Bruce Lee è stato il più grande artista marziale dell’era moderna, ma non è abbastanza. E’ stato un filosofo, un attore, e il maestro di star hollywoodiane come Steve McQueen, Lee Marvin, Roman Polanski. Persino Kareem Abdul Jabbar Ma tra tutte, una sola era abbastanza dura per lui.
A cinquant’anni dalla sua morte, a soli trentatré anni, Bruce Lee è un genio che non conosce oblio. Un uomo dotato di un talento fuori dal comune, a cui ha saputo aggiungere studio e tenacia, fino a costruire il mito.

Ha avuto l’intelligenza di rendere la sua arte universale, tirandola fuori dal provincialismo, seppure immenso della Cina.
Born in the USA
Lui, cinese nato a San Francisco, ha avuto il coraggio e la sapienza di costruire un ponte tra due civiltà. Non era un bambino semplice, sempre coinvolto in risse e incapace di star fermo, ma ha saputo trovare la sua strada prima nel Wing Chun, uno stile di Kung Fu e successivamente nel Jeet Kune Do (la via del pugno che intercetta), da lui teorizzata e codificata. Negli Stati Uniti tornò per studiare, si iscrisse a d un corso di Filosofia alla Washington University. Lee era anche un appassionato lettore, la moglie ha spesso ricordato come, grazie alla sua straordinaria capacità di concentrazione, fosse in grado di leggere ovunque, isolandosi completamente dal mondo esterno.
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Negli anni Sessanta, insegnare il Kung Fu ai non cinesi era considerato qualcosa di sacrilego, questo portò parecchi problemi a Lee da parte della comunità cinese in America, come se già non bastassero gli attacchi razzisti da parte dei bianchi.
Entrò a far parte del mondo dello spettacolo americano grazie alla serie The Green Hornet (il calabrone verde) in cui aveva il ruolo di autista/servitore. Ben presto, però, si rese conto che Hollywood non gli avrebbe mai aperto le porte affidandogli ruoli da protagonista.
Tanti allievi per un maestro
Seppure deluso da Hollywood, in California conobbe molte star del momento e non furono pochi quelli che gli chiesero di diventare il loro maestro. Lee aveva avuto anche delle palestre, ma le aveva chiuse, perché credeva che solo nel rapporto uno a uno avrebbe potuto trasmettere la sua visione.
Tra i suoi allievi ci sono stati dei grandi dello spettacolo e dello sport: Steve McQueen, Roman Polanski, James Garner, Lee Marvin, Sharon Tate e anche il campione dell’NBA Kareem Abdul-Jabbar
A tutti Bruce ha insegnato con la stessa passione il suo inimitabile stile. Ma anche i grandi sono umani e anche l’artista marziale non faceva eccezione. Fuori dal set, uno solo era il suo allievo preferito, quello che lo seguiva e dimostrava di comprendere ed apprendere al meglio i suoi insegnamenti, quello che aveva tutte le qualità per farsi amare dal maestro. Era una lotta a due tra Steve McQueen e James Coburn.
And the winner is…
…James Coburn! Nato nel Nebraska, Coburn è stato uno dei più apprezzati interpreti di film d’azione, in cui ha portato la sua maschera da duro. Tra i suoi film da citare I magnifici sette, La grande fuga e Giù la testa.
Sapendo che allenava questo parterre da Oscar, venne chiesto a Lee di esprimersi su chi fosse il suo il suo allievo migliore. Non fu facile per lui scegliere, ma alla fine decise per Coburn.
Quello che fece pendere il piatto della bilancia dalla sua parte fu la dedizione e la capacità dell’attore di aderire ai principi filosofici che erano alla base del Jeet kun do. McQueen non era costante negli allenamenti, era un po’ “lavativo”, seppur potenzialmente più forte. James Coburn fedele agli insegnamenti del suo maestro, conquistò non solo la forza, ma la consapevolezza interiore.
Antonietta Terraglia
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