Battere il Dragone non era una possibilità, neanche per chi, tempo dopo, avrebbe percorso la sua stessa strada: Jackie Chan.
Nato per essere l’erede di Bruce Lee, almeno cinematograficamente, Jackie Chan in questo ha fallito.

Il grande successo è arrivato quando si è affrancato dall’ombra del più grande.
Jack e Bruce
E se Bruce, nato a San Francisco, aveva avuto, per così dire, un’infanzia ed una adolescenza borghese, scuola cattolica, università negli Stati Uniti, completamente diversi sono stati gli anni di formazione per Jackie Chan.
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Il vero nome dell’attore e artista marziale è Chan Kong-Sang. Nato a Hong Kong, la sua famiglia è di umili origini. Sua madre è una donna delle pulizie, mentre suo padre è un cuoco. L’inizio del suo riscatto comincia all’età di sette anni quando entra a far parte dell’opera di Pechino a Hong Kong. Nata alla fine del XVIII secolo, l’opera è stata moto popolare alla corte della dinastia Qing. Il suo repertorio è vastissimo, circa 1400 opere. Gli artisti che entrano nell’accademia dell’opera imparano canto, recitazione, danza, combattimento e anche attività acrobatiche. Le loro rappresentazioni sono sono ad alto impatto e vengono esaltate dalla ricchezza dei costumi di scena.
Raccontata in questo modo sembra una vita ricca ed eccitante, ma per un bambino è un susseguirsi di sacrifici e di duro studio e lavoro. Rimane per dieci lunghissimi anni, anni in cui viene vessato e picchiato costantemente dal suo maestro, Yu Jim-Yuen. Per avere un’idea delle condizioni di vita del piccolo Chan, basti pensare che all’epoca esisteva un contratto che prevedeva l’impunità dei maestri in caso di morte degli allievi. Evviva il metodo Montessori….Le sue condizioni in quegli anni sono di estrema povertà. Spesso Chan è costretto a vestirsi con i sacchi della Croce Rossa.
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Uscito dall’accademia, il giovane artista riceve qualche ingaggio come stuntman, mentre i suoi primi tentativi si sfondare nel cinema sono decisamente fallimentari.
L’incontro col Dragone
Ed è proprio in veste di stuntman, quando ha appena compiuto diciannove anni, che Chan incontra Bruce Lee.
Fa parte di un gruppo di comparse/stuntman che prendono parte a quello che sarebbe stato l’ultimo film di Lee, Enter the dragon. I film di Lee prevedono molti combattimenti per così dire “plurimi”, in cui il protagonista affronta una moltitudine di nemici che lui, via via, abbatte come birilli.
Il futuro astro del cinema orientale è più che emozionato nel dover affrontare Lee, anche se l’esito del combattimento è scontato. La scena prevede che Lee usi il bastone mentre gli avversari gli vanno contro per ridurlo a più miti consigli. Purtroppo uno dei colpi di bastone va a segno e mette Chan k.o.
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Bruce termina la scena e solo allora si precipita dal giovane malcapitato per rendersi conto della sue condizioni. Lee si scusa per l’accaduto mentre Chan, come avrebbe fatto un qualsiasi fan, esagera con le manifestazioni di sofferenza per prolungare quel momento magico, in cui aveva tutte le attenzioni del maestro.
Da quel momento e fino alla fine del film, Chan avrà il privilegio di essere salutato e chiamato per nome dal suo idolo.
Antonietta Terraglia


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