Nella sua breve vita, Jimi Hendrix ha guadagnato fama imperitura, ma oltre alla sua chitarra c’è di più.
La diatriba è sempre viva su chi sia il più grande chitarrista di tutti i tempi.

Ognuno ha il suo favorito e molto dipende dal genere di musica che si ama. Nella rosa rientrano, di solito, (li cito random e non in ordine di bravura) Jeff Beck, Eddie Van Halen, Chuck Berry, Jimmy Page, Brian May, Eric Clapton, B.B. King, Carlos Santana e naturalmente, Jimi Hendrix.
Ora dopo avermi trafitto con le frecce di San Sebastiano per non averli citati tutti (o proprio quello che avevate in mente) , possiamo ragionevolmente incoronare come chitarrista “laureato” Jimi Hendrix, citando la classifica stilata da una rivista autorevole in materia, Rolling Stone.
Chiedi chi era Jimi Hendrix
Parafrasiamo gli Stadio e proviamo a dire chi era, chi è stato Jimi Hendrix.
Tralasciando le notizie wikipedia-style, Hendrix era un ragazzino che, mancino, ha imparato a suonare una chitarra per destrimani, rovesciandola. Passò molti anni in giro per gli Stati Uniti suonando un po’ per tutti, imparando e affinando la tecnica. Era uno che era ammirato da Clapton e Beck e che gli Who vollero nella loro casa discografica.
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E’ stato il primo ad usare feedback e distorsioni in modo tale da influenzare tutti i musicisti successivi. Di lui, Joe Perry ha dichiarato alla rivista Rolling Stone:
Jimi Hendrix, (…), ha preso uno strumento in bianco e nero e l’ha riempito di colori
Chi ha lavorato con lui ha lamentato l’eccessivo perfezionismo ed il carattere, che per dirla dal versante buono, era esuberante, dal versante oscuro, selvaggio. Per chi volesse un assaggio di quello che è stato potrebbe cominciare qui.
Quello che avrebbe potuto dare ancora, quello che sarebbe diventato non lo sapremo mai: magari un “highlander” come Keith Richards o un imbolsito Elton John. Morì soffocato dal suo stesso vomito per un cocktail di tranquillanti ed alcol il 18 settembre del 1970.
Un monumento al mito
Non siamo qui però a parlare di Jimi Hendrix musicista, ma di un particolare manufatto che lo ritrae, una parte di lui consegnata ai posteri grazie ad una forma d’arte che pochi hanno avuto il coraggio di accettare. Lui ne è stato non solo parte, ma quella più importante.
Successe che, verso la fine degli anni Sessanta, una groupie e artista intuì le potenzialità artistiche di una particolare forma di scultura. Cynthia Albritton, poi chiamata Plaster Caster, ebbe l’idea di fare calchi di gesso degli organi genitali delle rockstar. Avuta l’idea, bisognava trovare volontari. Volontari che dovevano avere caratteristiche particolari, 1) essere rockstar, 2) non essere pudichi, 3) non avere paura che il proprio migliore amico rimanesse in effigie per i posteri.
La fanciulla audace ne parlò con Frank Zappa, il quale fu entusiasta dell’idea, ma non si prestò in prima persona alla pratica. Suggerì però di tentare con Jimi Hendrix e gli altri componenti della Jimi Hendrix Experience, tra cui Noel Redding. Tecnicamente il calco veniva impresso usando lo stesso materiale che si usa per prendere le impronte dentali, quel materiale freddino e in più bisognava mantenere la posizione per qualche minuto.
Ma sin da subito si presentarono difficoltà. Non c’era la fila di rockstar fuori dalla porta di Cynthia per perpetuare forma e turgore del proprio organo sessuale.
I motivi? Difficile a dirsi. Possiamo pensare che ci fosse della ritrosia in quanto se non si era “sicuri” di sé stessi e delle proprie dimensioni, l’idea di lasciare traccia di tali piccolezze o di eventuali défaillance poteva minare la fama di rocker così duramente guadagnata.
Ed è per questo che oltre a Jimi Hendrix non ci sono altri grandi nomi nella collezione di questa artista. Jimi, invece, trovò la cosa divertente e non mancò il colpo. Un grande artista è grande in tutto.
Antonietta Terraglia (® boomerissimo.it)


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