetto. Dopo la morte di Robin, Joker non torna a Gotham, ma va in Iran. Qui incontra l’Ayatollah Khomeini che lo nomina ambasciatore alle Nazioni Unite. Joker ottiene l’immunità diplomatica, indossa la kefiah e parla davanti all’assemblea generale. Il suo intento di avvelenare tutti con il gas. La scena è surreale nella forma, ma perfettamente leggibile nel contesto: la rivoluzione iraniana del 1979, la crisi degli ostaggi, la guerra Iran-Iraq, il governo Reagan che usava Teheran come simbolo di ogni male.

Khomeini e Joker con la kefiah – Boomerissimo.it ®

Starlin voleva che la storia parlasse del mondo reale e il mondo reale era guerra fredda e terrore del Medio Oriente. Il risultato è una sequenza di stereotipi: il Medio Oriente come blocco indistinto di fanatici, Batman che parla in farsi a Beirut dove si parla arabo, complici iraniani con barbe e accenti da caricatura. Datato? Sì. Ma anche documento storico dell’America reaganiana. Intanto Batman si getta all’inseguimento dell’assassino. Il duello finale non avviene in un vicolo di Gotham, ma su un elicottero mandato dai compari dello storico nemico. I due si affrontano corpo a corpo. Joker ride e provoca. Un tirapiedi del Principe del Crimine apre il fuoco con una mitragliatrice, colpisce il pilota e fa precipitare l’elicottero in mare. Joker sopravvive, naturalmente, mentre Batman resta intrappolato tra le onde. In questa storia già complessa e variegata di suo, ad un certo punto compare anche l’uomo d’acciaio. Superman, travestito da guardia di sicurezza,  neutralizza il gas all’ONU e poi salva Batman. Il suo ruolo questa volta non è eroico, è burocratico. Il Dipartimento di Stato americano lo ha mandato per impedire a Batman di uccidere un ambasciatore protetto dalle regole internazionali. Batman non si è potuto vendicare. La storia si chiude con un senso di incompiuto. Nelle ristampe successive la DC ha sostituito “Iran” con nomi di paesi fittizi. Ma la versione originale è quella che conta.

L’arrivo in Italia

Le prime versioni tradotte in italiano circolarono negli anni Novanta su riviste specializzate. La versione completa arrivò solo nel settembre 2008, sul numero 5 della collana Batman: La leggenda edita da Planeta DeAgostini, con il titolo Una morte in famiglia. Nel settembre 2015 tornò sul primo numero di DC Best. L’edizione più curata è la Panini Comics del febbraio 2022 nella collana DC Deluxe. Jason Todd tornò come Red Hood, uno dei personaggi più complessi e amati dell’universo DC. La storia ha ispirato il film animato Under the Red Hood e il lungometraggio omonimo del 2020. A Death in the Family non è un fumetto perfetto. La parte geopolitica è invecchiata male, il meccanismo del sondaggio telefonico ha qualcosa di cinico, e Starlin stesso non ha mai nascosto di non essere mai stati affezionato al personaggio che stava mandando al creatore.

Pena di morte per Robin – Boomerissimo.it®

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Ma c’è una cosa che il fumetto ha centrato con precisione involontaria: nel 1988 un ragazzo poteva morire per settantadue telefonate a pagamento, Joker poteva ottenere l’immunità diplomatica dall’Iran e passeggiare indisturbato all’ONU, e Superman doveva obbedire al Dipartimento di Stato invece di fare giustizia. Trent’anni dopo, a guardare come funziona davvero il mondo, non è chiaro quale delle tre cose sembri più fantasiosa.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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