L’artista marziale è stato un catalizzatore di celebrità. Di molti è diventato maestro, grazie anche a sua moglie
La vita di Bruce Lee è stata breve, ma decisamente ricca.

Ricca di incontri con personaggi che si sono arricchiti della sua filosofia di vita e in cui lui ha posto il seme della continuità.
Maestro
In molti lo hanno chiamato maestro, ma seppur inflessibile (anche con sé stesso) nessuno dei suoi allievi ha di lui un ricordo poco che meno che entusiastico.
Eppure ha insegnato a star di Hollywood, personaggi di prima grandezza abituati a comandare, ad ottenere condiscendenza da chiunque. C’era qualcosa in Lee che colpiva le persone al cuore. Si rendevano conto di avere di fronte una persona speciale, al di là delle sue indubbie doti di artista marziale.
Facciamo anche i nomi e i cognomi. Steve McQueen era considerato dallo stesso Lee uno dei suoi migliori studenti. In particolare sottolineava come McQueen non sapesse cosa significhi mollare. Il loro rapporto fu alla pari: McQueen ha imparato il Jeet Kune Do da Lee, mentre Lee ha ricevuto consigli di recitazione da McQueen.
James Coburn fu il suo allievo migliore, in quanto, oltre alla capacità di combattere, l’attore aveva appreso e compreso l’aspetto filosofico della sua arte. Anche Sharon Tate si allenò con Lee per il ruolo in The Wrecking Crew. Di lei l’artista marziale parlò come di una brava allieva. Dalla moglie al marito il passo fu breve, Roman Polanski rimase così colpito dall’insegnante della moglie che lo assunse come suo insegnante e lo portò persino in Svizzera per allenarlo.
James Garner lo incontrò sul set di Marlowe e in seguito prese lezioni private di Jeet Kune Do da lui.
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Nell’elenco dei suoi discepoli manca uno dei più grandi, un grandissimo atleta a sua volta, Kareem Abdul Jabbar.
La nascita di un’amicizia
Prima di diventare una leggenda del basket, Kareem Abdul-Jabbar aveva studiato aikido a New York sotto la guida di Yoshimitsu Yamada. “Avevo studiato un po’ di arti marziali a New York e volevo continuare a studiarle quando ho iniziato i corsi alla UCLA”.
Fu durante il terzo anno alla UCLA che iniziò a cercare attivamente un istruttore di arti marziali. Ma fu grazie a Mitoshi Uyehara che incontrò il Maestro. Uyehara era il fondatore e proprietario della rivista a tema Black Belt Magazine. Nel 1967 Abdul-Jabbar (allora noto come Lew Alcindor) visitò il suo ufficio in cerca di libri sul tai chi, ma l’editore gli suggerì di incontrare Bruce Lee. L’incontro si svolse dopo una settimana. L’inizio di un’amicizia durata anni.
Quando si incontrarono Lee rimase impressionato dall’altezza di Abdul-Jabbar. continuava a ripetere: “Non mi ero mai reso conto che qualcuno potesse essere così alto”.
Ricordando il maestro, il cestista, nel suo libro Becoming Kareem racconta:
Bruce era il tipo di persona che poteva conquistarti entro venti secondi da quando lo avevi conosciuto. La maggior parte degli istruttori di arti marziali che avevo incontrato prima erano molto rigidi e formali, e richiedevano costantemente dimostrazioni palesi di rispetto. Non Bruce. Mi accolse con un ampio sorriso e un atteggiamento amichevole, e subito capii che non si trattava dell’insegnante corrucciato dei film giapponesi che esigeva l’obbedienza dell’inchino”.
Bruce Lee non si limitava ad insegnargli come combattere, ma lo avvicinò ai fondamenti filosofici delle arti marziali, tra cui l’adattabilità (Be water…) e la scoperta di sé, principi che lo avrebbero aiutato sia nel basket che nella vita.
Lo “scontro” con la moglie Linda
Per il loro primo incontro Bruce organizzò una dimostrazione usando come complice sua moglie Linda. Secondo Abdul-Jabbar il maestro gli fece prima tirare pugni e calci a un sacco. Bruce, dietro al sacco, valutava le capacità di Kareem.
Ma il momento migliore doveva ancora arrivare. Bruce chiamò sua moglie e chiese a Kareem di stare lui dietro al sacco da boxe mentre Linda lo colpiva. Nonostante la donna fosse minuta e pesasse solo cinquantasette chili scarsi rispetto ai due metri e passa e gli oltre cento chili di peso di Kareem, il suo calcio generò una tale forza da far volare l’atleta all’indietro.
Kareem ha ricordato: “L’impatto mi fece andare all’indietro di qualche metro, riaggiustò la mia colonna vertebrale e forse riorganizzò l’ordine dei miei denti. Loro stavano lì a sorridere dell’espressione scioccata sul mio volto”.
Una dimostrazione che conquistò immediatamente Kareem e gli fece decidere di allenarsi con Bruce Lee.
Bruce Lee gli aveva dato la prima e più importante lezione: nelle arti marziali, come nella vita, non è la statura che conta, ma la tecnica e la forza interiore.
Avviso: chi vi scrive è alta 1,59 cm…
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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