Barry White era grande in tutto: nel fisico, nell’amore per l’amore e anche in quello per le automobili: scopriamo la più amata delle sue amatissime “big cars“
Se è esistito un artista che si può definire “larger than life”, è Barry White. Tutto in lui era fuori misura: un romanticismo che per chiunque altro sarebbe sembrato insostenibile, era la misura giusta per lui. La sua voce era oltre il profondo: una specie di brontolio nelle frequenze più basse raggiungibili dall’organismo umano.

Un marchio di fabbrica, un simbolo di una personalità e di un’epoca. E poi, non ultimo, il suo fisico XXXL, che incarnava l’enormità di tutto il suo modo di essere.
Ma se la grandezza era la cifra stilistica di Barry White, nel caso delle sue automobili era anche una necessità. Nulla gli sarebbe stato meglio delle big cars che amava. E difficilmente sarebbe riuscito ad entrare in qualcosa di diverso.
Barry White: una leggenda dell’amore e delle auto
Barry White, non era tipo da passare inosservato. Nato nel 1944 in quella che oggi si definirebbe una “famiglia complicata”,White si svegliò un giorno a 14 anni con una voce completamente trasformata.

da quella acuta di un bambino a quella di, beh, Barry White.
“Una mattina a 14 anni mi svegliai. Rivolsi la parola a mia madre e ci spaventammo tutti e due””
–Barry White
Non sarebbe passata nemmeno la sua musica, che White creò a immagine della sua voce leggendaria. Le sue canzoni si sono inserite nel decennio della disco music, creandosi uno specifico genere. Barry White era gli Abba, non era i BeeGees. Non era musica ritmata con cui scatenarsi in pista.
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Il momento Barry White era quello in cui in mezzo alla follia e al delirio di una serata alla “Studio 54” irrompeva il romanticismo e l’amore. Era il momento del “lento”, quello in cui promesse e occhiate lanciate nel vertice della danza si potevano provare a concretizzare a breve distanza. E se in sottofondo c’era il vocione cavernoso di Barry il successo era, se non assicurato, quantomeno probabile.
“La Disco avrebbe meritato un nome migliore. Un nome bello e aggraziato, perché era una forma d’arte bella e sofisticata. Era fatta per rendere bello chi la consumava. Il consumatore era la star”
–Barry White
Quanti momenti “romantici” post discoteca avranno propiziato canzoni come: “You’re the First, the last, my everything” o “Can’t Get Enough of your love, baby”? Uomo dal successo e dalla corporatura fuori misura, Barry White nutriva un amore altrettanto immenso per le auto che gli assomigliavano: smisurate, eccessive, americane. Difficile effettivamente immaginarlo dentro una Alfa Romeo duetto…
La sua preferita: la Lincoln Continental Mark IV
Si è molto parlato, grazie a un documentario Discovery della sua Stutz, recentemente ritrovata e restaurata. Un’auto decisamente fuori dagli schemi e incredibilmente costosa, di cui parleremo in un prossimo articolo.

Ma la macchina che White ha probabilmente amato più di ogni altra è stata un gigantesco coupé, che sfida ogni definizione automobilistica. Un’auto che nel suo essere “tanta” da ogni punto di vista: lusso, motorizzazioni, dimensioni, era la vettura fatta su misura per il grande texano (esisterà un texano piccolo?).
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Stiamo parlando della Lincoln Continental Mark IV. Come dice il nome, la quarta incarnazione di una dinastia di auto nate per essere il massimo che la “Big Car” made in USA potesse eprimere. Una titanica due porte “sportiva” che aveva come unica concorrente e punto di riferimento la altrettanto mitica Cadillac Eldorado.

Delle due, la Lincoln Mark IV era la meno ovvia, forse la più sofisticata. Con un motore V8 da 7,5 litri e un design elegante (perlomeno secondo categorie americane) e sicuramente imponente, la Lincoln Continental Mark IV era “larger than life” quasi quanto il suo proprietario. Barry White ne possedeva una bianca, di cui vi mostriamo la foto, con la quale amava farsi vedere in giro per le strade di Los Angeles. Del resto nascondersi sarebbe stato difficile.
Lincoln Continental Mark IV: la macchina simbolo degli anni ’70 americani
La Lincoln Continental Mark IV è stata una delle auto più iconiche degli anni ’70 americani.

Film e telefilm ne sono pieni, e proprio sulle pagine di Boomerissimo vi abbiamo parlato di una famosa “cugina” della Lincoln di Barry White: quella guidata per anni di fortunatissime serie da Frank Cannon, il corpulento investigatore, tanto spiccio nei modi quando sofisticato nello stile di vita.

Con il suo look sovrabbondante e la sua motorizzazione non meno eccessiva, la Lincoln Continental del 1974 che vi mostriamo sopra era un bestione di quasi sei metri, pesante 2400 Kg ma capace di sfiorare i 200 Km/h.
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I consumi non sono mai stati indagati. Sarebbero stati eccessivi per molti. Ma non per l’uomo che cantando l’amore ha venduto oltre 100 milioni di dischi. E scusate se è poco.
Antonio Pintér


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