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Bruce Lee e Steve McQueen

Bruce Lee e Steve McQueen: sfida ad alta velocità

Bruce Lee è stato un maestro, nelle arti marziali e per la sua filosofia di vita. Anche lui però ha dovuto inchinarsi al suo allievo.

Il mito di Bruce Lee è imperituro, l’uomo, l’artista, continua ad affascinare anche a decenni dalla sua scomparsa.

Bruce Lee e Steve McQueen
Bruce, Steve e la Porsche – Boomerissimo.it

Ma non siamo qui a fare il suo santino. Lee era un uomo del suo tempo, voleva diventare una star del cinema, voleva sfondare a Hollywood. Così non è stato, per trovare la sua via, ha dovuto abbandonare gli Stati Uniti che non erano pronti a regalare ad un artista di origine asiatica i ruoli che gli avrebbero consentito di emergere.

L’artista contro Hollywood

In realtà per gli standard hollywoodiani degli anni Sessanta aveva già fatto moltissimo. Era riuscito a conquistare una parte in The Green Hornet, ma era comunque un subalterno del protagonista. Meglio gli era andata nella versione di coach per le star nei film. Molte celebrities erano suoi allievi, James Coburn, e Steve McQueen, solo per fare alcuni nomi.

the green hornet
Bruce Lee versione Kato – Boomerissimo.it

Lee non era affatto lo stereotipo dell’uomo cinese così come era percepito dalla società americana di sessant’anni fa. Amava essere cool, vestirsi alla moda e adorava le auto sportive.

Già le auto sportive. iI suo sogno era possedere una Porsche. Bisognava però arrivare a guadagnare abbastanza per potersela comprare. Con i guadagni di The Green Hornet si comprò una Chevrolet Nova. Detta anche Chevy II, l’auto era una berlina media, destinata a famiglie non particolarmente abbienti. Il dragone non amava affatto quell’auto e continuava a coltivare il sogno di diventare un giorno l’orgoglioso possessore di una Porsche.

Il sogno diventato incubo

Il maestro era molto amico di Jay Sebring, il parrucchiere delle star, che sarebbe poi stato ucciso, con Sharon Tate, nella strage di cui si rese colpevole la famiglia di Charles Manson. L’uomo che tagliava i capelli a Sinatra e a Jim Morrison, colui che aveva sdoganato l’uso della lacca per gli uomini, aveva propugnato la causa di Lee nell’ambiente del cinema. E fu grazie a lui se ottenne il ruolo di Kato nella serie tv. Sebring sapeva della passione di Lee per le auto sportive e gli lasciava guidare la sua Shelby Cobra. Seppure questa vettura fosse decisamente un upgrade rispetto alla sua Chevy, non riusciva a fargli dimenticare il suo sogno…la Porsche 911S Targa.

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Nel 1968, finalmente, Bruce si decise a visitare un concessionario a Hollywood per prenotare un test drive. Appena a casa chiamò Steve McQueen, che ne aveva una, per dirgli che da lì a poco sarebbe diventato un suo “collega”.

Steve e Bruce – Boomerissimo.it

L’artista marziale non aveva fama di grande pilota, tutt’altro, diversamente da McQueen. Secondo l’autobiografia di Matthew Polly, Bruce Lee: A Life, the King of Cool si offrì di fargli fare un giro sulla sua, per avere un’idea di come si guidasse una sportiva:

“Look, Bruce, Let me take you for a ride in mine…”, “It’s a hot car, but if you don’t know what you are doing, you can get into trouble with this thing”.

L’intento dell’interprete di Le Mans era quello di dissuadere il maestro dall’acquisto. Bruce Lee salì fiducioso sulla Porsche dell’amico/allievo non sapendo ciò a cui andava incontro. McQueen si lanciò nelle strade tortuose che conducono a Santa Monica a grande velocità, affrontando le curve con repentini cambi di marcia. Lee era inaspettatamente silenzioso. Ad un certo punto Steve si accorse di non averlo più seduto al suo fianco. L’artista marziale era scivolato dal sedile e teneva la testa tra le mani. Si può affermare con una certa sicurezza, che non avesse apprezzato la gita e soprattutto lo stile di guida di the King of Cool.

La Porsche, da sogno proibito si era trasformata in un vero incubo, ma Lee e McQueen rimasero amici.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it ®

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Comments (

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